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Noah Gundersen: “Neil Young è il mio maestro”

Originario di Seattle, Noah Gundersen appartiene alla nuova generazione di folk singer americani e, in questo senso, la sua carriera artistica appare molto più vicina alla tradizione dei cantautori di fine degli anni sessanta, piuttosto che a quella dei paladini del grunge della sua città di provenienza. Finalmente, anche il pubblico italiano avrà l’occasione di vederlo dal vivo per un’unica data, al Serraglio di Milano il prossimo 10 marzo 2018. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui qualche giorno prima del debutto nel nostro Paese.

Guardare la tua carta di identità potrebbe ingannare. Nonostante tu non abbia ancora trent’anni, scrivi con la consapevolezza di un veterano e la maturità di un artista in giro da una vita. Sei sempre stato più grande della tua età?
“Diciamo che sono sempre stato meglio con quelli più grandi di me, quindi forse è una cosa che mi appartiene fin dall’infanzia. Ciò non toglie che abbia anche fatto tutto quello che compete alla giovinezza, quindi non ho nessun tipo di rimpianto in questo senso. Mi piace vivere, anche se il mio lato introspettivo non mi abbandona mai nel corso di una giornata (ride, ndr).”

Quindi deduco che anche i tuoi ascolti e le tue fonti d’ispirazione siano sempre stati molto “antichi”…
“Assolutamente sì, non ho mai nascosto quali siano stati i miei maggiori numi tutelari in ambito musicale, anche se la mia curiosità mi ha portato ad ascoltare davvero di tutto, senza alcun tipo di pregiudizio o preconcetto di sorta. Credo che queste non siano cose che si scelgono consciamente, ma che in qualche modo siano loro a sceglierti. Se ti piace Neil Young è perché il tuo animo è predisposto a qualcosa di quel tipo, così come se ascolti musica techno o qualsiasi altro genere. Poi puoi davvero ascoltare di tutto, ma ti renderai sempre conto di ciò che ti appartiene in modo naturale e di cosa no.”

Citi Neil Young non a caso, visto che il nome del songwriter canadese è stato spesso associato al tuo.
“Cito Neil Young perché, senza dubbio, è stato il mio più grande maestro per quanto riguarda la forma canzone. Credo che non ci sia mai stato un autore di canzoni pari a lui, tanto per sensibilità che per prolificità. Non mi sognerei mai di mettere il mio nome al fianco del suo, ma devo ammettere di rivedermi in molte cose che lo riguardano. Ho una creatività che non mi lascia tregua e a cui cerco di stare dietro nel miglior modo possibile. Questo non significa che tutto quello che scrivo sia buono, anzi, alcune cose sono davvero terribili (ride, ndr).”

Mi stai dicendo che prima o poi vedremo pubblicati degli archivi pieni di tutto ciò che non hai pubblicato?
“Assolutamente no! Ciò che non mi convince subito non viene più considerato e passo immediatamente ad altro. Da questo punto di vista, come per molti altri, preferisco pubblicare meno brani ma non dare l’idea di voler per forza riempire un album con pezzi che non hanno la forza degli altri. Nonostante il mio ultimo album sia uscito solo qualche mese fa, ho già pronti molti brani che andranno a comporre il suo successore, anche se in questo momento preferisco concentrarmi sul tour, che mi sta portando in molti paesi che ancora non avevo visitato.”

Come l’Italia, per esempio…
“Esatto. L’Europa è un continente incredibile, completamente differente dall’America e che mi ha fatto crescere tantissimo dal punto di vista umano, prima ancora che artistico. Solo uscendo dalle mie terre mi sono reso conto davvero da quanto sia importante suonare di fronte a persone che hanno una cultura completamente differente dalla tua. Il pubblico europeo è molto più attento e selettivo rispetto a quello americano e credo che la mia proposta musicale si sposi perfettamente con le aspettative della gente. So che da questo punto di vista il vostro paese rappresenta qualcosa di ancora diverso, una sorta di unicum di cui mi hanno parlato in molti. Non vedo l’ora di appurarlo.”

Luca Garrò

Foto di Pagina Facebook dell'artista

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