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Nothing More: “Siamo riusciti a farcela quando nemmeno noi ci credevamo più”

Tra le band alternative contemporanee, i Nothing More si sono conquistati un posto di tutto rispetto con fermezza e costanza, complice una lunga carriera iniziata nell’ormai lontano 2003. Jonny Hawkins (voce), Mark Vollelunga (chitarra), Daniel Oliver (basso) e Ben Anderson (batteria) sono reduci dal successo del loro ultimo lavoro, The Stories We Tell Ourselves, pubblicato nel 2017, oltre che da un lunghissimo tour che li sta impegnando ininterrottamente da mesi. Subito dopo il loro show durante la prima giornata del festival Rock the Castle, che si è svolto dal 29 giugno al 1 luglio 2018 all’interno del Castello Scaligero di Villafranca di Verona, abbiamo parlato con la formazione texana dell’ultimo formidabile anno della loro storia.

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Dopo un lungo passato da indipendenti, finalmente i Nothing More si stanno facendo un nome solido nel mainstream non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. “Più fan vediamo che cantano i nostri pezzi mentre li stiamo suonando più capiamo che stiamo facendo la cosa giusta. E la soddisfazione è tripla se li conoscono a memoria pur non parlando la nostra stessa lingua”. I Nostri si sono già esibiti in passato in territorio nostrano. “Ci siamo sentiti “a casa” per la prima volta in Italia quando abbiamo suonato a Milano alla fine dello scorso anno: il pubblico era davvero coinvolto e per noi è stata un’esperienza straordinaria. Che cercheremo di replicare al più presto possibile. Tornare in Italia per noi è sempre un onore prima ancora che un piacere. La gente qui è così accogliente, e soprattutto è appassionata di rock, forse ancora di più che negli States. E poi da oggi possiamo dire di aver suonato per la prima volta in un castello!”.

Ci sono voluti circa due anni per terminare The Stories We Tell Ourselves. Inoltre, è il primo album con il nuovo batterista, Ben. Un lavoro certosino, ma che ha portato alla band grandissime soddisfazioni. Non solo dal punto di vista live (con le tournée da headliner e in compagnia di pezzi grossi del metal contemporaneo, come Five Finger Death Punch e Breaking Benjamin), ma anche tre nomination alla scorsa edizione dei Grammy Awards (nel dettaglio, nelle categorie Best Rock Album, Best Rock Song e Best Rock Performance per Go to War). Inoltre. la fanbase dei Nothing More solo negli Stati Uniti è triplicata in seguito a questa estrema esposizione mediatica: “La nostra carriera non è mai stata esattamente semplice. Per noi anche solo essere nominati ai Grammy era un sogno irrealizzabile, ma alla fine, da un giorno all’altro, siamo passati da guardare in televisione le band che ci piacciono apparire alla cerimonia, a trovarci noi direttamente. È stato uno shock, in senso positivo ovviamente, oltre che il punto più alto della nostra carriera, per ora. Possiamo dire di avercela fatta quando nemmeno noi ci credevamo più, specialmente ripensando al periodo in cui cercavamo un’etichetta e non avevamo nemmeno i soldi per comprarci un furgone decente”.

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Ogni disco per Hawkins e soci è stata una trasformazione non solo a livello personale e professionale ma anche nell’evoluzione e nella definizione della propria proposta. “Scriviamo e componiamo tutti insieme senza distinzioni. Ognuno di noi, oltre ad essere un individuo a se stante, matura e prova esperienze diverse l’uno dall’altro. Tutto questo confluisce nei nostri dischi. Inoltre, siamo dei libri aperti, ci piace continuare ad imparare e non smetteremo mai di farlo. Quindi è impossibile prevedere quale direzione prenderà il nostro sound negli anni a venire, è una sorpresa anche per noi!”.

Jacopo Casati

Foto di Enrico Dal Boni

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