Onstage

Pacifico presenta Bastasse il cielo: «Un disco libero dalla supremazia della parola»

Fa un po’ strano assistere alla prima conferenza stampa di Pacifico, eppure – con cinque dischi di inediti in curriculum, a partire dall’esordio del 2001, vincitore della Targa Tenco come Miglior opera prima, e una lunga serie di collaborazioni a colonne sonore e con artisti tra cui Gianna Nannini, Malika Ayane, Zucchero, Samuele Bersani, Ornella Vanoni con cui ha fatto Sanremo nel 2018 insieme anche a Bungaro, firmando i brani degli altri artisti in gara Facchinetti e Fogli, Enzo Avitabile e Peppe Servillo – quella con cui questa mattina, a Milano, ha presentato il suo nuovo disco Bastasse il cielo, fuori venerdì 8 marzo, era una prima.

Anticipato dai singoli Sarà come abbracciarsi, Molecole e Semplicemente, in rotazione radiofonica, l’album arriva a sette anni dal precedente disco di duetti Una voce non basta. Un periodo durante il quale Gino de Crescenzo (in arte Pacifico), oltre ad avere continuato a scrivere per altri, è diventato padre di Thomas (7 anni) e si è trasferito con la famiglia a Parigi. Grandi cambiamenti, che hanno inevitabilmente influito sul modo di scrivere dell’artista milanese.

«Non è semplice dirlo per me, ma sento molte differenze rispetto a sette anni fa. Innanzitutto, senza che io lo abbia meditato, ci sono tanto il padre, il figlio e la madre in questo disco, ma proprio perché, essendo diventato genitore, ho visto riavviarsi tutto il film dell’infanzia, solo che ho un’altra telecamera. Adesso non guardo le spalle di mio padre, ma guardo le spalle in formazione di mio figlio e quel padre lì sono io, quel figlio lì sono io, sono in mezzo a questo tipo di cerchio», ha confessato Pacifico.

«E, poi, è come se adesso mi potessi abbandonare meno a degli effetti abbastanza convincenti rispetto alla scrittura, come la nostalgia o un certo tipo di poesia, che funziona molto bene per i social – ha osservato ironico -. Scrivendo ho cercato di essere più concreto e di allontanare l’effetto. Quando sei un cantautore, dopo i due punti ti aspetta sempre il proclama, devi sempre fare la grande rivelazione, io invece ho cercato di ridurre la temperatura dei testi, anche se restano la cosa più importante e di aumentare la musica intorno».

L’operazione ha trovato la complicità dell’amico Alberto Fabris, che ha prodotto artisticamente il progetto, riuscendo a radunargli intorno una formazione di illustri musicisti, come Michael Leonhart alla tromba e flicorno (Steely Dan, David Byrne, Brian Eno, Plastic Ono Band, Caetano Veloso, Mark Ronson e Burno Mars); Alan Clark al pianoforte e mellotron (Dire Straits, Trevor Horn, Bo Dylan, Tina Turner); Amedeo e Simone Pace dei Blonde Redhead alla chitarra, batteria e programmazioni; Mike Mainieri al vibrafono (Dizzy Gillespie, Billie Holiday, Steps Ahead, Paul Simon, Dire Staits, Billy Joel, Pino Daniele); Cochemea Gastelum al sax tenore (Amy Winehouse, Archie Sheep, Paul Simon, Beck, Public Enemy, The Roots) e molti altri.

«Questo disco si fonda su un atto di amicizia fraterna di Alberto Fabris, che conosco da tempo. Sono sette anni dal mio ultimo disco e avevo già iniziato il processo due volte, perché la scrittura mi viene facile, ma portare infondo tutto, cioè a trovare le energie e le strutture facevo fatica. Lui ha capito questa cosa, è venuto a Parigi, ci siamo visti a Milano ed è diventato un po’ un disco a due, con quello che è una specie di sommergibile della musica italiana, che fa tante cose importanti, rimanendo nell’ombra. È stato Alberto a mobilitare la sua lista di contatti e avere musicisti come Mike Mainieri, Alan Clark e gli altri per me è una cosa incredibile».

Germinato in una Parigi che, «a parte il terrorismo e i Gilest Jaunes, già a entrare in metrò comunica una tensione di accenti, di vite miste per volontà o a forza», il disco si è quindi materializzato viaggiando nell’etere da un capo all’altro del mondo. Un meraviglioso viaggio da fermo, come lo ha definito Pacifico, «un disco rimbalzato da una parte all’altra del Pianeta, catapultato da un fuso orario all’altro, grazie a una semplice pressione sul tasto invio. Un disco transitato nei Cloud, dove ha fatto anticamera nell’attesa di essere ascoltato. Partito da Parigi, ha atteso sopra India, Turchia, Inghilterra, Stati Uniti, Italia. Questo è un disco di attenzioni e gentilezza, dovrei aggiungere “oserei dire”, perché sono parole che bisogna osare dire, tanto sembrano svenevoli».

L’attenzione, il caro estinto dei tempi che corrono, con la gentilezza. Le troverete nelle dieci canzoni di Bastasse il cielo. Ecco, non ci troverete la bellezza, quella vista come ancora di salvezza. «Sento sempre che la bellezza ci salverà, ma diffido – ha confessato Pacifico –. È un assunto consolatorio, come “una risata ci seppellirà”, ma non c’è prepotenza che si farà scoraggiare da una risata, anche perché spesso, negli ultimi anni, la prepotenza si presenta proprio come una risata oscena e sbragata. Così anche la bellezza, nessuna meraviglia rinascimentale si conserva da sola, la bellezza passa e niente che non curiamo ci e si salverà, temo. A questo proposito, so per certo che il Cielo non basterà».

Impegnato nella lavorazione del nuovo disco di Gianna Nannini e in un tentativo di integrarsi come autore in territorio francese, Pacifico, dopo il piccolo tour teatrale del 2018 e l’EP in tiratura limitata realizzato per l’occasione, ElectroPO, partirà in tour l’8 marzo da Pieve di Sacco (Padova) e dal giorno seguente anche con un instore di quattro date a Firenze, Milano, Roma e Bologna.

«Il tour è già fuori dal mio controllo, che è un bene, ma anche un male. Lavoro con un gruppo di romagnoli, che, a conferma di quello che sostiene la Vanoni, sono pazzi, come i napoletani, cosa che posso sottoscrivere essendo in parte napoletano. Sarà un palco pieno di strumenti, loro sono dei collezionisti, quindi non ce n’è uno che sia stato costruito dopo gli anni ’80, Mellotron e Moog, molto vicini agli strumenti veri che abbiamo utilizzato rispetto alle simulazioni digitali, quindi la resa dei pezzi è molto naturale. Ci sarà anche una parte anarchica – conclude –, non dico caotica, però di grande improvvisazione e vitalità, che un po’ mi spaventa, ma devo dire che è un live molto vivo e divertente».

Bastasse il cielo tour 2019:

Venerdì 8 marzo – Teatro Filarmonico – Piove di Sacco (Padova)
Giovedì 21 marzo – Teatro San Leonardo – Bologna
Venerdì 22 marzo – Off Topic – Torino
Sabato 30 marzo – Sala Vanni – Firenze
Venerdì 5 aprile – Santeria Social Club – Milano
Venerdì 17 maggio – Officina degli esordi – Bari
Sabato 18 maggio – Auditorium Parco della Musica – Roma.

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