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Paola Turci e Il Secondo Cuore New Edition: «Rendete belle le vostre ferite»

Il 27 ottobre esce Il Secondo Cuore New Edition, il nuovo album di Paola Turci, che – oltre ai brani de Il Secondo Cuore (pubblicato a marzo dopo l’esperienza sanremese) – contiene 3 nuovi inediti (il nuovo singolo Offline, Eclissi e Al posto giusto) e un dvd con le immagini e le interviste inedite di Paola in tour. Il 2017 è stato, del resto, un anno straordinario per la cantautrice: ce lo siamo fatti raccontare proprio da lei, per capire quanto l’ultimo lavoro ha influito sul suo percorso umano e artistico.

Ciao Paola, inizierei subito dal tour. Dal 15 novembre riprendi a girare nei teatri italiani. Com’è andata finora e cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove date?
Dopo il Festival di Sanremo, quando è partito il tour teatrale e a seguire quello estivo, ero già al settimo cielo. Ora inizio un nuovo tour, e per me è nuovo davvero. Andrò a suonare in teatri in cui non sono mai stata e che sono stati per lungo tempo un mio sogno. Come l’Arcimboldi di Milano. O la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma. E poi andrò a Napoli, Catania, Palermo… è una tournée che desideravo da tempo e che adesso si realizza. L’entusiasmo è alle stelle.

A che punto sei con i preparativi?
Ho ultimato la scaletta, ora iniziamo le prove. Era già tutto abbastanza definito. È un concerto che contiene in sé vari stati d’animo. L’energia, la festa, il divertimento, la riflessione, l’emozione. Ci sono momenti intimi, solo voce e chitarra, e ora con l’arrivo di nuove canzoni – tra cui Off-Line e gli altri due inediti con cui ho arricchito la seconda edizione de Il Secondo Cuore – posso completare il discorso sulla consapevolezza, sul ritrovamento di me stessa e di una nuova gioia di vivere, che metto e metterò tutta nel concerto.

A proposito di questa consapevolezza di cui parli, non so se ti sei resa conto di avere un po’ ‘smosso’ le acque in questo ultimo anno. Descrivi chiaramente un percorso personale, eppure in tantissimi – soprattutto le donne – si sono riviste in questo tuo ‘ritrovarti’. Ti senti portavoce, in questo senso, di una volontà tutta femminile di affermarsi?
Mi fa sentire meno sola. Sono partita da me stessa, era inevitabile. Dovevo parlare a me stessa e non potevo parlare a nessun altro e di nessun altro. Condividere i miei sentimenti e le mie paure – e anche la voglia di liberarmene – è stato bello, non mi ha fatto sentire la fatica di voler stare bene. Mi sono resa conto dopo, però, di ciò che stava succedendo. Ero così concentrata e presa da quello che stavo facendo e dalla voglia di volerlo fare bene, che non mi sono accorta che il pubblico e quelli che mi ascoltavano hanno reagito condividendo quello che dicevo e provavo. È stato bellissimo e mi ha anche regalato un bel po’ di soddisfazione. Non l’ho fatto, però, per essere portavoce. L’ho fatto per necessità. Avevo bisogno di esprimerlo, verbalizzarlo, rimarcare il bisogno che avevo di volermi bene, di stare in piedi e di star dritta, non nascondendomi e senza paure. Quando ho sentito l’abbraccio degli altri, ho pensato di aver fatto la cosa giusta. Con coraggio. Scoprire che abbiamo tutti delle ferite da affrontare e superare, è stato bellissimo. Le ferite vanno accolte e vanno rese più belle e forti. Questo ho fatto e ho capito che anche gli altri hanno bisogno dello stesso processo. Tutte le persone che mi hanno scritto, concordavano con me sul fatto che era il caso di volersi bene.

Tu ne fai un discorso personale slegato dal genere, eppure questo tuo ultimo anno anche a livello mediatico è sembrata proprio una ‘rinascita femminile’. In Italia c’è quindi bisogno, secondo te, di donne che veicolino messaggi forti?
Donne forti, sì. Ma umane. Non siamo di ferro e non passiamo sopra tutto. Non c’è cinismo. Non l’ho fatto con sfrontatezza, con ostentazione. L’idea è quella di capire che si vive con se stessi e con ciò che si ha. Litigare continuamente con le proprie debolezze non porta da nessuna parte. Anzi, rende le proprie debolezze ancora più forti. Ho fatto questo lavoro su me stessa ed è stato condiviso. Probabilmente c’è bisogno di trasmettere l’idea che non è attraverso la sfrontatezza che si raggiunge qualcosa, ma attraverso la consapevolezza.

Parliamo degli inediti. Hai detto che, a tuo parere, completano il tuo lavoro e completeranno, dunque, anche la tournée. Da dove sono usciti?
È stato un lavoro di gruppo. Off-Line, ad esempio, mi è arrivata, perché è stata scritta da Andrea Bonomo. Il testo mi ha colpito molto. Mi ha veramente emozionato questa autoanalisi, ci ho visto l’analisi di un uomo su se stesso. Mi ha conquistata. Anzi, è stato come affiancare alla mia autoanalisi quella di Bonomo. Ho capito che era necessario esprimerla e pubblicarla. Ci ho lavorato, all’inizio ho pensato che potevo trasformarla ‘al femminile’ per adattarla a me stessa. Poi, però, ho capito che era importante lasciar parlare l’uomo. Mi piaceva l’idea di essere un’osservatrice intenta a guardare a che punto l’uomo fosse arrivato. Mi sono innamorata di questo concetto. Poi, ovviamente, mi ci rivedo tutta. Fermarsi e rendersi conto di cosa si è diventati e dell’innocenza che si è un po’ perduta, dell’omologazione… sono temi che mi affascinano e che mi incuriosiscono. Mi piace pesare che un uomo faccia i conti con se stesso e con quello che è diventato. Questo è Off-Line per me. Anche io, alla fine, mi sono ritrovata a chiedermi cosa ho perduto della mia innocenza, della mia naturalezza e spontaneità.

E degli altri due inediti che mi dici?
Sono canzoni d’amore e d’allegria. Sono pezzi che mancavano, forse. Eclissi è una canzone dichiaratamente ispirata al piacere dello stare insieme attraverso il linguaggio del corpo e dell’erotismo. Ed è un momento alto, secondo me, nel rapporto tra due persone. È un linguaggio che non va assolutamente messo sul piano del sesso e basta. Al posto giusto è, invece, una piccola dichiarazione d’amore.

Mi piace il fatto che tu abbia inserito in questa nuova edizione de Il Secondo Cuore anche un dvd, per raccontare in immagini questo tuo splendido anno. Come mai questa scelta?
Quel dvd nasce dall’entusiasmo del tour. Dentro c’è la gioia che di solito si esprime in musica. C’è però una gioia anche fisica, una forza ritrovata nel sapere che tutto sta andando bene, che le cose che stai facendo ti piacciono, che sono tutte al posto giusto. Volevo documentare e pubblicare tutto ciò, mi è sembrato bello poter condividere quella festa che, di solito, si manifesta soltanto attraverso le canzoni e il concerto. Invece la festa è reale, l’entusiasmo è reale. Autentico. Non c’è soltanto fatica e lavoro. Certo, c’è molto impegno, c’è molta serietà da parte del team, che tra l’altro volevo presentarvi. Volevo, però, soprattutto fermare questo momento bellissimo che sto attraversando. Il dvd del prossimo sarà ancora più bello (ride, ndr).

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