Onstage

Pierdavide Carone: «Vi racconto com’è nata Caramelle»

Si parla tantissimo, in questi giorni, del brano Caramelle, firmato da Pierdavide Carone e dai Dear Jack. La canzone – come ormai noto – è stata presentata dal cantautore e dalla band a Sanremo, ma non è riuscita a rientrare nella rosa dei Big in gara. Da esclusa, però, ha poi ottenuto la propria rivincita artistica e morale, grazie a un consenso generale che le è nato intorno e che ha coinvolto anche importantissimi artisti della scena musicale italiana, che l’hanno pubblicamente lodata. La canzone tratta infatti un tema delicatissimo, quello della pedofilia, e per sostenerla si è scomodato persino il Ministro Fontana.

Una nebulosa politica e sociale – alimentata dalla polemica sanremese – ha dunque finito per avere la meglio persino sull’aspetto artistico dell’intera operazione. Una deriva scontata, considerando il testo del brano, che ha in effetti aiutato la canzone a farsi ascoltare. A tu per tu con Pierdavide Carone, ci siamo quindi soffermati proprio sull’origine musicale del brano e sui progetti del 2019 del cantautore e della band.

Partiamo dall’inizio. «Il sodalizio con i Dear Jack, e in particolare con Lorenzo Cantarini, è nato anni fa. – ci racconta Pierdavide – In questi ultimi mesi si è poi sviluppato, grazie ad un’altra canzone. Avevamo deciso di dar seguito alla nostra amicizia trasformandola in musica, con una canzone che piaceva molto a tutti quanti noi. Nel mentre, mi è venuta in mente Caramelle».

Non c’era, però, in Carone l’idea di parlare di pedofilia.

«Un pomeriggio avevo in testa il temino di un bambino, sotto forma di canzone. Un temino che all’apparenza sembrava allegro e spensierato. Solitamente, quando inizio a scrivere una canzone, ho già un canovaccio tematico in mente. Per La ballata dell’ospedale, ad esempio, quando ho preso la chitarra in mano sapevo già che sarebbe stato uno sfogo nei confronti della sanità. Stavolta, però, non sapevo dove stavo andando. Avevo questo tema che mi ronzava in testa e che, a mano a mano, diventava sempre più ambiguo. Subentra un uomo, che è anche un amico perché si percepisce un rapporto di fiducia, e l’atmosfera si fa cupa fino a diventare drammatica nel ritornello. Proprio come l’ascoltatore, anche io nella fase di scrittura ho scoperto strada facendo che il tema fosse l’abuso sessuale. E quando l’ho scoperto è stato scioccante, perché non ho esperienze né dirette né indirette su questo tema e non so per quale motivo a un certo punto sono andato a finire lì».

Di fatto, Carone si è dunque ritrovato a proporre ai Dear Jack un brano dal testo importante, che – come ammette lo stesso cantautore – non può essere interpretato senza sobbarcarsi di qualche responsabilità.

«La seconda parte del brano, quella su Marika, è forse più verosimile ai fatti di cronaca che abbiamo sentito in questi anni. – ci spiega ancora Pierdavide – Arriva dopo il ritornello perché avevo bisogno di respirare. Ero talmente entrato nella storia, senza sapere cosa stesse succedendo, che è stato un po’ uno shock. Mi sono reso conto della responsabilità che ormai avevo assunto mio malgrado, anche se poi l’ho accettata volentieri. Ho portato a termine la canzone. Quando l’ha sentita il mio manager sapeva che stavo già lavorando con i Dear Jack e abbiamo pensato che la canzone avesse un’urgenza diversa rispetto a qualsiasi altra cosa fatta in questo momento. L’ho presentata ai ragazzi rischiando, perché la canzone su cui stavamo lavorando era molto più leggera e non sapevo che reazione avrebbero avuto. Invece si sono assunti anche loro questa responsabilità. La stessa che avevo io nella scrittura, loro ce l’avevano nell’interpretare il brano insieme a me. Non era scontato e li ringrazio, perché io ho già trattato temi un po’ scottanti, ma non so se avrei potuto sostenere questa canzone da solo. Avere un nucleo di diversi elementi, come una band, in qualche modo mi fa sentire meno solo in questa esperienza».

La storia da qui in poi è nota. I ragazzi presentano il brano a Sanremo e – dopo aver scoperto di non essere stati scelti – decidono di pubblicarla su Internet per farla ascoltare a chiunque, con le derive di cui abbiamo accennato sopra.

«Il 2018 è finito col botto e il 2019 è iniziato col botto. – scherza il cantautore – Il tema ha preso il sopravvento su tutto e anche su di noi. Non avevamo un programma stabilito. È ovvio che la conseguenza positiva del clamore della canzone si ripercuote sul fatto che la gente ci venga a cercare. Questo avrà delle conseguenze sul live. Avevo delle date fissate per un piccolo tour acustico nella mia tranquillità di cui sono stato privato (ride, ndr). Ben venga, ci mancherebbe. Ho portato i Dear Jack nel mio piccolo mondo bucolico che è diventato all’improvviso molto caotico. Credo che daremo un senso più cronologico a questo 2019. Con i Dear Jack, come ho detto, stavamo lavorando ad altro. Vedremo cosa succederà».

Grazia Cicciotti

Foto di Virginia Bettoja

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