Onstage

Raffaella Carrà: «Non mi piaccio, ma mi butto. Questo è il mio stile»

Si intitola Ogni volta che è Natale il nuovo album di Raffaella Carrà, che torna sulle scene musicali dopo 5 anni di assenza con un progetto che celebra le festività natalizie e che soprattutto mira – come dice la stessa Raffaella in conferenza – «a riempire un vuoto che c’è nel mio ufficio, dove ci sono dischi d’oro e di platino, ma anche un buco».

Non ha filtri Raffaella, che fa comunque (come sempre) dell’ironia la propria bandiera. Nel raccontare la genesi di questo progetto (che uscirà in quattro versioni: standard, deluxe, LP e Super Deluxe), la Carrà non nasconde infatti nulla, persino sulle censure imposte dalla Sony.

«Sono una cantante dance e ci tenevo a fare un pezzo reggaeton – rivela infatti subito – l’ho anche registrato ma la Sony me l’ha fatto togliere. Forse per sfregio lo farò in televisione, tanto è pronto».

Tra le censure, anche una «canzone filippina molto carina. Mi sono anche buttata per cantare in filippino e sono contenta di averla cantata».

Sugli altri brani presenti nella tracklist, invece, Raffaella non ha nulla da ridire, a partire dall’inedito Chi l’ha detto, scritto da Daniele Magro, che la Carrà confessa di aver proprio chiesto.

«Per il resto ho fatto quello che volevo io. – precisa subito – Gli arrangiamenti, poi, sono bellissimi. White Christmas, ad esempio, ha un suono alla Frank Sinatra. La Marimorena c’è perché volevo un brano in spagnolo. Quando parte devi ballare per forza. Ma a me del resto il ritmo latino piace. So cosa pensate invece di Hallelujia, che l’hanno già fatta tutti. Ma io ci tenevo, così ho chiesto a Valeriano Chiaravalle una versione del brano più lirica, con un coro e orchestra. Vedrete che vi piacerà».

Il punto forte di tutta la produzione della Carrà è, del resto, «la melodia».

«Nel rap conta il testo, ma negli altri casi la melodia è tutto. – precisa – Non credo che esista un termine preciso per descriverla, posso solo dire di aver cantato quello che volevo». Eccezion fatta, ovviamente, per il reggaeton, un vero cruccio per Raffaella, che arriva ad esclamare: «Non capisco. Che male c’è nel reggaeton?».

Musica a parte, Raffaella parla molto e degli argomenti più disparati, dal suo essere diventata ormai immancabilmente un’icona gay («Non ho mai capito questo gap tra famiglie e amici solo per un modo di essere. Io non ho mai fatto nulla, sono stata forse solo comprensiva») alla forza delle donne, che devono rifiutare categoricamente le liti e «l’ultimo appuntamento».

Che poi – precisa la celebre showgirl – «non ho mai vissuto di sovrastrutture, ma solo di libertà. Bisogna avere il coraggio di essere liberi. Ho avuto però anche la fortuna di incontrare uomini che credevano in me». Fortuna, sì, ma è anche vero che Raffaella ha saputo giocarsela. «Sì, alla grande. – risponde – E piano piano ho portato con me il pubblico femminile, che mi segue sempre. Io sono con loro, e non mi servono tante parole e tanti spot. Mi confronto con loro soprattutto in privato».

Di una cosa Raffaella è sicura. Questo disco (che in realtà non aveva intenzione di fare, ma ha ceduto su richiesta della Sony) «non poteva cantarlo nessun altro, perché ci sono cose talmente mie che, nel complesso, non puoi fare a meno di sentire la presenza di Raffaella. Quando lo ascolto sono proprio io. Io non mi piaccio mai, però mi butto. Questo è il mio stile».

Scordatevi, però, un possibile live. Raffaella cassa subito qualsiasi possibilità. «Un live? – esclama in conferenza – Io ho un’età ragazzi! Non posso stare tutti i giorni a pensare a dei concerti. Anche perché non sono una cantante pura, sono più una show-woman. Tutti i miei concerti erano esplosivi, pieni di prese, di danze, di cambi di costume. Ora mettermi ad allenarmi per un live, ragazzi… Non me la sento proprio». Apprezzate l’onestà.

Grazia Cicciotti

Foto di Iwan Palombi

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