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Gualazzi, Caccamo e Nyvinne si sono raccontati a Sugar, Music & Words: le interviste

Martedì 21 novembre si è tenuto l’evento Sugar, Music & Words firmato da Sugar Music in collaborazione con Yamaha in occasione della Milano Music Week. Nell’esclusiva cornice dell’Hotel Principe di Savoia, un pubblico ristretto composto da 200 persone, ha avuto la possibilità di conoscere da vicino tre artisti della scuderia Sugar: Raphael Gualazzi, Giovanni Caccamo e l’esordiente Nyvinne.
Raccolti attorno ad un meraviglioso pianoforte a coda posto a centro sala, i tre ragazzi hanno risposto alle domande di Diego Passoni e si sono raccontati attraverso qualche brano del loro repertorio, in un’atmosfera intima e raccolta. A margine della serata, Onstage, media partner dell’evento, ha scambiato due chiacchiere con ognuno di loro (clicca qui per guardare le foto dell’evento).

Raphael Gualazzi

Sei appena rientrato da Parigi, raccontaci com’è questa vita in giro per il mondo: non sono così tanti gli artisti italiani che posso vantare di aver suonato in Francia, Inghilterra, Canada e Giappone… È bellissimo, mi ritengo fortunato di potermi esibire davanti a persone sempre diverse. Sono esperienze molto importanti che ti danno la possibilità di portare la tua musica davanti a un pubblico proveniente da un’altra cultura, che ha un’altra sensibilità musicale. Ad esempio quello francese è molto proiettato sul jazz e sulla musica classica perché in Francia, così come in Germania, hanno più canali culturali. Non lo dico per esterofilia, ma basti pensare che in America ci sono tantissime radio tematiche che funzionano bene e che in Italia, invece, faticano a decollare.

Una delle tue doti è quella di riuscire a evitare le “etichette di genere”. In un’epoca in cui si cerca di dare un nome a tutto, quanto è difficile riuscire a proporre la propria arte libera da vincoli? Apprezzo la varietà pertanto mi rivolgo a un pubblico, forse di nicchia, che apprezzi ugualmente l’eclettismo che è alla base della mia proposta musicale. Sarebbe un peccato rinunciare a sperimentare se stessi all’interno dei diversi generi. Non è vero che devi scegliere per forza di essere un musicista blues, un cantautore o un dj. Ciò che conta è essere aperti alla diversità.

Nel corso della tua carriera musica, cinema e televisione si sono incrociati spesso. Quale pensi sia la comfort-zone in cui la tua musica si muove meglio? Mi diverto molto a comporre per il cinema. Mi piace l’idea di lavorare attorno a dei temi ricorrenti, di cui si possono creare diverse versioni e arrangiamenti. Capisci che è una melodia forte quando conserva la sua solidità, pur cambiando veste.

Sei entrato in contatto con tantissimi artisti tutti molto diversi tra di loro. Dai Bloody Beetroots a Malika Ayane, da Matteo Buzzanca a Camille, passando per Gilles Peterson che ha curato alcuni remix dei tuoi brani. Chi ti ha colpito di più? Ricordo con molto piacere l’incontro con Camille, artista francese che vi consiglio di ascoltare, perché mi ha ricordato quanto è bella la musica vera e spontanea. Si presentò in studio per registrare L’amie d’un italien (Rainbows) con grande entusiasmo, perché il brano le piaceva molto. Non la biasimo poiché la canzone era stata arrangiata da Vince Mendoza e suonata dalla Metropole Orchestra, una delle orchestre europee più incredibili. La osservavo mentre registrava e ricordo ancora l’energia pazzesca e la precisione incredibile con cui cantava.

Giovanni Caccamo

So che stai ultimando il nuovo album, registrato in parte ai mitici Abbey Road di Londra. Cosa si prova a varcare la soglia di un posto così magico? Questo disco è molto rappresentativo per me. Esce a febbraio ed è frutto di due anni di clausura umana e artistica, in cui ho cercato di trovare la mia essenza. La veste dei nuovi brani è stata concepita sin dal principio in modo orchestrale perciò, assieme al mio produttore Taketo Gohara, avevamo pensato che la London Session Orchestra degli Abbey Road Studios potesse conferire qualcosa in più… così è stato in effetti.

Quest’estate sei stato impegnato con il S’Ignora Tour, progetto in partnership con Fiat e Unesco che ti ha dato la possibilità di suonare in posti meravigliosi. Cosa ti ha lasciato quest’esperienza? È stato un tour che ho fatto con Giovanni Robustelli, valido artista nonché mio grande amico: musica e pittura dal vivo contemporaneamente in luoghi bellissimi. In Italia siamo talmente circondati dalla bellezza che spesso la ignoriamo. Proprio da questo pensiero nasce il gioco di parole insito nel titolo. Sono stati momenti incredibili perché siamo riusciti a rapire per due ore l’attenzione delle persone, ad accendere un faro su delle bellezze nascoste.

Sei anche autore di brani di successo per cantanti come Emma, Francesca Michielin e Malika Ayane. Com’è nata questa “carriera parallela”?
Tutto nasce dagli incontri, dalle storie che mi investono e che decido di trasformare in musica e parole. Ho conosciuto Emma, ad esempio, una sera a cena da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Lei mi raccontò la sua storia e mi colpì a tal punto che, tornato a casa, scrissi il testo di Finalmente, che poi lei ha voluto inserire nell’album Adesso.

Sarai uno dei tutor della nuova edizione di Amici, cosa ti aspetti? Qual è l’aspetto su cui, secondo te, potrai essere più utile ai ragazzi? Vorrei mettermi totalmente a disposizione della musica. Quella di Amici è stata una proposta inaspettata che ho accolto con molta gioia. Poter essere utile a chi vuole fare della musica la propria fonte di vita è bellissimo.

Nyvinne

Com’è andato questo debutto? La serata è andata molto bene. È stato il mio esordio assoluto visto che non mi ero mai esibita prima d’ora davanti a così tante persone. Poi le luci soffuse, la gente in silenzio ad ascoltare… ho avuto l’impressione che la musica sia arrivata dritta alle persone, creando una bella sintonia.

Eri tesa prima di esibirti? Solo prima di rispondere alle domande (ride, ndr).

Proverai a vincerti la possibilità di esibirti tra le Nuove Proposte di Sanremo partecipando a Sarà Sanremo, con la canzone Spreco personale. Quanto c’è di autobiografico nel testo? A dire il vero parla della storia di una mia amica. Credo in effetti sia la prima volta che scrivo un pezzo che non parli strettamente di me. Quando vedi una persona a te cara stare male è come se un po’ di questo dolore arrivasse anche a te. Ho voluto trasformarlo in musica. Visto che il pezzo sta piacendo a tante persone, è come se fosse anche un po’ mia questa storia.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influenzato la tua musica? La mia preferita è Elisa, perché ha la capacità di toccarmi nel profondo, non so spiegarlo bene. In realtà non ho un vero e proprio modello musicale. Mi piace ascoltare la musica in base al momento che sto vivendo e al mio stato d’animo.

Michelangelo Paolino

Foto di Francesco Prandoni

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