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Refused: «La dinamite rimane sempre la migliore dinamite»

Li abbiamo visti riunirsi nel 2012, a quattordici anni da quella che fu la pubblicazione del loro masterpiece The Shape Of Punk To Come, senza alcun progetto di nuovo album. Oggi, a ben sette anni di distanza, i Refused tornano nei negozi con War Music, un lavoro che non eguaglierà dal punto di vista dell’impatto sulla scena il cd che fece conoscere la band in tutto il mondo, ma che sarà un segnale potente dal punto di vista dell’attivismo. Il ritorno della hardcore punk band svedese è un vero e proprio manifesto politico, dove il gruppo di Dennis Lyxzen sceglie di esporre nelle sue dieci canzoni la sua visione del mondo moderno, ricorrendo all’aiuto di pochi ospiti nei brani e di tanti nei testi, con alcune citazioni che accompagnano ogni singola lyric. Ne abbiamo parlato con David Sandström, batterista e fondatore dei Refused.

Quando vi siete riuniti nel 2012 non avevate piani per un nuovo disco mentre ora, nel 2019, arrivate già al secondo lavoro post-reunion, War Music. Nel 1998 avresti mai immaginato di pubblicare dopo quanto successe non uno, ma due dischi successivi a The Shape Of Punk To Come?
No, definitivamente no. Allo stesso tempo la vita in generale ti svela queste sorprese e se ti capita di fare dei piani molto spesso vengono stravolti. Ed è quanto è successo.

War Music è più melodico rispetto al passato, ed un esempio è il brano I Wanna Watch The World Burn che ricorda molto un’attitudine rock and roll. Avete deciso di focalizzarvi più sui testi che sulla musica rispetto al passato?
In realtà War Music è un disco per il quale abbiamo lavorato nel songwriting a 360 gradi. Intendo che abbiamo lavorato come degli artigiani e dei carpentieri, spendendo tempo ed energia per le canzoni. Il fatto che non siano presenti intermezzi strumentali non significa che ci siamo focalizzati più sul messaggio che sul sonoro, anche perché la musica è uno strumento per diffondere il messaggio che vuoi dare. Sì, è un disco cantautorale.

I testi presentano ognuna una citazione da figure come Sergio Leone, Frida Kahlo, Pussy Riot, Lev Trotsky e John Zorn. La scelta di inserire queste frasi è parte del concept che avevate in testa per War Music?
Abbiamo scelto di condividere il percorso che ci ha portato ad incidere questi pezzi, mettendo all’inizio di ogni canzone quelle frasi che ci hanno dato lo spunto per quello che è poi diventato il testo della canzone. Molte ispirazioni ci sono arrivate da libri che abbiamo letto da giovani, quelle cose che ti formano come persona e che ti possono dare la motivazione per un impegno sociale. Abbiamo voluto dare, soprattutto alle persone più giovani, uno strumento per andare oltre la musica e i testi del nostro disco, dando loro un punto di partenza per approfondire ciò che ci ha ispirato, che siano attori, musicisti o scrittori. Queste persone sono parte di ciò che siamo e ciò che siamo diventati.

In una delle citazioni Sergio Leone dice che, dopo la giovane età, crede solo nella dinamite. Credi che la musica sia la miglior dinamite dell’era moderna?
In realtà credo che la dinamite rimanga sempre la miglior dinamite. Ma credo che in quanto artista tu abbia una sorta di responsabilità, soprattutto in questo periodo, di lasciare un messaggio, di esporti pubblicamente e di puntare il dito contro i problemi che ci sono nel mondo. Certe volte la musica può essere esplosiva ed aprire la mente delle persone, credo in ciò perché io per primo sono stato coinvolto in questo modo da ciò che ascoltavo.

Il video di Blood Red contiene video di vostri concerti del passato. Quali sono le ragioni di questa connessione col passato e consideri questo brano il vostro manifesto politico del 2019?
La canzone è in molti punti un brano che riprende molto dal passato, più precisamente dai nostri dischi hardcore anni Novanta; lo stesso test riprende alcune idee di quello di Rather Be Dead, al punto che lo definirei una sorta di rivisitazione attuale di quel brano. Ci siamo accorti, lavorando a questa canzone, di essere tornati negli ideali quelli che eravamo nel 1995 e abbiamo constatato che quanto pensavamo ormai più di vent’anni fa è ancora oggi attuale. Questo ci ha portato ad una connessione tra oggi e il periodo nel quale lavorammo a Songs to Fan the Flames of Discontent che si è riversato su testo, musica ed attitudine, il tutto in una positiva visione.

Chi canta l’intro di REV001?
L’artista che canta l’introduzione di REV001 è Mariam The Believer, una brillante cantautrice che si esibisce anche con i Wildbirds & Peacedrums. Siamo grandi fan di lei e ci aprì alcune date del nostro tour. La apprezziamo molto.

Siete stati in tour con i The Hives negli Stati Uniti la scorsa primavera, per il primo tour esteso dopo anni. Come avete trovato questa nazione vent’anni dopo?
E’ molto strano descrivere gli Stati Uniti odierni, anche perché non hai di fronte un unico posto ma più stati diversi tra loro. Ci sono molti problemi, ma anche molte promesse. Una cosa che apprezzo, e che trovo molto positiva, degli Stati Uniti è la connessione che si creano tra persone di diversa estrazione, intendo nazioni, anni luce avanti rispetto all’Europa. Se sei somalo o siriano hai una lobby, una comunità dove puoi trovare e ottenere un supporto e una voce ai tuoi problemi. In Europa invece non c’è rappresentazione: se arrivi come rifugiato dalla Siria, ad esempio, non hai voce, non hai una rappresentanza in parlamento. Negli Stati Uniti da questo punto di vista sono avanti, in ogni senso.

Tra poche settimane intraprenderete un tour europeo da coheadliner con i Thrice. Che tipo di show porterete in giro?
Stiamo mettendo insieme in questi giorni i pezzi di un concerto al quale stiamo lavorando in maniera molto intensa. Sarà sicuramente una cosa diversa rispetto a quanto fatto nell’ultimo paio di anni anche perché, dalla reunion del 2012, di base abbiamo proposto sempre lo stesso tipo di concerto: stesse luci, stesso palco, stesse idee. War Music sarà per noi un nuovo capitolo, una nuova sfida e l’intensità dei nuovi pezzi sarà trasmessa sul palco. Tutto sarà più intenso ed eccitante, questo è l’obiettivo. Non voglio esporre più dettagli, ma sarà un tipo di concerto diretto e concentrato, anche se qualcuno si aspetterebbe un qualcosa di più teatrale visto il nuovo lavoro. Saremo chiaramente focalizzati sull’ultimo War Music, ma chiaramente suoneremo New Noise, i fan non si dovranno preoccuparsi!

Avete un nuovo disco ma anche un side project che vi vede coinvolti per il videogame Cyberpunk 2077, dove interpretate la band Samurai. Come siete entrati in contatti con la software house polacca e sei un appassionato di videogame?
Personalmente non gioco ai videogame, non sono per niente un fan, ma sono interessato a quel mondo da un punto di vista artistico ed espressivo, lo ritengo un mondo affascinante ed enorme, soprattutto in questi giorni. I videogames sono quello che sono stati i dischi negli anni Settanta, trasmettendo esperienze e idee a milioni di persone. La CD Projekt Red ha avuto sin dall’inizio l’idea di come sarebbero dovuti suonare i brani, quindi quanto si sente in Cyberpunk 2077 non è il nuovo disco dei Refused, abbiamo fatto cose che in passato non abbiamo mai fatto con i Refused. E’ stata un’esperienza interessante, una sfida perché siamo dovuti stare nel perimetro di un gioco con uno stile e i testi delle canzoni che dovevano trasmettere quanto stava succedendo in quel preciso momento del gioco. Abbiamo lavorato a sei canzoni, che usciranno quando anche il gioco arriverà nei negozi, e ritengo che le cose migliori siano quelle che ancora devono essere rivelate.

L’ultima domanda è su quella politica che ha tracciato buona parte della vostra carriera artistica. La vostra agenda politica che avete scritto con Blood Red dice che vorrebbe una equa redistribuzione con una politica ecologica. Siete fieri dell’attivismo di Greta Thunberg e del suo progetto Fridays For Future?
Penso che lei sia una grande, sia brillante e un personaggio interessante, soprattutto perché è una persona così giovane capace di diventare famosa in pochissimo tempo. Ma penso che stia comunque facendo qualcosa di straordinario e mi sento coinvolto nella sua battaglia, e non solo per il fatto che mio fratello lavora nel mondo ambientale per il governo svedese. Ha degli ideali e fa di tutto per farli diventare realtà, coinvolgendo milioni di giovani. L’ambiente non è uno scherzo e in Svezia siamo fortunati perché il problema del riciclaggio non esiste, ma la nostra fortuna è anche quella di essere una nazione piccola. Problema che invece ha avuto l’Italia, ad esempio la zona di Napoli, o alcune aree del mondo dove sono costretti ad importare frutta e verdura perché il terreno è così inquinato da non permettere una vegetazione sana.

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