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Rkomi, Io in Terra: «Ho faticato, ma ora mi sento da live. Ho già delle belle idee»

L’8 settembre esce Io in Terra, il nuovo album di Rkomi, che ‘battezza’ con queste 13 tracce l’entrata nella scuderia Universal e una nuova ‘vita’ artistica, perché mai prima d’ora il rapper originario di Calvairate era riuscito a scrivere senza filtri e ricco di una nuova consapevolezza. È una figura interessante Rkomi nel panorama italiano attuale: nato dal nulla, cresciuto a suon di rime sui social e nei mixtape, è riuscito – nonostante tutto – a piacere proprio a tutti, dai cantautori ai colleghi del mondo rap, dimostrando di avere una penna capace di raccontare, ma soprattutto di essere ascoltata. Cosa dobbiamo aspettarci da Io in Terra? Ecco cosa ci ha raccontato Mirko Martorana.

Ciao Rkomi, metti d’accordo proprio tutti. Cosa ne pensi di tutto questo apprezzamento nei tuoi confronti? Lo vivo come un onore, non ti so dire perché. Penso sia una bella responsabilità, non me la vivo male, però va portato tutto avanti in maniera coerente. Non mi aspettavo di avere questa ‘figura’ incredibile, non mi aspettavo neanche che la mia roba andasse, ti dico la verità.

Come mai in questo album troviamo due featuring con due veterani, Marracash e Noyz Narcos, e nessuno della scena più giovane attuale? Ho collaborato già con tutti i giovani colleghi della scena. Non volevo ripetermi e principalmente non c’è stato neanche l’episodio giusto per pensare di aggiungere qualcuno. Per me è già incredibile avere Marra e Noyz, il disco è mio, non volevo riempirlo di featuring. Non c’è nessuna storia brutta dietro, la vedo come una scelta artistica, anche coraggiosa.

A proposito del lavoro di scrittura e di produzione dell’album, come ti sei trovato in questa tua prima avventura con un’etichetta? Non ho trovato contro, fortunatamente ho dalla mia anche il periodo. Ti dico che banalmente ho visto solo pro, anzi ho vissuto tutto con molta serenità.

Ti riconosci comunque completamente in questo lavoro? Tantissimo, molto più dell’album precedente. In questo disco c’è ogni sfumatura della mia personalità.

Partiamo allora dal principio. Il titolo dell’album è Io in terra, cosa significa per te? In realtà volevo che arrivasse tanto di me anche dal titolo, volevo che si capisse subito quanto io ci fossi. Quanto di me ci fosse nell’album. Per me è come dire ‘Ok, ci sono, so dove voglio andare, alziamoci’. La copertina, per quanto non sia stata fatta apposta, sembra comunicare proprio questo: sembra scattata nel momento in cui mi sto per alzare, quella frazione di secondo tra il pensiero e l’azione. A me piace molto.

Ti stai già immaginando il live? Sì, ci sto già lavorando, più sulla parte concettuale. Poi inizierò le prove. Ultimamente mi sento molto da live, anche se ho fatto le mie figure di merda. Mi viene in mente il Clash perché è pieno di video online, ovviamente i video più brutti subito finiscono in rete (ride, ndr). Quella sera avevo due live e la gente non capisce che per me è anche strano. Le persone non possono sapere cosa ti passa per la testa in quel momento. Ho questa caratteristica: in due ore posso fare un live da Dio e un live di merda. Ci sto lavorando, ora sono certissimo di essere da live e voglio sfruttare al meglio il tour di Io in Terra, sono molto gasato e motivato.

I giudizi delle persone a volte sono frettolosi… Non mi spaventa questa superficialità, sono fortunatamente solo episodi e ci sono anche persone che hanno assistito a grandi live. Dico ‘grandi’ con consapevolezza, può sembrare strano se uno ha visto solo i video brutti. Devo entrare nel viaggio, fatico e ho faticato, ma adesso ci sono quasi. Non c’è quella parte ‘egocentrica’, sta arrivando e per forza di cose deve arrivare. Nel live è una cosa fondamentale. Ho già delle belle idee però.

Per te quindi è un problema di mentalità? Non di esperienza sicuramente, perché ora ho tutto un altro approccio, avendo già fatto circa 70/80 live. Durante i primi 30 non capisci un cazzo. Sembravo ubriaco, ma ero solo emozionatissimo. Altre volte sono anche ubriaco (ride, ndr). Non auguro a nessuno comunque il mio primo anno di live, altri lo augurerebbero a tanti. Io no, tanto so cosa devo fare e su cosa lavorare.

Sei consapevole insomma. Forse troppo.

A proposito di live, l’esperienza con Calcutta? Mi ha fatto rendere conto di tante cose, perché il suo pubblico – più grandino – ha apprezzato parecchio i miei brani. Mi sono arrivati tanti messaggi la notte stessa. Penso che 300 persone sulle 2000 che erano presenti conoscevano le mie canzoni e questa cosa è assurda, anche perché non c’era mezzo ragazzino. O quasi. Mi ha fatto rendere conto di quanto stesse diventando grossa questa cosa e del riscontro positivo da parte di altre fasce d’età. Comunque, è sempre bello essere contattato e apprezzato da persone che sono su un altro piano, per quanto vicini a livello di attitudine al rap.

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