Onstage

Roberto Casalino: «Più che un cantautore, sono un fabbricante di ricordi»

Si intitola Il fabbricante di ricordi, il disco con cui Roberto Casalino tornerà far sentire la sua voce il 13 settembre. Una raccolta per celebrare i suoi dieci anni da autore e che raccoglierà alcuni dei suoi più grandi successi, scritti per svariati artisti della scena musicale italiana, riarrangiati in maniera del tutto nuova e personale.

Anticipato dal singolo Diamante lei e luce lui – disco d’oro e primo grande successo di Annalisa, nel 2011, qui in una versione rock con sonorità anni ’90 vicine a quelle di Placebo e Smashing Punpkins – l’album sarà impreziosito da una serie di featuring con alcuni degli interpreti più celebri, per cui ha scritto tra il 2008 e il 2018: Fedez, Giusy Ferreri, Emma e Alessandra Amoroso. Intanto, è uscito anche il video di Diamante lei e luce lui, diretto da Michele Piazza per ToFu Films.

Cantautore con tre dischi in curriculumL’atmosfera nascosta (2009), E questo è quanto (2014) e Errori di felicità  (2018) –, dopo avere firmato nel 2008 per Giusy Ferreri i singoli di successo Non ti scordar mai di me e Novembre, Roberto Casalino ha collezionato in breve tempo una dozzina di pezzi in classifica, scrivendo per gli artisti più amati del momento, tra cui Cercavo amore e Mi parli piano di Emma Marrone, Distratto cantata da Francesca Michielin , Sul ciglio senza far rumore e Trova un modo per Alessandra Amoroso, I miei rimedi per Noemi.

Come autore ha anche firmato a quattro mani canzoni con Tiziano Ferro, Elisa, Antonello Venditti, Guè Pequeno e Fedez, con il quale ha scritto le hit Magnifico ft. Francesca Michielin e Piccole Cose ft. Alessandra Amoroso. Con Giusy Ferreri, Nina Zilli, Francesco Renga, Moreno, Alessio Bernabei e Marco Mengoni, ha portato i suoi brani a Sanremo, vinto, nel 2013, con quest’ultimo e L’Essenziale. Abbiamo parlato con lui di questi dieci anni di successi e del progetto discografico che li racchiuderà a partire dal 13 settembre.

Dieci anni di carriera: un bilancio?
Sicuramente sono stati dieci anni sorprendenti, perché è stato tutto un crescendo, dal 2008, dall’ingresso nel mondo autorale con Non ti scordar mai di me, poi, c’è stata una serie di traguardi raggiunti. Chiaramente non è stato tutto rose e fiori, ci sono stati momenti complicati da superare, però, posso dire che in questi dieci anni mi sono tolto tante soddisfazioni e soprattutto ho avuto la possibilità di raggiungere tante persone attraverso le mie canzoni cantate da altri artisti. Quindi forse la conquista più grande è stata quella di fare arrivare ala mia musica un po’ ovunque.

Che è la ragione per cui hai intitolato quest’album Il fabbricante di ricordi, alludendo al ruolo del cantautore.
Mi ha fatto molto riflettere Stefano Mannucci, il giornalista, quando mi ha definito in questo modo tanti anni fa durante uno showcase. Mi disse: “Sfido chiunque a non avere almeno un ricordo legato alle tue canzoni, per cui più che un  cantautore, ti definirei un fabbricante di ricordi”. È un’immagine che mi piace quella del fabbricante di ricordi, che invece che stare lì a sfornare canzoni, in qualche modo, partendo dalle proprie emozioni ed esperienze, ti dà la possibilità di arricchire la tua vita.

Chi fa il mestiere di autore ha anche il ruolo fondamentale di servire la musica, riuscendo a rintracciare quell’alchimia quasi segreta tra scrittura e interpretazione. Come funziona per te?
In realtà, quello che scrivo, lo scrivo principalmente per me, quindi lo interpreto a mio modo, anche nei provini ,che poi faccio girare, in modo tale che l’artista, che andrà interpretare quel pezzo, abbia già un imprinting da parte mia. Chiaro che poi il segreto dell’interprete sta nel metterci del proprio, anche cercando di allineare quelle parole e immagini evocate al proprio vissuto. È così che una canzone può avere più o meno successo, chi canta quelle parole deve essere “convincente”. Ecco, io non ho mai scritto un pezzo per quell’artista in particolare. Forse con Giusy (Ferreri), con cui è iniziato tutto, c’è una sorta di alchimia e di empatia, per cui mi rendo subito conto se una canzone potrebbe essere interpretata da lei o meno. Con l’esperienza, poi, impari a capire qual è il linguaggio usato da un artista, però cerco sempre di fare come se quelle canzoni debba cantarle io e la cosa mi permette di mantenere sempre quella dose di autobiografia su quello che racconto.

Essendo un cantautore, quando hai deciso o comunque ti sei messo nell’ordine di idee di affidare le tue canzoni ad altri?
Ci sono stati due episodi da autore, uno con gli Mp2 e uno con Syria, nel 2002 e nel 2005 entrambi firmati con Tiziano Ferro, ma erano stati due episodi distanti tra loro e non li avevo presi seriamente, il mio percorso era quello di cantare i miei pezzi e insistevo su quello, convinto che nessuno potesse interpretare i miei brani così come li avrei interpretati io, anche perché avevo il desiderio di impormi nel mondo musicale come cantante dei miei stessi brani. Poi per caso è successo che mi sono innamorato della vocalità di Giusy e ho tirato fuori un brano che avevo nel cassetto, lo avevo scritto tre anni prima e non lo avevo nemmeno mai portato in sala prove con la mia band: Non ti scordar mai di me. Era un brano a cui ero molto legato, ma non lo avevo nemmeno considerato per il mio repertorio. Quindi, quando è esploso tutto con Giusy, ho pensato che, forse, se avevo la possibilità di scegliere a chi dare le mie canzoni, non sarebbe stato del tutto male fare l’autore. La cosa mi ha anche permesso di vivere il mio essere cantautore in modo molto più sano e sereno.

Dopo avere offerto le tue canzoni agli altri per anni, arriva questo progetto, in cui le canzoni tornano alla base, ma dopo essersi fatte un gran bel giro. La cosa ha influenzato il modo in cui le hai rifatte tue?
Era un progetto che avevo in mente da tanto tempo, quindi forse avevo bisogno prima di sperimentare e di pubblicare canzoni inedite, per arrivarci con una certa maturità, anche per il sound che avrei adottato. Dal precedente disco Errori di felicità, ho iniziato ad autoprodurmi, quindi a scegliere di persona che il disco fosse tutto suonato, che fosse più rock, che avesse dei rimandi al sound degli anni ’90. Questo ha fatto si che arrivasse il momento di riprendere in mano dieci anni di canzoni pubblicate, di mettere un punto in questi dici anni di carriera da autore, che non è un punto da arrivo, ma un punto per guardare da dove sono arrivato, cosa importante per andare avanti e essere consapevole dei tuoi limiti e delle tue possibilità. Ed è stato bello, perché riprendere queste canzoni, dopo che hanno fatto, come hai detto tu, un bel giro, dopo che sono state interpretate anche da più artisti, vedi L’Essenziale, cantata da Mengoni e ultimamente anche da Giorgia, avevo voglia che tornassero dal papà e che fossero interpretate con una veste nuova. La gente non sentirà un paragone con la versione del cantante che l’ha interpretata, ma semplicemente la mia versione nel 2019.

Quanto si distanziano dai provini originali?
Tanto, perché le mie canzoni che la gente conosce, in realtà, sono molto fedeli ai provini, che sono stati messi in bella dagli arrangiatori, però diciamo che di base una Non ti scordar mai di me, una Diamante lei e luce lui o L’Essenziale, suonavano già più o meno come le avete sentite. Quindi è chiaro che oggi suoneranno diverse. Diamante… per esempio ha preso un’altra strada, così come altre canzoni del disco, mentre altre sono rimaste fedeli, perché lo scopo non è quello di snaturarle, ma di renderle altro. Ogni canzone può avere un vestito, io ho cercato semplicemente di fare in modo che fosse credibile con quel vestito.

A proposito di Diamante lei e luce lui, perché la scelta è ricaduta su questo pezzo come primo singolo?
Dal punto di vista del sound è molto in linea con il precedente disco, quindi mi piaceva creare un filo conduttore con Errori di Felicità, e poi c’è sicuramente un fattore emotivo, perché a suo tempo, nel 2007, questa canzone è stata il mio regalo di compleanno per la mia migliore amica, che mi chiama diamante, mentre io la chiamo la mia luce. Insomma, volevo iniziare con qualcosa che avesse un estremo valore emotivo, una canzone che mi ricorda una persona che tuttora è importante nella mia vita. È stata una cosa detta dal cuore, anche perché questa è una delle canzoni meno conosciute di Annalisa, la conoscono i suoi fan, ma meno il pubblico, che ha imparato a conoscerla negli ultimi anni, in cui ha avuto più esposizione radiofonica. Poi, ha questo vestito così diverso dall’originale e mi piaceva spiazzare.

Nel disco, oltre a Giusy Ferreri, ci saranno diversi ospiti: Fedez, Emma Marrone e Alessandra Amoroso. Perché loro per questo disco e una caratteristica che te li ha fatti scegliere in generale?
Inizialmente questo progetto era nato senza duetti, non perché non li volessi, ma perché ho un problema a chiedere favori. Poi però mi sono armato di coraggio e ho mandato dei messaggi ad alcune artiste femminili, con cui avevo collaborato, chiedendo loro se volevano partecipare. Le ho scelte anche sulla base del mondo musicale, che avevo dato alle canzoni e loro hanno accettato di buon grado. Inizialmente doveva essere un disco al femminile, poi però c’era Magnifico e chiedendomi come potessi fare a renderla particolare, ho pensato di chiedere a Fedez di fare un intervento e anche lui ha accettato di buon grado. Poi sai, tutti loro hanno dei caratteri vocali che mi avvicinano molto al mio passato: Giusy mi ricorda moltissimo la Bertè, Patty Pravo, Carmen Consoli, quel mondo di vocalità che dividono, o piacciono o non piacciono; Emma ha un cantato grintoso, che mi ricorda la Nannini, che comunque ha fatto parte del mio repertorio; Alessandra ha una vocalità un po’ più soul che fa parte del mio passato da corista di un coro gospel e Fedez, fa parte del mondo rap che mi ascoltavo negli anni ’90 con gli Articolo 31 e i Sottotono. E poi con molti di loro c’è anche un rapporto di amicizia.

Quali sono i tuoi cantautori o autori di riferimento, quelli che ti hanno influenzato maggiormente?
Ovviamente sono cresciuto ascoltando tanta musica e mi sono nutrito della copia Battisti-Mogol, Tenco, Sergio Endrigo, passando per Enrico Ruggeri e Ivano Fossati, grandi cantautori e autori, soprattutto per donne, per cui a loro mi avvicinava questa grande sensibilità per il mondo femminile, che credo di avere anche io, perché ho sempre preferito le voci femminili a quelle maschili. Però la svolta musicale per me c’è stata con l’arrivo di artisti come Carmen Consoli o anche Moltheni (Umberto Maria Giardini), fino ad arrivare a Brian Molko dei Placebo, Damien Rice, i R.E.M.. Di base c’è sempre quel mondo malinconico, che mi serve per attingere alle mie emozioni.

Il pezzo da cui è stato più difficile separarti?
Ti porto a cena con me, cantato da Giusy a Sanremo, perché racconta un momento difficile della mia vita, una separazione, ma allo stesso tempo ero contentissimo e orgoglioso che fosse proprio Giusy a cantare quelle parole, che con la sua vocalità hanno acquisito il giusto peso. Ogni volta che la canto è come se andasse a scavare qualcosa, ma mi dà sempre sensazioni positive.

Con Mengoni e L’Essenziale, nel 2013, Sanremo lo hai vinto! È stata la soddisfazione più grande della tua carriera?
È stata del tutto inaspettata, perché fino a due giorni prima ero a Roma a guardare Sanremo sul divano con gli amici, quindi non mi rendevo conto. In realtà la vittoria fu già la prima sera, quando tra le due canzoni portate da Marco, andò avanti la mia, anche perché dall’altra parte c’era un pezzo firmato dalla Nannini e Pacifico, quindi ero partito quasi perdente. Poi, con i giorni, mi sono reso conto che la canzone stava crescendo e allora ho preso il treno e sono andato a Sanremo pensando, chissà, magari tra i primi tre ci arriviamo! Poi, l’urlo, che ho tirato nella hall dell’albergo quando abbiamo vinto, penso che se lo ricordino ancora.

Com’è nato il pezzo?
Ero a Fano, in una session di scrittura di autori e durante una pausa sono entrato in una sala, in cui c’era un piano e una chitarra acustica poggiata a terra. Mi sono seduto a terra, ho preso la chitarra e il mio taccuino, su cui c’erano delle frasi appuntate: mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi; sostengono gli eroi, se il gioco si fa duro è da giocare e poi c’era la parola l’essenziale. Era il 2011 e mi trovavo in un periodo della mia vita, in cui ero spaesato, sentivo il bisogno di tornare agli affetti, dai quali mi ero allontanato girando per la musica e la canzone è nata lì, in venti minuti. È stato un vomitare emozioni, musica e testo senza neanche accorgermene. La cosa curiosa è che una volta registrato il provino, non mi sono reso conto della forza di quel brano. A differenza di pezzi come Novembre o Magnifico, non ho pensato subito che fosse una bomba, ma man mano che lo ascoltavo cresceva nel mio cuore e capivo che aveva qualcosa di magico. Pensa che è rimasta nel cassetto per un anno e mezzo.

So che la tracklist è ancora top secret, per chiudere quindi parliamo di live, ci sarà un tour e nel caso cosa possiamo aspettarci?
Ci sarà sicuramente un instore, cercheremo di toccare più città possibili e di avere sempre modo di suonare, per me è importante suonarlo questo disco e raccontarlo. Poi a seguire spero ci siano un sacco di date, ma è tutto un work in progress, che aggiorneremo via via sui social.

Crediti foto: Chiara Mirelli

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI