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Romina Falconi: «Biondologia, come stare in piedi nonostante gli schiaffi della vita»

Si intitola Biondologia il nuovo album di Romina Falconi, in uscita il 15 marzo per Freak & Chic/Artist First. Il sottotitolo del concept album parla chiaro – L’arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso – ma del resto stavolta la cantautrice ha fatto davvero le cose per bene.

Biondologia è, di fatto, una mappa psico-emozionale anticipata non a caso dai singoli Cadono Saponette (il Pessimismo), Le 5 fasi del Dolore (l’Abbandono) e Vuoi L’Amante (la Dipendenza Affettiva). In totale, i 12 brani dell’album – scritti da Romina, prodotti da Francesco Katoo Catitti e suonati, tra gli altri, da Gary Novake Reggie Hamilton – danno vita a uno studio psicologico delle emozioni, ribattezzato Psico-Pop.

«Quando scrivo butto giù i pensieri, in modo naturale. E anche le persone che mi seguono mi scrivono spesso lettere molto profonde. Quando ti scrivono persone disposte a mettersi in gioco, lo vivi come un grande onore». Queste lettere sono servite a Romina per creare la mappa psico-emozionale, in cui – come sempre – c’è anche una buona e profonda dose di ironia.

«Mia mamma è come Massimo Troisi, l’ironia è sempre stata fondamentale nella nostra famiglia e io l’ho usata anche in questo album. – racconta la Falconi alla stampa – Di 12 tracce, otto le definirei grottesche. Lo scopo non è mai stato trovare una morale, ma far sentire meno solo qualcuno. Tutto si supera, è vero, ma non sai mai quanto ci metti a stare meglio».

Le canzoni, in origine, erano ben 29 «ma abbiamo dovuto sviscerare molto, per me è stato un po’ come mettermi a nudo».

«Biondologia è un reparto – spiega ancora Romina – è la capacità di stare in piedi nonostante gli schiaffi della vita. Io mi sono sentita sola per tanto tempo, mi sgretolo tutti i giorni e vorrei che l’umana debolezza diventasse qualcosa da raccontare. I rimpianti li abbiamo tutti e servono per scegliere più accuratamente i prossimi passi. Per essere felice devi lottare».
Qualche parola la cantautrice la spende anche sulla genesi musicale dell’album, che definisce «un parto trigemellare». «Avevo le idee chiarissime – precisa – volevo creare una mappa emozionale che permettesse di gestire le magagne, belle e brutte. Ogni canzone doveva rappresentare uno stato emotivo. Quando ho incontrato Catitti ero felicissima di poter fare ciò che avevo in testa. E ce l’abbiamo fatta».

La natura curatrice del dolore è alla fine alla base del concept album di Romina: ironia e amarezza si mescolano nel tentare di trovare la chiave non tanto utile a curare i mali, quanto necessaria per accettarli.

«Ho scoperto che non sono sgretolabile come credevo – conclude infatti la cantautrice – ma mi è servito molto piangerci sopra. Se vengo colpita poco non imparo mai nulla».

Grazia Cicciotti

Foto di Ilario Botti

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