Onstage
Royal Blood intervista 2017 album

Il segreto dei Royal Blood è uno solo: «Loud is better!»

Quando abbiamo ascoltato per la prima volta i Royal Blood e il loro rock selvaggio e abrasivo, in molti abbiamo gridato al miracolo: infatti pur essendo soltanto in due, basso e batteria, l’impatto sonoro è feroce e immediato.

Il loro è un sound infuocato che non si sentiva in giro da diversi anni e pur avendo alle spalle un solo album (Royal Blood, del 2014) nel giro di pochissimo tempo Mike Kerr e Ben Thatcher hanno conquistato non solo molti loro colleghi artisti (tra cui i Foo Fighters – che li hanno voluti con sè in tour nel 2015 -, Arctic Monkeys e persino il chitarrista dei Led Zeppelin Jimmy Page) ma anche un folto stuolo di fan.

Il prossimo 16 giugno uscirà su etichetta Warner Bros. Records il nuovo album dei Royal Blood, How Did We Get So Dark?,  ed è bastato un solo singolo, Lights Out, per convincerci ha questo duo ha tutte le carte in regola per regalarci un’ondata travolgente di grande musica. In attesa di vederli anche dal vivo il prossimo 2 novembre al Fabrique di Milano, li abbiamo incontrati per voi.

Siete soltanto un duo ma la sensazione che ho avuto ascoltando il disco è di un album da sentire rigorosamente con i volumi al massimo. Anche perché l’intensità del vostro sound è pazzesca.

Mike: Sul disco vogliamo essere esattamente come dal vivo, i volumi sono incredibili. Del resto il rock’n’roll deve essere suonato ad alto volume. Loud is better!

Qual è secondo voi lo stato di salute attuale del rock?

Mike: Non ne sono molto sicuro, la mia sensazione è che il rock’n’roll ritorni continuamente. Ci piace fare la nostra parte, ci piace fare rock’n’roll, è un genere che ci viene molto naturale. Se ci fosse venuto naturale fare jazz avremmo fatto jazz!

Parlando di How Did We Get So Dark?: di solito riuscite a scrivere quando siete in tour o avete lavorato sulle canzoni una volta entrati in studio?

Mike: Abbiamo iniziato a lavorare al disco intorno alla fine del 2015: eravamo in tour con i Foo Fighters e ci erano venute in mente già alcune idee. Abbiamo poi messo insieme altri spunti nel 2016. Ogni canzone ha comunque avuto una genesi diversa, e ha influenze diverse, è difficile dare una risposta precisa sull’album nella sua interezza. A livello di testi sicuramente ti posso dire che sono molto più freschi, ogni canzone ha la sua personalità.

Purtroppo la scorsa settimana ci ha lasciati Chris Cornell, è stata una grandissima perdita per il mondo del rock. Voi ascoltavate la sua musica?

Mike: Ho incontrato la sua musica molto presto. Mi ricordo quando ho incontrato per la prima volta Tom Dalgety, il produttore del nostro primo album, e cercavo la voce giusta per cantare: Chris è stato uno degli artisti che Tom mi ha fatto ascoltare, e mi sono ispirato a lui.

Ben: Non ero un grande fan dei Soundgarden, ho incontrato la musica di Chris quando era già negli Audioslave, il progetto che ha fatto con i componenti dei Rage Against The Machine. Ha dato un tocco inconfondibile alle canzoni, delle melodie straordinarie. E’ un gran peccato, era così giovane e pieno di talento.

Oggi la fruizione della musica è profondamente cambiata: ad esempio molte persone ascoltano i dischi tramite le piattaforme streaming come Spotify. Qual è il vostro rapporto con questo tipo di supporti?

Ben: E’ grandioso. Mi capita di ascoltare delle vecchie band degli anni Settanta e di trovare online tutta la loro discografia, anche dischi che non si trovano facilmente nei negozi.

Mike: Assolutamente. E’ una specie di droga! Penso che in questo modo la nostra musica possa fare il giro del mondo più velocemente. Abbiamo scoperto di avere una grossa fanbase nelle Filippine, e noi nelle Filippine non ci siamo mai stati!

Dall’altro lato però (a causa di una serie di fattori, economici ma anche culturali) ci sono sempre più club, anche storici, che chiudono ed è un po’ più difficile per una band giovane portare avanti la gavetta come si faceva una volta.

Mike: E’ triste perché a volte decidi di mettere su una band proprio dopo che ne hai vista una dal vivo: la mia vita è cambiata quando sono andato a vedere un concerto degli U2, mi hanno fatto venire voglia di prendere uno strumento in mano e scrivere le mie canzoni. Senza contare che riesci a crescere come band proprio perché molti club ti danno la possibilità di suonare.

A novembre intanto vi vedremo in concerto al Fabrique di Milano, cosa ci dobbiamo aspettare?

Mike: Suonare le nuove canzoni dal vivo è eccitante, abbiamo già iniziato a fare qualche data e durante questi concerti ci siamo già divertiti molto. La reazione del pubblico è stata davvero grandiosa per cui penso che vi divertirete anche voi!

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