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Santii S01

S01, Santii: «La musica è un’entità che si declina col tempo»

Si intitola S01 il nuovo album di Santii, uscito il 25 maggio e interamente scritto, prodotto, mixato e masterizzato da Miki e Alex, che avevano già collaborato insieme al progetto M+A. Con S01 ha tuttavia inizio un nuovo corso che – come si evince chiaramente dal titolo dell’album – richiama alla serialità degli show televisivi: un viaggio tra mondi musicali diversi ma a loro modo affini, che si dipana in varie “stagioni”, mantenenendo ferme alcune costanti.
Abbiamo però chiesto proprio a Santii di raccontarci questo progetto.

Ciao ragazzi, inizierei dal principio. Come e quando è nato il progetto Santii?
Il progetto è nato durante delle session di registrazione che stavamo facendo al Tylard Studio. È stato tutto molto naturale. Scriviamo molto ed era una fase in cui sentivamo che alcune cose, artisticamente, stavano cambiando: processo lavorativo, suoni, idee. Quando ci siamo accorti che la cosa stava diventando palesemente un’altra abbiamo deciso di bucare qualche bolla e cominciare Santii.

Come si evince chiaramente dal titolo, fate molto riferimento alla serialità delle serie tv. Come mai e che tipo di progetto avete intenzione di raccontare?
La musica per noi è stata sempre una questione di tempo. Ed è sempre stata una questione di musica, anche in maniera ossessiva. La serialità ci permetteva molta libertà, perché faceva diventare la cosa quasi biografica. Un’entità che si declina nel corso del tempo, in serie. La narrazione che c’è dietro è la storia di Santii.

L’album è stato interamente registrato nel Regno Unito, come è andata la fase di registrazione e produzione?
Come dicevamo, ci sono stati almeno due anni di lavorazione tecnica in cui prima ancora della canzone abbiamo voluto capire e lavorare sul come fare certe cose. Devi sempre coniugare quello che hai da dire con il come lo vuoi dire. La fase del come è durata molto, abbiamo girato molti studi, abbiamo fatto un sacco di collaborazioni. In tutto questo flusso ha preso forma Santii.

Nel progetto ci sono per ovvi motivi dei featuring, considerando la sua stessa natura. Come selezionate gli artisti con cui collaborare?
Per S01 è andata così: dovevano essere artisti che ascoltavamo, non semplici nomi da inserire in un disco per aumentare i plays; doveva esserci un contatto umano ed artistico, non manager che scrive a manager. Abbiamo mandato mail direttamente noi agli artisti, alcuni sono diventati amici, altri lo erano già. Ultima cosa: dovevano venire da mondi diversi tra loro, volevamo sintetizzare la cosa, farli entrare nel nostro mondo: noi siamo usciti dal nostro, loro dal loro: S01 è un punto di contatto-limite tra storie, mutazioni e narrazioni diverse.

Leggo che non sarete “solo un progetto musicale ma un entità che connetterà mondi diversi”. In che senso e cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
Sorpresa! Abbiamo in cantiere molte cose, ma sono ancora troppo embrionali.

Il vostro proposito è quello di fondere mondi apparentemente diversi, qual è la vera sfida di questa vostra missione? Nel senso, quale è l’elemento più difficile?
Non è una missione. Nel senso: siamo fatti così. È un approccio che avremmo a prescindere, probabilmente, anche se non facessimo musica.
Non saprei. L’unica cosa importante è sapere che ogni difficoltà è sempre una strada che hai scelto, consciamente o no, una vita che hai scelto: una cosa che volevi.

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