Onstage

Scarda: «Le mie canzoni? Pop, ma con uno spessore autorale»

Prosegue con il sold out di questa sera al Circolo Ohibò di Milano il Finetormentone Tour di Scarda, che dopo le cinquanta date circa già suonate in tutta Italia a supporto del suo secondo lavoro in carriera, Tormentone, lo vedrà impegnato con la sua band sui palchi di Perugia, Santa Maria di Vico, Bologna e Roma.

All’esordio nel 2014 con l’album Con i piedi sul cruscotto e dopo la fortunata collaborazione alla colonna sonora dalla saga cinematografica Smetto quando voglio, Domenico Scardamiglio (vero nome del cantautore partenopeo di nascita, romano d’adozione, ma cresciuto in Calabria, a Vibo Valentia) è tornato con un disco, Tormentone, in cui la quota cantautorale incontra, in maniera assolutamente convincente, venature elettroniche, tipiche dell’indie pop di casa nostra.

Un lavoro arrivato a quattro anni dal debutto e che sentiremo live insieme ai nuovi singoli Distrutto e Tropea, usciti nel corso di quest’anno e anticipazione del prossimo disco, che Scarda è pronto a registrare proprio dopo la fine del tour.

Finetormentone Tour, non dirmi che il tuo tormentone si è esaurito. Scherzo! Cioè no, se no poi come le scrivi le canzoni?!
Stavo pensando di ritirarmi dalla musica, no, no scherzo, ci sono altri progetti che bollono in pentola, anche se non posso essere troppo dettagliato, ma sai le solite cose, si scrivono canzoni, si registrano e si fanno uscire dischi.

E allora parliamo del sold out di Milano!
È un risultato importante, nel senso che piano piano possiamo cercare di lavorare per riempire anche spazi più grandi. Certo non significa che domani riempio l’Alcatraz, però piano piano ci si può arrivare e la cosa ci motiva a lavorare ancora meglio.

Cosa ci possiamo aspettare da questi live?
Saranno suonati meglio, sia per una questione di esperienza maturata all’interno di questo tour, che è durato un anno e anche perché abbiamo cambiato alcune cose tecniche. A Milano non abbiamo ospiti, ma forse, ci auguriamo, ora della fine potrebbe saltare fuori qualche ospite. Ma i miei colleghi in questo periodo hanno tutti da fare?!

Qual è la canzone che ti sei reso conto avere più impatto live?
Credo che ci siano state canzoni che mi aspettavo funzionassero meno in generale.

In che senso?
Faccio un esempio: Sorriso. Pensavo fosse una canzone minore all’interno del disco e invece è la più ascoltata e come spesso succede, quando vanno bene nella vita fuori dai concerti, le canzoni poi vanno bene anche nei concerti, perché sono le più attese e le più cantate. Le canzoni sono sempre pronte a sorprenderti e non lo sai mai alla fine cosa piacerà veramente al pubblico.

Come dice il Maestro Guccini, la canzone è un riflesso di luce su una superficie, conquista territori e persone, attraverso passaggi che ignori.
Sì, io quello che ho imparato è che è meglio essere prolifici, scrivere quello che ti viene, senza stare troppo a pensare, perché per una questione statistica alla fine il pezzo buono ti esce. Per me ormai è veramente difficile prevedere quali saranno le canzoni ce funzioneranno.

Meglio scrivere tanto, quindi, anche se non me lo vuoi dire, ti chiedo: quanto materiale hai già nel cassetto?
Diciamo che non ho mai smesso di scrivere e che, quando abbiamo messo su Tormentone, un paio di canzoni le avevo lasciate fuori e adesso si possono fare uscire, quindi me le sono ritrovate e a settembre ho consegnato un tot di canzoni che erano pronte, dei provini voce e chitarra, che sono state apprezzate anche da altre entità, che, boh, forse, si inseriranno… Vedremo, non voglio anticipare niente per scaramanzia. L’argomento più o meno sarà sempre quello, ma ce ne saranno anche altri, oltre al parlare dello stare male per una persona, in questo disco si parlerà anche dello stare bene con una persona, argomento che io non avevo mai affrontato finora.

Beh, già in un pezzo come Tropea il testo ha una dimensione di accettazione delle cose, una specie di come vada come vada, viviamocela.
Sicuramente è stata una licenza estiva che mi sono preso, perché non credo che farò altri pezzi in quel modo o magari sì, ma Tropea non vuole essere una canzone che avverte che d’ora in poi andrò in quella direzione. Tropea è nata sulla base del fatto che io ho fatto quasi tutte le estati lì e quella situazione che descrivo nel disco è effettivamente una situazione tipica di chi è autoctono di un posto e ogni anno conosce delle turiste o dei turisti diversi. Mi faceva piacere affrontare questo argomento e soprattutto mi divertiva farlo in una chiave estiva e quindi ci ho messo questo tempo un po’ reggaeton.

Sentendo Distrutto e Tropea mi sembra che ci sia un tentativo di integrare in maniera ancora più organica l’aspetto acustico e quello elettronico. È la direzione di quello che stai facendo per il prossimo album?
Quella è sicuramente un’intenzione che ho e che ho avuto già da Tormentone. Sì, voglio che le mie canzoni siano un prodotto pop, ma che allo stesso tempo ci sia dello spessore autorale, musica d’autore, però con una dimensione pop, che poi è un po’ quello che faceva Battisti o che fa Battiato, che prendo a modello, ma senza ovviamente volermi paragonare a loro.

Un tuo aspetto interessante è che, come hai raccontato altre volte, oltre alla musica, la tua passione è la scrittura e che nei tuoi progetti c’è un romanzo. Quanto sei lontano dall’obiettivo?
Ci sto pensando. Avevo scritto un libro, ma l’ho riletto in questi giorni e non può uscire, perché è veramente brutto.

Ma come?!
Ma sì, l’ho scritto quando avevo diciannove anni e scrivevo male, è scritto veramente coi piedi. Quando si scrive fuori da una griglia composta da strofa, ritornello, ponte e special vado in difficoltà, nel senso che lì perdo lo stile. Quindi, mi sto esercitando ad assumere uno stile di scrittura narrativa, che ancora non ho ed è difficile da acquisire. Quando sentirò di avere colmato questa mancanza stilistica, allora lì inizierò anche a scrivere libri. L’intenzione c’è.

Nel mondo della prosa quali sono i tuoi riferimenti, gli autori che ti ispirano di più?
Uno che mi piace assai come scrittore, ma che non è uno scrittore è Vinicio Capossela. Stilisticamente vorrei arrivare ad assomigliare a lui nella scrittura. E poi mi piace molto Carmine Abate, che non è conosciutissimo, ma in realtà ha vinto anche un Premio Campiello con un suo libro (La collina del vento, ndr). Chiara Gamberale, invece, non mi fa impazzire a livello stilistico, ma i suoi contenuti mi piacciono tanto. Ecco io vorrei esprimere dei contenuti e allo stesso tempo farlo con uno stile riconoscibile, un po’ come Bukowski, dare quella sensazione che hai quando vedi un film di Tarantino o di Sorrentino, che anche se lo becchi a metà e non lo hai mai visto, capisci che è lui. È ambizioso come obiettivo, ma ci vorrei riuscire.

Il mondo che vorresti esplorare è lo stesso da cui nascono le tue canzoni o se ne discosta, perché magari trovi che quel contenuto possa avere l’espressione giusta in prosa, più che nella forma canzone?
Vorrei parlare anche in prosa degli argomenti di cui parlo nelle mie canzoni, però la cosa che veramente mi piacerebbe fare sarebbe trovare una storia bella, che ti tiene incollato per capire come quella cosa che è successa a pagina ventisei si ripercuoterà alla fine del libro, un bell’intreccio. Infatti, una delle idee che ho in mente è quella di scrivere un libro, in cui ci sono sei storie separate tra di loro, ma che si uniscono in alcune parti della trama.

Alla Pulp Fiction.
Esatto!

Per chiudere, cosa ti porti a casa dopo un anno di live?
A livello umano, l’aria che si respira nel tour con i musicisti, perché si diventa veramente una famiglia, si condividono molte ore di autostrada, prima di suonare. La gente vede l’ora e mezza di concerto che fai, ma dietro quell’ora e mezza ci sono viaggi estenuanti, tante cosa da fare una dietro l’altra, senza mai fermarsi un attimo. Quindi mi porto dietro la fatica, tutta ripagata da quell’ultima nota che fai sul palco e che, quando il concerto è andato bene, come sono andati quelli di questo tour, è un momento che ti porti dietro.

Finetormentone Tour:
Sabato 16 novembre – Ohibò – Milano;
Sabato 23 novembre – Urban – Perugia;
Venerdì 29 novembre – Smav – S. Maria a Vico (CE);
Giovedì 12 dicembre – Covo – Bologna;
Venerdì 13 dicembre – Off Topic – Torino;
Sabato 14 dicembre – Monk – Roma.

Cinzia Meroni

Foto di Ufficio stampa

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