Onstage

Serge Pizzorno racconta The S.L.P.: «Il mio autoritratto»

Uscirà il 30 agosto l’album che segna il debutto da solista di Serge Pizzorno, mente e parte dei Kasabian che – con The S.L.P. – dà vita a un nuovo corso. The S.L.P. non è solo il titolo dell’album, ma anche di fatto il moniker dietro il quale si nasconde la mente di Serge (sta per Serge Lorenzo Pizzorno), desideroso di mettersi alla prova senza band e con nuove sonorità.

«Non è un progetto che nasce da una lunga riflessione – esordisce subito in conferenza Serge – mi son detto più Ok, facciamolo. Era ora o mai più. Certo, c’era un’idea iniziale, ma è stata una decisione molto rapida, probabilmente perché avevo paura di non riuscire a farlo poi». Approfittando di una pausa dalla forsennata routine dei Kasabian, piuttosto che stare con le mani in mano, Pizzorno ha iniziato a buttare giù melodie e testi. Ne sono usciti tre interludi – che portano nel titolo proprio la parola Meanwhile («Un’idea molto fumettistica, mi fa pensare a Batman nella Batcaverna» spiega Serge), che ha piazzato a inizio, metà e fine della tracklist. Poi ha riempito i vuoti.

Le 11 tracce che compongono l’album – registrate nello studio di Leicester di Pizzorno – finiscono per creare una sorta «di autoritratto, in cui ogni canzone rappresenta un pezzo della mia personalità. Se lo guardi dall’esterno, è come guardare nella mia testa».

Serge ammette di aver sperimentato molto anche a livello sonoro, lasciandosi ispirare dalle colonne sonore dei film italiani degli anni ’60. «Ho sempre pensato che la parte visiva della musica sia molto importante – ammette rivolto ai giornalisti – il mio lavoro è molto visual. Compositori come Morricone o John Barry sono fondamentali per me, e questo è il motivo per cui la prima traccia dell’album si intitola Meanwhile… in Genova. Serviva un titolo d’impatto e questo brano rappresenta me stesso e le mie radici. La mia storia inizia da lì».

L’Italia, del resto, per Serge è veramente un punto di riferimento imprescindibile. «Ho passato tanto tempo qui da bambino – ci racconta – poi con la band ho iniziato anche a venirci in tour e per me è come suonare a casa. Veramente a casa. Con il pubblico italiano sento una vera connessione».

The S.L.P., più di ogni altra cosa, rappresenta però per Serge la gioia di tornare a fare musica per il piacere di farlo. «Negli ultimi anni ho vissuto in un ciclo fatto di scrittura di un album, tour, un altro album etc. – racconta – Come se fossi in mezzo a una tempesta. E, quando ti riprendi, ti accorgi che tutto è cambiato. Ti chiedi cosa devi fare per ricostruire un po’ le tue tracce». E, in effetti, Serge in questo lavoro sembra veramente libero da ogni vincolo, mettendosi alla prova anche con qualche featuring, da slowthai a Little Simz.

«Mi è piaciuto lavorare con giovani artisti. – ci rivela – Con slowthai è stato molto facile, per esempio. In futuro voglio collaborare sicuramente di più e dar vita a collaborazioni ancora più interessanti. Se una cosa mi sembra ambiziosa, voglio farla. Voglio avere l’atteggiamento di un bambino, non pensare troppo alle cose. Da piccolo giochi per il piacere di giocare ed è importante ricordare anche da grandi che vale sempre la pena agire in questo modo».

Infine, sul live, Serge sembra avere già le idee chiare (suonerà al Magnolia di Milano il 12 settembre): «Penso che questo album rappresenti un mondo diverso. I Kasabian sono i Kasabian ed è una realtà che ci sarà sempre e che rispetto. The S.L.P. è un’altra cosa. – avverte – Suonerò l’album, ma in un altro modo. Sarà un’esperienza completamente diversa per il pubblico. Sono emozionato, perché la mia intenzione è mettere su uno show che sia più di un live, che sia un’esperienza. Questo è il piano, ci sto ancora pensando in realtà».

«Sarà euforico, come un rave. – commenta ancora Serge – Con me suoneranno cari amici, ma sarà un live ridotto, come un film di David Lynch, misterioso e straordinariamente vicino al pubblico. Rave e Lynch non vanno d’accordo, dite? Se stai tanto tempo con una band pensi tantissimo agli strumenti musicali e ai dettagli, ma ho capito che ci sono modi diversi di suonare per ottenere lo stesso risultato. Voglio comunque risultare potente, con onestà e passione».

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