Onstage

Shade, parola d’ordine “autoironia”

Bene ma non benissimo di Shade è disco di platino. Un traguardo inaspettato per il rapper di Torino (è il primo disco di platino nella storia della sua carriera) che, in questo momento, sta lavorando al nuovo album. Ci siamo fatti raccontare da Shade cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi e come sta vivendo questo riconoscimento.

Iniziamo da questo traguardo raggiunto da Bene ma non benissimo. Ti aspettavi il disco di platino? In tempi non sospetti, dicevi che tanto non sarebbe mai diventata una hit…
Me la sono tirata in positivo (ride, ndr). Il disco di platino non me lo sarei mai aspettato. Mi aspettavo che dopo sei mesi o un anno la canzone conquistasse il disco d’oro, perché c’è un pubblico di ragazzi molto grande che mi ascolta e quindi so che, con tanti streaming, dopo un bel po’ arrivano i riconoscimenti. Non mi sarei mai aspettato il disco d’oro in due mesi e, subito dopo, il platino. Quello mai. Anzi.

Invece eccolo. Come lo stai vivendo?
È un bellissimo traguardo, a cui ambivo comunque da tanti anni. Pensavo: “Non ci arriverò mai”. E, ora che ci sono arrivato, è uno dei pochi traguardi che mi sto godendo. Ce l’ho fatta. Adesso ci sono però tanti altri traguardi davanti a me. Già solo ripetersi non è semplice. Non puoi replicare la stessa canzone, devi fare cose diverse. A me comunque piace differenziarmi, altrimenti sarebbe troppo facile e, soprattutto, sarebbe dannoso. La gente vuole quello, invece per me il pubblico va un po’ educato. Non puoi fare sempre e solo le canzonette che tutti cantano, ci vuole qualcosa di più concreto. Anche solo, semplicemente, diverso.

La creatività non ti manca di certo. Sui social sei attivissimo con video un po’ particolari…
Sai che a volte non riesco a dormire perché mi vengono delle idee? Mi devo svegliare e scriverle. La mente non si ferma mai.

Sei il re della cazzata, in senso positivo…
Sono contento di questo primato (ride, ndr). Purtroppo o per fortuna, in questo momento non ho molto tempo da dedicare ai video. L’ultimo che è uscito era in occasione del disco di platino. L’avevo fatto per il disco d’oro, ma quando l’ho finito avevo vinto il platino. Quindi ho dovuto cambiare qualcosa. Ne sto preparando altri, ma ho troppe idee e troppo poco tempo per realizzarle.

A parte i video, a cosa stai lavorando?
Sto lavorando al disco e, nell’immediato, arriverà un altro singolo. Sarà un po’ il sequel di Bene ma non benissimo. Non so cosa si aspetti la gente, ma spero di stupire tutti in positivo.

Voi rapper vi trascinate dietro sempre complimenti e critiche. È successo anche per Bene ma non benissimo.
Il mio pubblico si divide tra i fan nuovi e la vecchia scuola, che mi porto dietro dalle battle di freestyle. Loro storcono il naso di solito. Mi dicono che i freestyle su Facebook sono una bomba incredibile e poi faccio “una canzonetta”. In realtà, la medaglia ha sempre due facce. Non puoi far sempre felice tutti, preferisco essere felice io per una volta.

Ti sei chiesto come mai il platino sia arrivato proprio con questa canzone?
Non esiste una formula scritta. Il claim sicuramente è molto forte. Mi capita spessissimo di dire “Bene” e qualcun altro mi finisce la frase. “Bene” è una parola che usiamo spesso, così come il “Bene ma…”. Il claim ha aiutato molto e il ritornello è proprio un martello. La base è molto bella, ma è stato un insieme di cose. Arrivavo anche da un periodo molto positivo sul web, i numeri erano altissimi. C’è stato un allineamento di pianeti che magari neanche si ripeterà. Penso in passato di aver fatto canzoni più belle che non hanno avuto il successo di Bene ma non benissimo.

A proposito del passato, tu vieni proprio dalla strada, dai freestyle… Dove ti collocheresti ora che sono entrati in ballo la discografia e i primi riconoscimenti?
Hai detto bene, vengo dalla strada. Non nel senso gangsta del termine, ma perché facevo i freestyle per strada o in locali marcissimi. Veramente brutti, penso che l’ufficio d’igiene ora li abbia chiusi. Adesso è cambiato tutto: siamo nella Warner, un palazzo enorme, pieno di dischi d’oro di artisti importanti. Già questo fa capire quanto è cambiata la mia vita, così come il fatto che vengo chiamato dalle trasmissioni tv. I miei amici mi telefonano dicendo: “Ti ho visto lì, non ci credo”. Per dirti, io e i miei amici ci ritrovavamo per vedere insieme Tiki Taka, che menti geniali! Guardavamo programmi sportivi, in cui io ora partecipo. La cosa bella è che i miei amici mi scrivono che sono sempre me stesso ed è come se fossi ancora lì a guardare la trasmissione con loro, semplicemente dall’altra parte. Questa è l’unica cosa che non è cambiata, il mio approccio. La vita ti dà tanto, ma ti toglie anche molto. Impari a prendere le batoste. Quando arrivano, la volta in cui ti succede qualcosa di bello al posto di allargare le braccia ti copri un po’. Te la godi, ma con la consapevolezza che da un momento all’altro potrebbe arrivarti la scoppola. Ho un atteggiamento più maturo.

A questo proposito, noto che – a differenza dei tuoi colleghi – giochi tantissimo sul tuo status e sei molto autoironico. Insomma, niente foto con la Lamborghini.
Quando vedo i video con la Lamborghini, mi viene da ridere. Trovo quei videoclip più comici delle mie pillole su Facebook. Penso però che il ragazzino di turno li guardi con gli occhi a cuore perché desidera quello status. Ebbene, non ce l’avrete mai. Non ce l’hanno neanche i miei colleghi che dopo il video devono restituire la macchina al concessionario. A me piace essere me stesso. Ti faccio un esempio: due settimane fa ho fatto un concerto che è andato male. Era un posto enorme, da 800 persone. Ce n’erano 200. Non erano poche, ma in un posto così grande lo facevano sembrare vuoto. C’è stato un po’ di caos nella fase di promozione, ma sono salito comunque sul palco. Era una situazione assurda, ma mi stavo divertendo. Ho urlato: “Su le mani, tutti voi 20 in prima fila!”. Ci scherzo su, non devi essere sempre il figo della situazione. Non lo sarò mai, anche se vinco 58 dischi di platino. Se c’è meno gente, paradossalmente il mio show dura di più, posso tirare dentro più persone. Invento tutto sul momento. È brutto da dire, ma se c’è meno gente, mi diverto di più e, senza autoironia, non riuscirei a vedere questa sfumatura. Altri si sarebbero rifiutati di suonare, ma io penso che serva anche rispetto nei confronti del pubblico.

A proposito di live, qual è il momento che ti piace di più di un concerto?
Quando cantano le mie canzoni. Non mi abituerò mai. Al di là di Bene ma non benissimo, che ormai conoscono tutti. Ci sono altre canzoni a cui sono molto legato e che nella mia testa abbiamo ascoltato in cinque. Quando vedo che tutti le cantano, capisco che non era un fallimento come pensavo. Il live, poi, è il mio habitat, quando salgo sul palco cambio. Sono molto insicuro, ma il palco – per fortuna – ti cambia.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI