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Shakalab: «Per questo disco non ci siamo posti nessun limite»

A distanza di 3 anni dall’ultimo disco, Duepuntozero, gli Shakalab sono tornati con Non facciamo musica. Oggi, vede la luce il video dell’ultimo singolo estratto dal disco, A prima vista, in collaborazione con Davide Shorty. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Non facciamo musica segna il vostro ritorno sulle scene, a distanza di 3 anni da Duepuntozero. Com’è nato il disco e, in più, quanto ha inciso un lasso di tempo così ampio nella scrittura dello stesso?
Dopo l’uscita di Duepuntozero ci siamo totalmente dedicati alla dimensione live, abbiamo fatto un tour europeo e decine di live in tutta Italia, ma una volta tornati in studio non è stato difficile concepire il nuovo lavoro, grazie anche a tutto quel tempo passato insieme. Insomma, non ci siamo fermati un attimo. Una volta capita la direzione che stava prendendo, il tutto ha preso forma in poco tempo e i due producer che ci hanno dato man forte, Gheesa e Princevibe, sono riusciti subito ad entrare nel mood giusto.

A prima vista, che vi vede collaborare con Shorty, è il pezzo apparentemente più distante da voi, eppure ne è venuto fuori un brano che è difficile dimenticare, sin dal primo ascolto. Ce ne parlate?
Per questo nuovo disco non ci siamo posti nessun limite, diciamo che senza volerlo ci siamo spostati da quello che ci si aspetterebbe da noi per sperimentare nuove soluzioni musicali.A prima vista è di certo quello che più incarna questo concetto, ma ascoltando bene si sente molto la nostra impronta e quasi tutte le nostre peculiarità sono presenti nel brano, diciamo che è una versione upgrade di quello che eravamo nel disco precedente. Questa non è la classica canzone d’amore, è una storia d’amore senza tempo, è’ l’amore raccontato dagli occhi di chi lo io incontra per la prima volta.

Il sound di Shorty sembra incastrarsi alla perfezione con il vostro. Quando e come è nata l’idea di collaborare?
Con Davide Shorty ci conosciamo da tempi non sospetti, erano i tempi dei freestyle fra le vie di Palermo e le battle in giro per la Sicilia dei primissimi anni 2000, da sempre ci siamo promessi di fare qualcosa insieme e A prima vista ci è sembrato il giusto pretesto. Abbiamo un background molto simile, dall’hip hop al reggae fino alla passione per la black music in generale e, anche se può sembrare un esercizio di stile complicato, coniugare tutti questi generi non è poi così tanto impossibile.

Quanto conta per voi la dimensione live? Come vivete il palco e, soprattutto, il contatto con il pubblico?
Quella live è la dimensione che preferiamo ed il palco è nostro habitat naturale, chi è venuto almeno una volta ad un nostro live sa di cosa stiamo parlando. Non si tratta di concerti, ma di feste in cui tutti hanno un ruolo fondamentale e non è prevista la presenza di spettatori passivi. Si salta, si sorride, si riflette, ma, sopratutto, si ha la sensazione di essere parte di un’unica famiglia. Col pubblico abbiamo costruito negli anni un rapporto bellissimo, ed è questo che ci fa sentire orgogliosi di quello che stiamo costruendo.

Il disco nuovo c’è, adesso verrà tutto il resto. Quali sono i vostri progetti per l’immediato futuro? E, chissà, quelli nel lungo periodo?
Abbiamo voglia di suonare ovunque, abbiamo tanto da dire e tantissima energia da condividere con la gente. Saremo in tour in Italia per tutto l’inverno e sicuramente replicheremo le date in Europa che negli ultimi due anni sono state pazzesche (i due sold out di Londra li porteremo a lungo nella nostra memoria). La promessa, però, è quella di non far passare tanto tempo alla realizzazione del prossimo disco, quindi fra un live e un altro ci ritaglieremo il tempo per andare in studio.

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