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Gli Snow Patrol tornano live in Italia: «Questo è il nostro show più bello di sempre»

A una decina di anni dal loro ultimo passaggio gli Snow Patrol annunciano il grande ritorno dal vivo in Italia con una data unica, lunedì 11 febbraio 2019, al Fabrique di Milano. Ci torneranno con il settimo disco in carriera, Wildness, arrivato anch’esso dopo un silenzio discografico durato la bellezza di sette anni.

Una lunga assenza quella dal nostro Paese, che come ci ha spiegato il leader della band, Gary Lightbody, non ha nessuna ragione specifica. «Amiamo questo Paese e siamo abbastanza ossessionati dal cibo, dall’arte e dalla cultura italiana. È un posto al quale ci sentiamo molto legati, abbiamo vissuto molte avventure qui, io ho anche dei parenti che vivono a Sorrento. Quindi no, non ci sono ragioni specifiche e vi assicuro che non lasceremo passare così tanto tempo prima di tornare la prossima volta».

Intanto, la formazione, in parte irlandese e in parte scozzese, di stanza a Glasgow ha già inaugurato il tour mondiale con una serie di tre date in casa, a Newcastle, Dublino e Belfast. «È stato assurdo. – ha commentato Lightbody – Questo è il miglior show che abbiamo mai messo in piedi, abbiamo suonato un’ora e quarantacinque minuti e ogni canzone era un singolo. Con venticinque anni di carriera alle spalle possiamo permetterci uno show del genere e sarà lo stesso a Milano, ma aspettatevi anche qualche sorpresa qua e là, qualche canzone che non sentite da un po’».

Ci arriveranno con un disco, Wildness, che è stato descritto da loro stessi come il più intimo e personale mai realizzato. È il frutto di sette lunghi anni di silenzio, durante i quali Gary Lightbody ha affrontato la depressione ed è uscito dall’alcolismo, un percorso di cui oggi, anche grazie al valore catartico della musica, parla a viso aperto.

«Raccontare i miei problemi in queste canzoni per me è stato molto utile, perché erano quarant’anni che mi tenevo tutto dentro e non stavo andando da nessuna parte, continuavo a cadere nelle stesse trappole mentali. Iniziare a parlarne è stato il primo passo per capire come cambiare le cose e, alla fine, mi sono chiesto perché avessi aspettato così tanto a farlo. La musica può essere terapeutica, ma anche frustrante, specialmente se ci impieghi sette anni a fare un album, ma credo che tutto sommato questo disco sia stata la migliore terapia che potessi fare. – ha confessato – Sono letteralmente passato dal parlare dei miei problemi con il mio terapista due anni fa, al raccontarli a chiunque voglia ascoltare attraverso il nostro album, quindi ero molto nervoso quando stava per uscire, perché pensavo, se la gente rifiuta questo disco, sono veramente fottuto. Probabilmente è stato il più difficile in assoluto da pubblicare, ma una volta che è andato nel mondo è stata una rivelazione. Oggi ricevo lettere da persone che mi dicono che li ha aiutati a superare un periodo buio e per me significa più di qualsiasi altra cosa al mondo».

Un processo di guarigione, che è entrato nei meandri di questo lavoro e che ha portato la band a un nuovo livello di consapevolezza sia nella realizzazione delle canzoni che lo compongono, che nell’idea alla base dei live di questa tournée.

«Questo è un album con molta roba pesante dentro, ma non credo che sia un album pesante, credo che contenga gioia, speranza e una certa risolutezza. Quando lo suoniamo dal vivo io non penso al momento della mia vita, in cui mi trovavo mentre lo stavo scrivendo, penso al pubblico e voglio che tutti si sentano connessi, che provino gioia, che abbandonino ogni cosa che è accaduta prima del loro ingresso in sala, così come noi band lasciamo tutto fuori dal palco. Credo che un concerto sia il posto perfetto per vivere il momento, è quello che cerchiamo di fare e spero che il pubblico torni a casa sentendosi un po’ più leggero».

C’è un concetto ossimorico che corre lungo tutto Wildness e che lega in una sintesi paradossale, ma perfetta i concetti di leggerezza e maestosità, gli stessi con cui gli Snow Patrol hanno escogitato uno show che sarà fedelissima trasposizione del mondo dietro, dentro e attorno al disco manifesto di un’identità ritrovata.
«Le canzoni di questo disco sono più facili da immaginare in una scala più grande. Però è curioso, perché hanno meno strumentazione, ma suonano più grosse e credo che sia il segreto che abbiamo impiegato venticinque anni a scoprire, cioè che meno significa di fatto di più, che non devi riempire ogni vuoto in una canzone con violini, chitarre, ci è capitato qualche volta di avere dieci chitarre in un pezzo, e che se ne tiri via qualcuna in realtà incrementi la dimensione, lo spazio e la maestà del brano. Questo ha aiutato anche a pensare degli show in cui tutto sembra più semplice, chiaro e niente si frappone al messaggio e al cuore», ha spiegato Gary Lightbody.

C’è anche una dimensione visiva curatissima in Wildness, un mondo di immagini che accompagna le dieci canzoni del disco, per ognuna delle quali è stato realizzato un video. «Sono sempre stato ossessionato dai film e credo che dopo la musica i film siano la mia cosa preferita, quindi avremmo sempre voluto realizzare dei visual per ogni canzone, ma solo ora siamo riusciti a farlo. Credo che abbia a che vedere con la quantità di tempo che ci è voluta per ultimare questo disco, questa volta abbiamo avuto tanto tempo per pensare non solo al suono che queste canzoni avrebbero avuto, ma anche al loro aspetto».

Il tutto non poteva non avere un forte legame con l’impianto visual e scenografico dei concerti, il più grandioso mai utilizzato dagli Snow Patrol, ma che a Milano, per ragioni di spazio, verrà trasposto in una versione ridotta rispetto a quella usata per gli show europei, in cui la band suona dentro una sorta di scatola luminosa. Difficile spiegare le immagini a parole, così entusiasta del risultato Gary ci ha mostrato direttamente dal suo cellulare alcune immagini dallo show di Newcastle, aggiungendo un: «Se non è selvaggio questo, non so cos’altro lo sia. Per Life On Earth avremo del materiale video della NASA, direttamente dai satelliti, filmati originali e grandiosi della terra che vengono proiettati sullo schermo dietro le nostre spalle e puoi vedere parti del satellite nell’inquadratura, piuttosto epico, no? Oggi a differenza che in passato non abbiamo più paura di utilizzare elementi visivi potenti, che hanno un profondo effetto sull’audience».

Non vediamo l’ora di viverlo, ma le buone notizie non finiscono qui, perché prima di salutarci Gary Lightbody ci ha anticipato che ha già iniziato a organizzare il materiale (circa seicento canzoni scritte durante i sette anni tra Fallen Empires e Wildness) in vista dell’ottavo disco della band, che quindi, si spera, arrivi nell’ordine di tempo dei due anni. «Wildness era SP7, ma sul mio computer c’è già un file nominato SP8 e contiene circa dieci canzoni al momento».

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