Onstage

Subsonica: «Microchip Temporale, un viaggio a ritroso nel tempo»

Venti anni fa usciva sul mercato discografico italiano Microchip Emozionale, il secondo album dei Subsonica destinato a segnare le gioie e i dolori di un’intera generazione. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e proprio per questo la band ha deciso di riprendere in mano le 14 tracce di quel celebre progetto e rielaborarle facendosi aiutare da artisti più contemporanei. Disco Labirinto finisce così per essere completamente stravolta da quel genio di Cosmo, mentre Tutti i miei sbagli diventa un duetto acustico e struggente cantato da Samuel e Motta.

«Abbiamo cercato di fare un viaggio a ritroso nel tempo per vedere dall’esterno cosa fosse successo. – commenta Samuel – Abbiamo scelto voci attuali della musica italiana, così abbiamo potuto vedere cosa avevamo fatto ma con uno sguardo contemporaneo. Ogni artista che abbiamo scelto, del resto, ha un linguaggio specifico che lo caratterizza».

«Ci sono ospiti nell’album e altri che non ne fanno parte, ma che hanno testimoniato quanto questo disco fosse il protagonista della loro adolescenza. – ha aggiunto Max Casacci – Per molti è stato un incoraggiamento a vivere di musica. L’unica eccezione è Elisa (in Lasciati, ndr) con cui volevamo collaborare da molto tempo, perché lei per noi c’è sempre stata. Così ne abbiamo approfittato per una collaborazione in questo progetto».

Nessun timore di toccare l’intoccabile, né senso di responsabilità nel riprendere in mano successi ormai immanenti: su questo i Subsonica non hanno dubbi. «Non siamo mai riusciti a bissare Microchip Emozionale, ma ora è il ventennale e già in alcune date ci siamo permessi di suonarlo. – chiarisce in proposito Boosta – L’idea è stata di Vicio e va detto che noi siamo laici, non pensiamo che la musica possa diventare intoccabile. Non doveva essere però né un disco tributo, perché siamo ancora vivi, né un disco omaggio. Per noi è stato semplicemente bello avere accesso ad altre menti creative, una pratica molto diffusa negli anni ’90. È stato bello confrontarsi con un’energia simile alla tua di 20 anni fa, ma diversa perché è cambiato il contesto socio-culturale».

L’idea era quella di celebrare il ventennale ma nello stesso tempo divertirsi («Volevamo inserire un po’ di ironia nel nostro percorso» chiarisce Samuel), creando un melting pot di voci che unissero lo spirito dei Subsonica nel 1999 a quello delle nuove leve del 2019.

Se Il mio DJ all’epoca era «contaminata dalla house e dall’elettronica – spiega Ninja, ad esempio – oggi le stesse suggestioni arrivano dalla musica urban. Abbiamo cercato di cogliere quel linguaggio insieme ad Achille Lauro». Samuel elogia invece «la rilettura di Strade di Coez, ma la mia canzone preferita resta Aurora Sogna con i Coma Cose perché abbiamo finalmente dato una voce ad Aurora».

Il primo ad essere chiamato, tuttavia, è stato proprio Cosmo e «se non avesse accettato, forse avremmo messo in discussione l’intero progetto. – conclude Max – Per certi versi lui è stato autore di una sintesi simile alla nostra di venti anni fa, ma diversa nella soluzione. A lui, come a Coez, abbiamo lasciato il brano chiavi in mano. E lui ci si è misurato con molto impegno e passione». Ai cantautori chiamati in causa è infatti toccato anche il compito di dare nuova vita ad alcuni testi: «Nel nostro approccio alla scrittura volevamo essere sempre slegati dal tempo – spiega Samuel – usando immagini che fossero al di sopra del tempo stesso. Non ci sentiamo invecchiati, quindi. L’unico pezzo che ci legava a quel periodo storico era Sonde». Il compito di renderlo più contemporaneo è stato, dunque, di Willie Peyote. «La narrazione un po’ distopica all’epoca ci piaceva molto. – racconta Max – Con Sonde avevamo parlato del saccheggio dei dati personali che è una realtà ormai evidente. Oggi fa ridere perché siamo i primi a spiare gli altri. A Willie abbiamo chiesto quindi di intervenire anche sul testo, così come a Lo Stato Sociale con Liberi Tutti, ma non ci sono riusciti molto perché per loro era un vero e proprio inno generazionale».

Del resto, i Subsonica sono sempre stati e si considerano «traduttori del ritmo dei nostri tempi» e, per quanto odino le celebrazioni, con Microchip Temporale si rendono omaggio dimostrando la profonda attualità della loro musica. Eppure, anche in questo progetto «ci sono alcune scintille che potrebbero essere i Subsonica del futuro – spiega Samuel – continuare a fare musica è, in fondo, un gesto di speranza». Ma dimenticatevi di rivederli a Sanremo. Almeno non in gara. «Non riesco a fare così tanta televisione in così poco tempo» scherza Samuel. «In gara no, magari come ospiti» chiarisce Casacci.

Grazia Cicciotti

Foto di Chiara Mirelli

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