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SWMRS, o come approcciarsi in modo moderno al (pop) punk

Gli SWMRS sono tra i nomi più caldi del nuovo pop punk, una formazione che, nonostante la giovanissima età dei suoi componenti, può già vantare quindici anni di carriera e quattro album. Il lavoro più recente della band capitanata dai fratelli Cole e Max Becker, e che annovera tra le proprie fila il figlio d’arte Joey Armstrong (primogenito del frontman dei Green Day), oltre alla relativamente new entry Seb Mueller, si intitola Berkeley’s On Fire (pubblicato lo scorso 15 febbraio), un disco in cui i Nostri finalmente riescono ad esprimersi al meglio, avendo trovato un equilibrio interno invidiabile, anche da formazioni anagraficamente molto più anziane.

Qualche ora prima dell’unica data italiana, abbiamo incontrato gli SWMRS, con cui abbiamo parlato del nuovo album, e della loro evoluzione sia come musicisti, che come individui.

Ma partiamo dal tour in Europa, da cui la band manca da qualche tempo. “Questa è la seconda data del tour europeo, ci piace tantissimo venire qui, e ogni volta troviamo sempre più motivi per amare il Vecchio Continente. E poi, per noi a suonare a Milano è ancora più speciale, ma in futuro, per riuscire ad accontentare un numero ancora maggiore di fan italiani, il nostro obiettivo è fare più tappe nel vostro Paese. Prendi i ragazzi qui fuori, ce ne saranno trenta già adesso, ma si comportano come fossero trecento, o come se avessero appena visto i One Direction. E ci portano anche dei regali! Soprattutto cibo, cosa che noi apprezziamo davvero tanto, essendo ammiratori della vostra cucina”.

Ma nel cuore degli SWMRS, ovviamente, c’è sempre casa, tanto che Berkeley’s On Fire è un chiaro omaggio alla propria terra di origine, e ai valori che essa ha da sempre instillato in loro. “La nostra provenienza non ispira tanto il nostro sound, ma piuttosto i temi che trattiamo nei testi. Da dove veniamo, la cosa più importante, la prima che ci hanno insegnato i nostri genitori, è quella di cercare di essere delle persone corrette, e cerchiamo di “esportare” questo modo di essere in tutto il mondo. La nostra regola numero uno è quella di essere positivi, e cerchiamo di farlo anche attraverso la nostra musica. Di base la musica in sé è già qualcosa di molto buono, perché è un modo per scappare dalla realtà, magari per rilassarsi, e soprattutto per divertirsi. Abbiamo avuto la fortuna di crescere nella Bay Area e in famiglie in cui la musica nel suo complesso è considerata una parte fondamentale della vita. Abbiamo ascoltato tantissimi generi diversi, dal rap, al country, al rock”.

E come prevedibile, la cultura skate è uno dei punti fermi e inamovibili dei ragazzi. “Purtroppo non possiamo più fare skate come una volta, essendo sempre in tour, ma veniamo da un posto dove lo skate non è solo moda, è una cultura. Joey ha un half pipe a casa sua, e abbiamo passato la nostra infanzia a farci trick, o a cercare di non spaccarci troppe ossa”. E il video di Trashbag Baby, uno dei singoli di punta di Berkeley’s On Fire, è una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della cultura skate. “Cher, la protagonista del video, è cresciuta con noi e con la nostra musica, ma ha capito che la sua vera vocazione è un’altra, tant’è che ora è una skater professionista, nonostante non abbia mai del tutto abbandonato la sua inclinazione per la musica punk hardcore”.

Parlando di Trashbag Baby, i Nostri continuano: “Trashbag Baby è uno dei nostri pezzi preferiti, perché è una delle prime volte in cui cantiamo tutti insieme, è divertente da suonare sia come fratelli che come band”. Berkeley’s On Fire è come se fosse, a detta dei Nostri, “un arcipelago di tante piccole isole, unite da un solo, grande oceano. Ogni pezzo fa storia a se stante, ma rappresenta un dettaglio delle nostre vite, che forse si riassume al meglio in Lose Lose Lose, una delle canzoni che riassume con più efficacia lo spirito di Berkeley’s On Fire”.

È evidente quanto i quattro SWMRS amino la musica in tutte le sue sfumature, e abbiano avuto la fortuna di crescere completamente immersi in essa. E Berkeley’s On Fire, secondo la band stessa, dipinge un approccio più moderno nei confronti del punk. “È molto difficile da descrivere a parole, è heavy, ma è pop, è orecchiabile, e ti fa ballare. A noi piace definirlo poppy punk”. E aggiungono, chiamando in causa dei mostri sacri del genere: “Una delle nostre influenze principali sono i Clash, e proprio come loro cerchiamo di spingerci oltre i nostri limiti e fare qualcosa di diverso. Il processo con cui i Clash sviluppavano il proprio sound è una grandissima fonte di ispirazione per noi. Ognuno di loro metteva qualcosa di suo, per esempio a Joe Strummer piaceva il rockabilly, a Mick Jones il rap, a Paul Simonon piaceva il reggae, a Topper Headon il jazz, e il loro obiettivo era di fondere questi generi per creare qualcosa di nuovo. Anche noi abbiamo un modo di approcciarci alla musica simile. In comune abbiamo il rock, che è il genere che è un po’ il nostro fil rouge, ma i nostri ascolti sono davvero molto vari, e soprattutto non ci piace seguire le mode, ma fare di testa nostra, fare musica che sia nostra appunto, e di nessun altro”.

Durante la loro carriera, gli SWMRS hanno dovuto affrontare qualche scossone in line-up, e anche un cambio di nome (infatti hanno pubblicato la metà dei loro dischi come Emily’s Army). Gli ostacoli quindi non sono stati pochi, ma i Nostri hanno saputo come affrontarli, arrivando a ciò che sono oggi. “Abbiamo iniziato a suonare che eravamo bambini, quindi l’equilibrio attuale è arrivato crescendo e maturando, in un modo del tutto naturale. Siamo stati fortunati perché abbiamo potuto impiegare buona parte delle nostre vite a focalizzarci sulla musica e su ciò che volevamo diventare, imparando, studiando, ascoltando, permettendoci il lusso di fare degli errori, di provare cose nuove. Oggi finalmente, siamo arrivati al punto in cui possiamo dire senza più esitazioni “eccoci, questi siamo davvero noi”. La consapevolezza viene dall’esperienza, e avere alle spalle un buon bagaglio, ci consente di andare avanti nei momenti di difficoltà con gli strumenti necessari per affrontarli”.

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