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The Pier band

The Pier ci presentano il nuovo album Dead Reckoning

Tra Math Rock, Post Rock, Post Punk e influenze Hip Hop, è un lavoro sperimentale il nuovo disco dei The Pier, in arrivo il 7 dicembre 2018 e anticipato dal singolo Bubbles. Lo suggerisce già il titolo di questo secondo album della formazione pugliese, dal sound internazionale, Dead Reckoning (ovvero la tecnica usata per stabilire la posizione corrente di una nave tramite posizione precedente, velocità, direzione e senso). Un viaggio in mare aperto, di cui ci ha parlato Gabriele Terlizzi, basso e chitarra, della band con Danilo De Candia (basso e Microkorg) e Davide Pasculli (batteria).

Quali sono le vostre coordinate attuali?
Penso che siamo riusciti a scostarci dal punk puro e dalle influenze più evidenti di The Pier per arrivare a fondere nuovi aspetti, come l’introduzione di tastiere, sassofoni, fino a influenze più prettamente Hip Hop, che sembrano paradossali nel genere, ma che credo siamo riusciti a includere in maniera efficiente.

Sono evidenti nel singolo Bubbles e in Sleep, due pezzi che non a caso avete unito nel video. Com’è entrato nella vostro sound?
Più o meno tutti in questi anni ci siamo affacciati all’ascolto di Black Music. Io, che mi sono occupato praticamente di tutte le voci, mi sono appassionato più di tutti ad artisti come i Brokhampton e Kanye West, quindi un Hip Hop molto moderno. È stata una sperimentazione, volevamo migliorare i pezzi e parti vocali di quel tipo ci sono sembrate calzanti.

Che obiettivi avevate nella costruzione del suono complessivo del disco?
Siamo partiti l’anno scorso registrando dei demo qui a Molfetta, ma procedendo con gli arrangiamenti e in post produzione, abbiamo voluto darci molto alla sperimentazione, quindi introdurre campionamenti, manipolare molto sia le voci, che gli strumenti. Il concetto di base del disco era quello di sperimentare senza porsi limiti e soprattutto seguire l’istinto. Questa cosa in particolare, ha influenzato molto la riuscita del disco, perché non avevamo una meta precisa, ci siamo fatti trascinare dall’impulso del momento.

L’impressione è che accanto agli incastri ritmici e armonici, qui abbiate curato tanto anche la parte melodica.
Si, credo che sia meno esplicita rispetto al disco precedente, dove era più semplice, più gridata e c’erano parti vocali da cantare a squarciagola. Qui invece è un attimo più ricercata e anche le strutture sono meno rigide, quindi penso che si riesca a cogliere una cura maggiore dei dettagli, anche sotto l’aspetto melodico.

Dal punto di vista delle liriche c’è un filo conduttore?
È sottile. Sono tutte canzoni abbastanza personali e una delle cose di cui mi sono ritrovato di più a parlare è l’assenza di sonno e anche il rapporto con la tecnologia e di come influenzi in maniera cattiva soprattutto il sonno. Poi c’è il discorso del tempo che passa senza controllo.

La cover infatti richiama il tema del viaggio e quest’atmosfera un po’ surreale. Che idea volevate rendere?
Non avevamo in mente un immaginario preciso, ma la cosa che sin da subito ci è stata chiara era che sarebbe stato un disco pieno di colori e sfaccettature, tutte molto accese e vivide. Quindi ci siamo imbattuti nell’account Instagram di un ragazzo australiano, Sam Johnson, che ha scattato questa foto, che poi abbiamo manipolato, perché ci sembrava un’ottima descrizione visiva del disco. Quel ragazzo perso in tutti quei colori si ricollega bene al Dead Reckoning.

lI 16 gennaio ripartirete live dall’Eurosonic Festival di Groningen, a quando il tour italiano?
Ci stiamo lavorando. Ci sembrava un buon punto di partenza quello di un festival europeo, ma presto penseremo anche all’Italia.

Che set state preparando?
Sarà una mescolanza di roba nuova e vecchia, ma anche pezzi inediti che non sono in nessun disco, ma che suoniamo regolarmente in scaletta. Per adesso abbiamo introdotto un chitarrista, che gestisce anche il campionatore e l’introduzione di un sassofonista dal vivo sarebbe molto interessante. Vogliamo lavorare sulla costruzione di un live che ci soddisfi al cento per cento.

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