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30 Seconds To Mars Bologna 2018 foto concerto 17 marzo

Jared Leto: «Le etichette? Preferisco infrangere le regole»

Il 6 aprile è uscito il nuovo album America. Ce ne hanno messo di tempo i Thirty Seconds to Mars (l’ultimo album Love, Lust, Faith and Dreams è del 2013), ma ora che hanno rilasciato nuova musica l’intenzione è decisamente quella di non fermarsi per un bel po’. A partire dalla data milanese del Milano Rocks l’8 settembre, l’ultima della rassegna musicale nel capoluogo lombardo. Abbiamo incontrato Jared Leto nei camerini dell’Arena di Verona, poco prima della sua esibizione a RTL Power Hits Estate, e abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro parole con lui sul live e sull’album.

Ciao Jared, partirei subito dal tour dei Thirty Seconds to Mars. Come sta andando?
È lo show migliore della nostra vita. Direi che non è male. Abbiamo fatto tantissimi concerti. Siamo molto grati per tutto quello che sta succedendo, perché è un grande successo e lo show è pazzesco.

Era un po’ di tempo che il vostro pubblico non aveva l’opportunità di vedervi dal vivo. Come è stato ritrovare la band e i vostri fan?
Sì, parliamo di 4-5 anni tra i nostri ultimi due album ed effettivamente è un bel po’ di tempo. La musica adesso va più che veloce che mai e io voglio fare assolutamente parte di tutto questo, ma serve sempre un po’ di tempo per realizzare un album intero. Penso che nel futuro rifletteremo su delle misure alternative per rilasciare la nostra musica più velocemente di come abbiamo fatto finora.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro concerto a Milano Rocks? Sarete in ottima compagnia, tra l’altro, perché è una rassegna molto importante per la città.
Non ne avevo idea, sai? Abbiamo suonato in un Festival a Parigi, Rock En Seine. C’erano artisti come Post Malone e Macklemore, per cui mi ero fatto l’idea che ormai la parola rock fosse usata solo per fare colore.

A Milano insieme a voi suonerà Mike Shinoda.
Farà molto rap, quindi.

Credo di sì, l’evento resta comunque importantissimo per noi italiani.
Sai, non sono uno che presta tanta attenzione alle etichette. So che qualcuno ci definisce una rock band, altri sicuramente no. Penso che la parte più divertente sia però proprio infrangere le regole ed esplorare nuovi territori.

Forse ora come ora, anzi, è più importante infrangere le regole che non inseguire un’etichetta.
Penso proprio di sì. Le persone ascoltano diversi tipi di musica. Quando ero piccolo, il genere di musica che ascoltavi definiva chi eri. Come se appartenessi ad un club. Ma ora è diverso, puoi ascoltare qualunque cosa. Oggi che siamo qui a Power Hits Estate penso ad esempio che ci siano tantissimi generi musicali diversi.

Decisamente. Molto diversi dal vostro senza dubbio.
Siamo l’unica rock band?

Sicuramente unica nel suo genere, ma è comunque interessante il fatto che siate una delle band più ascoltate durante l’estate, non trovi?
Sì, soprattutto perché così ho una scusa per tornare in Italia. Sono sempre felice di tornare qui. Abbiamo già suonato a Roma, Bologna e sarà fantastico suonare a Milano. Sono contento persino di questa breve esibizione qui a Verona. Ma spero di tornare l’estate prossima.

Mi parli un po’ del vostro album? Siete tornati con un progetto potentissimo, a partire dal titolo.
L’album riflette 4-5 anni della nostra vita. Alcune canzoni forse sono anche più vecchie. Ho iniziato a lavorare a Rescue Me nel 2009, quindi molto tempo fa. Penso che alla fine abbiamo creato le canzoni che volevamo, seguendo il flusso. Non ci siamo sentiti obbligati a rendere le persone felici o a fare canzoni rock, hip hop, pop… Non ci siamo posti il problema. Abbiamo semplicemente esplorato diversi generi musicali. Alcuni brani sono molto tetri, altri vanno verso nuovi territori per noi. È stato divertente. Suonare le canzoni live è stato fantastico, perché la risposta del pubblico è stata pazzesca. L’energia è incontenibile. Quando siamo sul palco, sembra semplicemente la cosa giusta da fare.

Resta comunque un album pieno di messaggi…
Sì, America è un titolo pesante per un album. Ma è un album che parla del tempo che stiamo vivendo, non solo da un punto di vista politico, ma anche sociale e personale. Ho pensato che fosse appropriato come titolo. Se chiedi alle persone cosa provano rispetto alla situazione statunitense oggi, ricevi delle risposte molto appassionate al riguardo. Quale che sia la loro posizione. Abbiamo anche realizzato un documentario sulla produzione dell’album che penso possa spiegare meglio l’idea del progetto.

E sui singoli cosa mi puoi dire?
Non avevamo pianificato che Walk On Water potesse essere il primo singolo, ma era divertente rilasciarla subito, perché parla proprio di cosa sta succedendo nella nostra folle arena politica e sociale in questo momento. Non c’era, tuttavia, all’inizio un intento preciso.

Pensi che la musica abbia ancora il potere di cambiare le idee di chi la ascolta?
Ogni persona ha il potere di cambiare qualcun altro. Per cui credo di sì. Non solo la musica, ma anche i libri, l’arte… Nella mia vita sono stato ispirato da canzoni, da libri, da quadri. Per cui credo proprio di sì, anche se magari è solo un seme che viene piantato.

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