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Elodie racconta This Is Elodie: «In quest’album ci sono tutti i miei colori»

A tre anni dalla sua prima partecipazione con Tutta colpa mia, Elodie è pronta per tornare a Sanremo con Andromeda, brano firmato dalla coppia d’oro Mahmood-Dardust, vincitori della scorsa edizione del Festival, e che insieme alle hit, che l’hanno vista protagonista a partire dall’estate 2018 e da Nero Bali ft. Michele Bravi e Guè Pequeno, farà parte del nuovo album, This Is Elodie, in uscita il 31 gennaio in formato digitale, senza Andromeda, e il 7 febbraio in formato fisico comprendente anche il brano sanremese.

Rambla ft. Ghemon, Pensare male con The Kolors, Margarita con Marracash, con cui Elodie ha iniziato una relazione, propiziata proprio dalla canzone che li ha visti duettare, Non è la fine ft. Gemitaiz e Mal di testa ft. Fabri Fibra e Neffa alla produzione: l’anticipazione già annuncia un disco di potenziali all killers. Nato da un lungo processo di ricerca dei pezzi giusti per raccontarsi oggi, che ha portato Elodie ad avere nel cassetto settanta brani registrati, con la collaborazione di diciassette produttori (tra cui spiccano Dardust, Big Fish, Takagi&Ketra e Michele Canova) e 45 autori, This Is Elodie è la rappresentazione della quintessenza dell’interprete romana.

Anche nei featuring, che accanto ai nomi già citati, contano anche quelli di Lazza & Low Kidd, Ernia e Margherita Vicario, c’è quella dimensione di intima conoscenza, che ne giustifica la massiccia presenza, rendendola organica a un progetto, che Elodie ha definito «più di un disco. This is Elodie è quello che sono in questo momento, è quello che mi piace cantare, ballare o condividere. Potrebbe tranquillamente essere una playlist del mio telefono, anche perché sono fan di tutti gli ospiti e i produttori con cui ho lavorato, ma di sicuro è come se fosse il mio primo disco».

L’abbiamo incontrata per farci raccontare il nuovo progetto discografico, i live che seguiranno e il ritorno a Sanremo, dove nella serata delle cover canterà Adesso tu di Eros Ramazzotti insieme al pianista siriano Aeham Ahmad: «Un brano bellissimo, in cui mi riconosco molto i questo momento della mia vita. E poi, io e Eros ci assomigliamo anche un po’ per provenienza sociale e geografica».

Andromeda è un brano intimo e personale come il disco di cui farà parte?
«Assolutamente, perché parla della mia storia, di come affronto le cose e anche delle mie fragilità. Come Andromeda, anch’io ho una catena, che mi blocca, solo che è interiore e forse è il mio problema più grande, perché mi rende dura con me stessa e, sotto certi aspetti, anche sentimentalmente».

Il pezzo è firmato dalla coppia Mahmood-Dardust. L’anno scorso hanno vinto con Soldi, la cosa ti crea qualche pressione?
«Andromeda è un brano che spiazza a livello sonoro, un pezzo complesso, con cui sicuramente alzo l’asticella, ma la verità è che non vedo l’ora di cantarla. Dardust e Mahmood sono due miei cari amici e hanno fatto un lavoro impressionante. Dario alla produzione è andato a prendere dai miei ascolti, la house anni ’90 e alcune sonorità anni ’70, mentre Mahmood mi ha proprio detto: “Io ti voglio scrivere il pezzo di Sanremo” e il fatto che siamo così amici gli ha dato la possibilità di raccontarmi, perché lui sa della mia vita, delle mie cose più intime, quindi ha raccontato un momento molto preciso, che per me è facile da interpretare».

Andromeda, però, è la punta dell’iceberg. Già prima del Festival sentiremo il tuo nuovo album This Is Elodie, un disco dietro al quale c’è un esercito!
Soprattutto per un’interprete, per trovare qualcosa che sia aderente alla tua personalità, ci deve essere un lavoro di fino. Devi capire chi sono i tuoi autori, chi parla con te, e la cosa bella è che io li ho conosciuti praticamente tutti di persona. Sono stata con loro, ho registrato parte delle cose con loro, abbiamo lasciato addirittura delle voci dei provini. Ho fatto un lavoro personale e ci vuole del tempo per creare qualcosa che abbia la tua linea e, poi, è veramente come se fosse il mio primo progetto, per cui ci vuole ancora più tempo per tracciare una linea definita.

Perché lo senti come il tuo primo progetto?
Perché ci ho lavorato a trecentosessanta gradi, dalla scelta del suono a quella dei testi, perché volevo che parlassero come me in modo, crudo, diretto. Ho lavorato sui video, sulla mia immagine. Insomma sto cercando di fare un lavoro curato sotto tutti i punti di vista. Era il mio sogno, il modo in cui mi immaginavo, sin da quando ho iniziato, anche se allora cantavo con un altro peso e usavo la voce in un solo modo, mentre adesso vorrei avere la possibilità di interpretare varie cose. La vita alla fine io la vivo così, ci sono tante sfaccettature di me nella vita di tutti i giorni.

Dopo Nero Bali hai anche subito un’operazione alle corde vocali. Avrai dovuto rieducare la voce più o meno da zero.
Ho fatto logopedia per tre mesi. La cosa più assurda è stare in silenzio dieci giorni, stavo impazzendo, ma per fortuna ho recuperato prima del previsto, in due mesi già cantavo. A fare tanto in quelle situazioni è la testa e io sono una tosta, non mi sono buttata giù e per assurdo ho acquistato nuove sfumature nella voce, che innanzitutto, si è schiarita. Poi, sto prendendo lezioni di canto e sto studiando dei colori nuovi, perché se nel jazz, nel soul e nel blues è immediato fare uscire i miei colori, nel pop è più complesso, ma io sto imparando cose nuove, non mi spaventa, anzi, vorrei fare tutto subito benissimo, ma non essere sempre nella comfort zone mi stimola.

Per questo c’è tanto rap nel disco? Gemitaiz, Marracash, Fibra, Lazza & Low Kidd, Ernia, Guè Pequeno, c’è praticamente la santa trinità del rap italiano, più qualche eminenza in This Is Elodie.
I rapper sono i più difficili da conquistare, perché sono proprio puri e fedeli a quello che fanno. Infatti li hai descritti proprio bene, la “santa trinità”, perché hanno proprio un altro tipo di vocazione per quello che fanno. È il genere che lo chiama, ma i ragazzi sono spietati, ascoltano in un altro modo e si aspettano sempre che la persona dietro a quello che racconta sia coerente al cento per cento. Devo dire, però, che il loro linguaggio mi è familiare, perché se vogliamo anch’io ho una matrice rap, non nella musica, ma quella di chi cresce nelle case popolari. Oggettivamente sono una ragazza di periferia, so come si parla con loro sullo stesso piano, sono bella coatta.

Mi incuriosisce molto anche il featuring con Margherita Vicario in Sposa. Lei è fortissima, ha una penna acuta e tagliente. Come avete lavorato a questo pezzo all’insegna della sorellanza?
Sicuramente è uno dei pezzi più belli del disco e un featuring super spontaneo, come tutti gli altri. Ho mille amiche che avrei potuto chiamare, da Joan Thiele a Beba, ma partendo dal mondo sonoro di questo pezzo, la donna giusta era Margherita. Ci siamo conosciute quando è uscita Mandela, ho pubblicato la canzone in un paio di stories, quindi ci siamo scritte e poi ci siamo viste a una festa. Ci siamo piaciute subito e così quando abbiamo avuto in mano Sposa, le abbiamo mandato direttamente la richiesta. Poi ci siamo viste in studio, abbiamo lavorato insieme e volevo che avesse più spazio possibile, quando entra lei il pezzo switcha ed è giusto così, secondo me è quello lo spirito giusto di un featuring e corrisponde anche al mood della canzone, per cui penso: “Menomale che è arrivata lei a raccontarmi queste cose per tirarmi su”. La cosa che mi piace di lei, poi, è che sta riuscendo ad avere due carriere parallele, come attrice e come cantautrice, e fa tutto in maniera super credibile, in un Paese dove, a differenza che all’estero, il pensiero comune è: “Non puoi fare bene tante cose”. Insomma, qui da noi le figure multi tasking non sono molto comprese.

Disco in digitale, Sanremo, disco in formato fisico, qualche tappa instore a partire dal 10 febbraio e poi, finalmente, i live: giovedì 16 aprile a Milano in Santeria e sabato 18 aprile al Teatro Centrale di Roma. Cosa possiamo aspettarci?
Sinceramente non ho ancora fatto nessun piano preciso, anzi non ci devo pensare se no mi viene l’ansia. Ora facciamo Sanremo! Io vivo con progettualità, ma in questi momenti di tensione ho bisogno di fare una cosa per volta. C’è anche il progetto di doppiaggio in italiano di Trolls World Tour, dove sarò la voce della Regina Barb. Insomma, lavoro tanto. Ti posso dire, però, che farò queste due date per festeggiare un momento bello della mia vita, lo spirito sarà questo.

Cinzia Meroni

Foto di Ufficio stampa

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