Onstage
Tom Walker

Tom Walker: «Viva la bella musica, ma eterogenea»

In questi ultimi mesi vi sarà sicuramente capitato di ascoltare l’ipnotica Leave a Light On, il brano che sta ormai conquistando le classifiche di mezza Europa. Dietro quello che può essere a ragione considerato un “tormentone invernale” c’è il cantautore Tom Walker, che ha scritto Leave a Light On insieme a Steve Mac (produttore di Shape of You di Ed Sheeran, per dire) e che non si aspettava di certo un simile riscontro. Ce lo confessa lui stesso, quando lo incontriamo nella sede italiana della Sony: Walker – classe 1991 – non aveva di certo previsto “da grande” di fare il musicista. Sciorina ai giornalisti l’elenco dei suoi lavori “passati” – tra cui lo chef – e parla molto di gavetta e di strada da fare. Sulla voglia di suonare, però, pochi dubbi ed è pronto a dimostrarcelo il 19 aprile a Milano (al Santeria Social Club).

La dimensione live. «Per il 2018 stiamo pianificando un grande show. – dichiara Tom – Ho girato tanto, soprattutto nel Regno Unito. Ora stiamo provando a mettere insieme le cose per realizzare uno show ancora più grande. Appena due anni fa iniziavo a suonare da solo e ora porto con me un batterista, un bassista e ovviamente un pianista. Vogliamo fare un salto in avanti, per quanto possibile e in base a quanto la Sony ci permetterà di renderlo reale (ride, ndr). Suonare è la parte più importante per me».

Il confronto con Ed Sheeran. «Forse è per il colore dei capelli (ride, ndr). Ne sono onorato in realtà. – commenta Walker a proposito del continuo confronto con il cantautore britannico – E’ indubbiamente una delle mie influenze principali. Collabora con qualsiasi tipo di artista, è una cosa stimolante e non penso ci sia nessuno come lui al momento. Sta dando nuova vita alla musica, sono un suo fan da sempre. Per cui, direi che mi sta bene il paragone (ride, ndr). Anche se non penso di somigliargli molto».

L’album. «Non so quante canzoni ci saranno nel mio album, in linea di massima non troppe. – aggiunge ancora Tom – Non so quante canzoni ho scritto negli ultimi due anni e mezzo, ma penso che una tracklist ideale sia composta da 10 canzoni. Lo deciderò al momento. Sul titolo invece ne ho già uno in mente, What a Time To Be Alive. Penso che siano tempi duri ma anche molto interessanti, per tutto ciò che l’uomo è riuscito a conquistare».

Il sound del nuovo lavoro. «Sarà un mix. Trovo noiosi gli album fedelmente legati a un unico genere. O meglio, può essere interessante ma non è ciò che voglio fare. – ci spiega Tom – Amo il reggae, il blues, il rock, il pop… e nel mio album ci saranno tutte queste influenze. Sarà eterogeneo, così come il live».

La tragedia della Manchester Arena. «Ho visto un sacco di concerti lì insieme a mio padre. – ricorda Walker – I Muse, i Foo Fighters. Penso che all’epoca dell’attacco stessi in Germania in tour, è stato terribile. Che posso dire? Non penso che possiamo permettere a questi eventi di buttarci giù e di fermarci. Se ti soffermi a pensarci, permetti a questi individui di vincere. Ed è terribile ciò che hanno fatto, cercare di scoraggiare i giovani ad andare ai concerti. Una bella merda, no?».

Il primo album, Thriller di Michael Jackson. «Il mio primo album, una delle prime cose che ho ascoltato. – ci racconta Tom – Mio padre ce l’aveva su vinile. Al primo ascolto rimasi terrorizzato, ma poi capii che era pazzesco. E’ semplicemente un album splendido».

Leave a Light On e il successo del brano. «Grazie a internet è più facile avere fan e restare connessi con tutti loro, in tutto il mondo. – conclude il cantautore – Almeno rispetto a 20 anni fa. Ora ti basta un telefono, un laptop. Ad esempio a volte mi scrivono dal Brasile, mi chiedono quando vado a suonare lì. Penso che proverò in tutti i modi ad andare, ma se ci penso è figo».

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