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Tommaso Paradiso: «Lavoro sodo e se arriva il successo me lo prendo»

Si intitola LOVE il nuovo album dei Thegiornalisti (in uscita il 21 settembre): 11 tracce scritte da Tommaso Paradiso con la produzione, questa volta, di Dario Faini – in arte Dardust – che ha preso il posto che finora era spettato a Matteo Cantaluppi.

Non una sostituzione, sia chiaro. «In questo album Matteo si è occupato del mixaggio – ci spiega infatti subito Tommaso Paradiso – per cui la produzione è nuova. Con Dardust forse c’è una parte organica che mancava negli album precedenti. Negli altri dischi c’era un lavoro di genere, LOVE invece non ha schemi. L’unico obiettivo era esaltare al massimo ogni singola canzone nella sua essenza. In questo caso, è un disco più libero, lavorato in totale autonomia».

La libertà di cui parla Tommaso senza troppi filtri è un po’ la conseguenza della consacrazione avvenuta dopo l’uscita di Completamente Sold Out del 2016, uno spartiacque per la band guidata da Paradiso, che ha concesso al gruppo un po’ di respiro dai vincoli e dalle etichette. Gli chiediamo se LOVE, a questo proposito, possa considerarsi una risposta a chi cerca a tutti i costi di inquadrare e categorizzare i Thegiornalisti.

«Non è stata una risposta voluta e cercata – spiega Paradiso – ma involontaria. È nata dalle canzoni stesse. Non essere inquadrati in un genere preciso è bello, e mi sono sempre sentito libero di creare, sia per un grande che per un piccolo pubblico. Forse nel 2009, quando ho scritto le prime cose, ero un po’ più schiavo. Volevo appartenere a una precisa generazione. Ora sono più consapevole delle cose che faccio e più libero di poterle fare come mi va».

Tommaso confessa, di fatto, una totale libertà creativa che non subisce la pressione della fama. «Quando scrivo non sento la pressione – precisa – è un po’ come praticare autoerotismo. Certo, fare l’amore è bello, ma a volte è meglio farsi una sega. Quando scrivo sono in un mondo mio. Se sento la pressione, vuol dire che sto sbagliando qualcosa. Anche se, in generale, non amo stare nella comfort zone, almeno nella musica. Mi piace sorprendere. E poi cambiare sempre».

Un po’ di pressione Tommaso la avverte invece per il tour in arrivo, anche se spera «di non subirla tanto»: «Devo lavorare. Practice. Il live dà tanto, ma ti toglie anche parecchio. Devi essere nella migliore condizione possibile. Faremo arrangiamenti quanto più possibile vicini alla versione originale dei brani, non vogliamo stravolgere i pezzi. Forse qualche vecchia canzone sarà riarrangiata, quelle nuove seguiranno il copione del disco».

Più nel dettaglio, Tommaso rivela che il live sarà aperto dalla Ouverture (la base strumentale di Dr House, che per Tommy «messa all’inizio dà la carica, esprime solennità») e che sul palco saranno tanti, anche se ci sarà una parte orchestrale. «Sarà un tour sicuramente più complesso dei precedenti» sentenzia. Al di là di tutto, però, Tommaso non si sente una celebrità. Anche se – confessa – «se apro Spotify alla fine ascolto i Thegiornalisti». Ammette che la band è nata proprio «perché io volevo ascoltare questa roba qui, non trovavo in giro musica italiana con melodie internazionali. Per cui l’ho creata io».

Tra le sue massime influenze cita i Coldplay, ma nulla è come il cinema. «Anche ora che sono qui con voi – commenta – mi immagino questa scena come se fossimo in un film. La cultura cinematografica influenza per un buon 95% la mia musica ed è una grande disgrazia, perché tutto per me ha contorni cinematografici. Ma tutto, nello stesso tempo, mi ispira. Vi faccio un esempio. Non riuscivo a chiudere Felicità Puttana. Ho visto il trailer di Loro di Sorrentino e ho scritto la seconda strofa. Alla fine, è bastato un trailer». Quando gli chiedono a quale uomo è ispirata Dr House, Tommaso del resto fa spallucce e risponde: «Al Dr House. Cioè a Hugh Laurie nei panni del Dr House. Ho visto 4 volte quella serie. Vorrei che esistesse, così potrei andare a trovarlo in ospedale».

Insomma, Tommaso va dritto al punto. Sostiene di non aspettarsi mai nulla, di essere «come quei calciatori che a fine partita commentano dicendo di lavorare sodo e guardare avanti. Io do il meglio che posso, lavoro il più possibile e se arriva il successo me lo prendo». Senza i crismi di una rockstar, perché alla fine «vivo una vita normale e mi piace descrivere la normalità. Nelle mie canzoni c’è molta semplicità, non banalità».

Il successo, però, al netto delle controindicazioni è arrivato. Chiediamo a Tommaso come se lo spiega. E lui risponde con semplicità: «Evidentemente scrivo canzoni belle».

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