Onstage

Tredici Pietro: «È tutto Assurdo, ma sono qui per restare»

Il 7 giugno è uscito Assurdo (Thaurus Music), il progetto di debutto di Tredici Pietro, che vanta 7 tracce inedite e la produzione interamente curata da Mr Monkey. Dopo essersi fatto conoscere in rete con Pizza e Fichi, Piccolo Pietro, Rick e Morty e Passaporto, Tredici Pietro inizia dunque a fare sul serio entrando a gamba tesa nel mondo discografico. Cosa rappresenta per lui questo progetto? Ce lo siamo fatti raccontare in questa intervista.

Iniziamo parlando di cosa rappresenta per te questo progetto di debutto, perché avevi già fatto uscire dei brani, che però non troviamo in questo album. Come mai?
Sì, ho quattro singoli all’attivo, ma non mi sembravano appartenere al progetto che ho deciso di pubblicare. Si chiama Assurdo ed è un titolo forte. Forse non è neanche un titolo. L’idea è quella di proporre una nuova dimensione di titolo. So che la pretesa è veramente alta però ci si prova, tanto non costa niente. Nel disco ci sono 7 tracce inedite che raccontano quest’ultimo anno che ho vissuto. Da quando ho avuto la fortuna di diventare virale con una traccia, sono capitate molte cose. Ed è stato un anno assurdo.

Il titolo non nasce dunque a caso…
Assurdo racconta molte cose. Racconta il mood di quest’anno in cui sono successe cose assurde e racconta il fatto assurdo che io stia facendo musica e stia riuscendo in un ambiente che non è propriamente mio. Si tratta di un genere in cui la provenienza definisce molto la credibilità dell’artista ed è importante che la credibilità sia elevata anche al di fuori del mondo musicale. Non è il mio caso, perché io parto con credibilità meno dieci ed è assurdo che io stia cavalcando un genere di strada. Pensavo molto a cosa sarebbe successo nel momento in cui avessi iniziato a pubblicare i miei primi brani rap. E non mi sarei mai aspettato che sarebbe andata così bene e così in fretta. All’interno del disco ci sono tracce che raccontano anche questo. Sono una presentazione della mia persona e del mio personaggio. Poi si parla anche di altro, di ragazzi che se ne vogliono andare a Londra, di  attualità, della società di oggi partendo anche da racconti miei. È comunque un disco di presentazione, quindi si parla molto di me. Ci sta, in attesa di un prossimo disco in cui magari parlerò di altro.

Mi racconti invece di questo sodalizio artistico con Mr Monkey, che ha prodotto tutte le tracce del progetto?
Lui è bravissimo ed è fortissimo. Ci siamo conosciuti due anni fa, abbiamo iniziato a fare musica e a trovarci anche come amici. È nato un rapporto travagliato, direi quasi come quello tra marito e moglie. Le tracce sono interamente prodotte da lui e ha prodotto anche il master. Abbiamo seguito un flusso molto naturale. Ci siamo detti Facciamo una raccolta di tracce. All’inizio volevamo pubblicare le canzoni già edite più quattro, quindi realizzare un 4+4. Solo che poi sono venute fuori sette tracce inedite e abbiamo deciso di tenerle tutte, perché – in modo molto libero – sono venuti fuori brani che ascoltati dall’inizio alla fine hanno un filo conduttore, sia nelle sonorità che nei testi. C’è un inizio e una fine, e secondo me c’è anche un durante. Ecco, c’è un racconto. Penso sia interessante perché il disco vola via molto velocemente. Quando finisce mi dico che è veramente breve, e per me è positivo perché vuol dire che le tracce si sposano tra loro soprattutto a livello sonoro. I meriti vanno quindi a Monkey.

Qualche merito prenditelo anche tu, dai!
Sì, ci sta. Alla fine l’ho indirizzato facendogli capire le sfumature musicali che preferivo. Poi lui ha assorbito tutto e l’ha realizzato al meglio. Quindi tanto di cappello. Sono molto orgoglioso del lavoro.

Ecco, raccontami un po’ come lavorate insieme… Lui ti porta una base e tu ci scrivi sopra?
Dipende. Si lavora sia insieme sia separatamente. Può capitare che lui mi porti una base già finita – che chiaramente deve piacermi – o partire da una mia reference e poi decidere di tenere una parte di batteria. Può capitare che parta tutto dal mood di un pezzo. Diciamo che è raro che scriviamo insieme, sarà accaduto per qualche ritornello. Però ci confrontiamo sempre e a me piace scrivere sia da solo che lavorare in studio. Per il momento dobbiamo ancora trovare la modalità vincente.

In questo album c’è un unico featuring, ed è quello con Madame. Me ne parli?
Me lo chiedono in tanti. Io rispondo sempre che lei è la prima rapper italiana che mi piace ed è la prima rapper che ascolto pensando di volerci fare una canzone insieme. Il caso ha voluto che anche lei fosse una mia fan e che le mie canzoni fossero tra le sue preferite del momento. Ci siamo scambiati prima apprezzamenti e poi opinioni musicali. Abbiamo iniziato a creare un rapporto e ora ci vogliamo molto bene. La musica è venuta da sé e il pezzo mi piace molto, anche perché è quello che si distacca di più da tutti gli altri. I featuring, del resto, sono spesso un compromesso. Bisogna venirsi incontro. Ci tenevo comunque ad avere Madame in questo disco.

Pensi che sia anche una sorta di supporto positivo nei confronti del rap femminile italiano?
Sì, il rap femminile italiano contiene grandi problematiche, però devo dirti che la mia non è stata una scelta di genere. Lei è veramente bravissima ed è il suo talento a parlare. La questione del rap italiano femminile è molto complessa, ma nell’ultimo anno si sono aperte molte strade.

Hai detto prima che ti sei affacciato sulla scena in punta di piedi, ma hai comunque alle spalle un’etichetta importante. 
Vero. Guarda, per me era un sogno. Mi dicevo Se mai dovessi lavorare con qualcuno, vorrei lavorare con loro. Sono i più forti, quantomeno sull’urban. Sono i capi. Mi hanno contattato subito e la cosa mi ha fatto piacere. All’inizio volevo rimanere indipendente perché un progetto indipendente ha un altro sapore, è più interessante. Ma il mio obiettivo era proprio arrivare a loro e quindi dire di no mi faceva troppa paura. Ho accettato subito e le cose che sono andate bene.

Ma del rap italiano chi ascolti? Quali sono le tue influenze?
Ascolto tutto per dovere di cronaca. Anche se devo dirti che – nel passaggio da fan a rapper e da consumatore a produttore – la mia visione del mondo è cambiata completamente e faccio fatica ad ascoltare la musica dei miei colleghi. Ora sono molto meno idoli. Negli ultimi due anni però in Europa, se non nel mondo (esclusi gli USA), l’Italia non ha avuto rivali. È stata prodotta tanta musica di qualità, infatti gli occhi del mondo si sono catapultati sul nostro paese. Adesso in Europa l’Italia è la numero uno, magari non a livello di mercato, ma in termini di attenzione assolutamente sì.  È un suono nuovo e completamente spiazzante. L’italiano ha più credibilità di tutti gli altri, ha fatto scuola. Io ascolto molto però il rap americano, Dr. Dre e la West Coast per me rimangono un baluardo fondamentale. Sono molto fan. È il mio più grande riferimento e in Italia si sentono poco queste sonorità, soprattutto dopo i Sottotono. È anche interessante cercare di riproporlo.

Se ti fermi a pensarci, che effetto ti fa sapere che in questo momento fai parte di questa grandissima onda del rap italiano?
Non lo avrei mai nemmeno sognato. Pensavo mi avrebbero preso tutti in giro. E invece, forse, sto giocando bene. Sono felicissimo e incredulo, ma nello stesso tempo sono spaventato, perché la scena è sovraffollata e satura. In pochi sopravvivranno e io devo essere uno di quelli. Anzi, sarò uno di quelli.

E a proposito di live che mi dici?
Ho suonato al Nameless e il 22 sarò a Milano. Per dirti che già per quest’estate voglio stare in giro il più possibile e poi progettare un tour per quest’inverno. Ora avevo solo quattro tracce all’attivo, so che c’è l’abitudine dell’ospitata in discoteca, ma io lo trovo artisticamente declassante e squallido, perché faccio arte e non voglio abbassarmi. Voglio presentare qualcosa di credibile anche dal vivo. Ora, con i brani che ho fatto uscire, posso anche pensare a un live di un’oretta, che diventa qualcosa di più consistente. Voglio portare il disco in più pazze possibili.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI