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La musica e la moda si fondono nel progetto The Good Company by Trussardi

Dici Trussardi e pensi alla moda, maison simbolo del Made In Italy che ci fa forti agli occhi del mondo. Ma in realtà nell’universo Trussardi la musica ha una parte preponderante. Come dimostra la nascita della band The Good Company by Trussardi, che abbiamo visto tra i protagonisti durante le giornate di SingCity. Il gruppo è nato da un’idea del Direttore Creativo della casa, Gaia Trussardi, che ci ha raccontato come vive il rapporto tra musica e moda.

Perché hai sentito il bisogno di dare vita a un progetto musicale? La musica era la parte mancante al marchio nel suo esprimere un lifestyle a 360°. Erano due anni che aspettavo l’occasione per creare un progetto da portare avanti nel tempo… A gennaio dovevo presentare la nuova collezione a Brera e nel frattempo pensare a cosa fare. Mi è capitato sott’occhio un libro dei Beatles con delle bellissime foto in bianco e nero di John Lennon. Ho pensato quindi di fare qualcosa riferita ad un idolo, una leggenda, ma che non fosse didascalico: non è obbligatorio fare i pantaloni a zampa e il rever a lancia per ricreare il mood degli anni ’70, puoi anche ricorrere ad un’ispirazione intellettuale, di testa. Quindi ho pensato cosa potesse unire Brera e il rock: la spiritualità è stata la risposta. A Brera ci sono moltissime opere a tema religioso e se scorriamo la storia del rock, dai Depeche Mode agli U2, dai R.E.M. a Leonard Cohen e Jeff Buckley, non c’è una band che non abbia parlato di dio o di spiritualità. Dopodiché, ho cercato degli artisti che re-interpretassero quest’idea a modo nostro.

Che caratteristiche dovevano avere i musicisti per poter essere in linea con le vostre creazioni? Certamente ci sono alcune caratteristiche della maison Trussardi, come l’idea di eleganza disinvolta, che possono essere associate alla figura di musicista acculturato, che si appropria del bello che vede nel mondo, con un’estetica un po’ italiana e un po’ British. Ma non per questo ho voluto cercare un artista che interpretasse un look preciso di Trussardi, piuttosto ho voluto creare un nuovo personaggio, con uno stile proprio che fosse il riflesso della sua storia e della sua emotività.

The Good Company by Trussardi è nata dalla selezione di talenti che potessero calarsi in una collezione che si rifaceva a un periodo storico ben preciso e fondamentale per la storia della musica moderna, quello a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Lo ritieni un momento particolarmente ispiratore? Il rock degli anni ’70 ha portato una ventata di libertà splendida. Ho sempre amato il suo essere contro il mainstream e i suoni un po’ grezzi. Così come trovo bellissimi nella moda di allora i colori e le forme larghe, l’essere un po’ “scazzati”. Però nel mio lavoro non amo riproporre un’immagine vintage e allo stesso tempo in musica credo si possa attingere dal passato, ma poi lo si debba sempre rivisitare con gli occhi dell’oggi.

Se Trussardi fosse un genere musicale quale sarebbe? Non amo troppo chiudermi all’interno di confini precisi. Certo non potremmo essere heavy metal o gotici, ma nemmeno accostarci alla musica classica. Saremmo un pop-rock melodico con delle sonorità orchestrali o contaminate da ritmiche con suoni contemporanei, elettronici. Con molte sfumature. Per me la cosa importante è l’immediatezza: a volte un musicista si perde nei meandri dell’arrangiamento ma quella che vince sempre alla fine è la canzone. E la stessa cosa vale per l’abito.

Quindi la sostanza vince sulla forma? Sì, anche nella moda. Io posso fare un blazer doppiopetto molto stretto e in una lana piatta, quasi un po’ lucida, e con dei bottoni di plastica. Oppure di una lana misto cachemire con un disegno maschile, con una sua tridimensionalità e una profondità, e che al tatto risulta morbidissimo. E metterci dei bottoni di corno con una ghiera d’oro. È lo stesso blazer, ma la forma e la sostanza sono completamente diverse. O cerco di creare emozione attraverso la semplicità.

C’è un accessorio che non può mancare per definire la personalità di un musicista? Il giubbotto di pelle e lo stivaletto Chelsea. Sono senza tempo.

Hai fatto musica anche in prima persona. Ho iniziato a suonare la chitarra da adolescente. All’epoca avevo un’anima rock, amavo i Cranberries, i Nirvana, Alanis Morrissette, erano gli anni ’90. Poi sono stata a vivere a Londra e ho portato avanti un duo musicale. Ad un certo punto però mi sono buttata a capofitto nell’azienda di famiglia abbandonando un po’ la musica. Ma ora l’ho ripresa.

Ovvero? Scrivo e sto preparando delle registrazioni, ma oggi sono meno rock. Considerando il tempo a disposizione e la velocità nella scrittura, mi sono concentrata su arrangiamenti pop o acustici. Cose piuttosto semplici ma raffinate, che propongano però sonorità un po’ atemporali, che non invecchino troppo in fretta.

Dobbiamo aspettarci un’uscita discografica? Alcune canzoni le ho utilizzate per delle sfilate. Anche il video della borsa che abbiamo appena lanciato, con mia cognata Michelle Hunziker come protagonista, ha come colonna sonora una canzone scritta e cantata da me. Poi vediamo… Non anticipo nulla perché ci sto ancora lavorando.

(nella foto, The Good Company by Trussardi con Gaia Trussardi)

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