Onstage

Yakamoto Kotzuga: «Il fascino del rapporto tra immagine e suono»

Andrà in onda a partire da venerdì 30 novembre Baby, la nuova serie tv di Netflix sulle baby squillo dei Parioli, diretta da Andrea De Sica e Anna Negri, con la colonna sonora di Yakamoto Kotzuga.

Ventiquattro anni, veneziano, Giacomo Mazzucato (vero nome del producer e compositore di casa Sugar), ha in curriculum le collaborazioni ad alcune strumentali per Ghemon e Mecna; due EP, Rooms of Emptiness e Lost Keys & Stolen Kisses, nel 2013, e due album, Usually Nowhere (2015) e Slowly Fading (2018). Proprio da quest’ultimo lavoro sono tratte Until We Fade e She Said, due delle canzoni inserite nella colonna sonora della serie, accanto al singolo del 2014 All These Things I Used To Have e a composizioni inedite realizzate per l’occasione.

«Lavorare alla colonna sonora di Baby è stata un’esperienza nuova e stimolante per me. Nel mio percorso musicale sono sempre stato attratto dal rapporto tra immagine e suono, sia a livello di ricerca personale sia di studio a livello accademico. Dopo le prime esperienze in ambito pubblicitario, quest’anno finalmente ho avuto l’opportunità di poter iniziare a cimentarmi nel comporre colonne sonore per cinema e tv. Sicuramente la sfida più grande è stata questa», ha raccontato Yakamoto Kotzuga nel corso della presentazione del progetto nell’ambito della Milano Music Week.

All’esordio come compositore di soundtracks per la tv, Yakamoto non è, però, nuovo a collaborazioni con il mondo della pubblicità e della moda. Tra le più importanti si possono sicuramente contare la residenza del 2014 in Fabrica, il “centro di sovversione culturale” fondato a Treviso nel ’94 da Luciano Benetton e Oliviero Toscani, dove ha realizzato musiche per documentari, installazioni e spot pubblicitari, e quella con Chiara Boni per il New York Fashion Show del 2015.

«Non mi definirei un vero intenditore di cinema, almeno non ancora, ma sono sicuramente un appassionato di film e anche di serie tv. Una che mi ha ispirato molto, anche per il video di Untill We Fade è Black Mirror, quell’atmosfera di un futuro vicino e un po’ distopico – racconta – in realtà, però, non mi sono avvicinato alla musica con l’idea di diventare un compositore di colonne sonore, quindi mentirei se dicessi che i miei miti soni lì. In generale, mi interessa di più considerare il percorso di artisti che hanno iniziato facendo altro e poi hanno approcciato questo campo, come Trent Reznor dei Nine Inch Nails, che guardo con molto rispetto. Poi, il mio sogno sarebbe quello di lavorare con Tarantino o tornando più vicino a noi in Italia con i fratelli D’Innocenzo, che hanno girato un bellissimo film intitolato La terra dell’abbastanza».

Cresciuto lasciandosi ispirare da diversi mondi sonori, anche lontani tra loro, dal post rock all’hip hop sperimentale di Flying Lotus e Slo-Mo, Yakamoto ha costruito un suono molto personale unendo elementi eterogenei. Un’identità che ha trovato nuove sfumature lavorando alle musiche per Baby. «Ho imparato molto da questa esperienza e so di avere ancora tantissimo da imparare in questo campo, ma a livello metodologico lavorare partendo sempre dalla sceneggiatura per tirare fuori il senso preciso, l’emozione precisa con cui esaltare una scena è stata la vera novità per me e mi ha stimolato molto a livello creativo. Credo che lo scambio e l’unione tra i vari media sia la direzione del futuro per l’arte».

Intanto, prima della piccola pausa che ha deciso di prendersi, nel suo futuro prossimo c’è l’appuntamento live del 15 dicembre a Venezia: «Sarà l’ultimo concerto dell’anno, un set completo, in cui suonerò tutto il disco, accompagnato da una parte visual».

Cinzia Meroni

Foto di Marco Furio Magliani

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI