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YUNGBLUD: «Voglio sfidare tutte le leggi, nella musica e nella società»

Dopo il suo primo passaggio dallo Stivale a settembre e un lungo tour mondiale a supporto del suo disco d’esordio, 21st Century Liability, YUNGBLUD è di ritorno in Italia con una data al Dude Club di Milano. Fattosi conoscere con il brano Tin Pan Boy, incluso nella colonna sonora della seconda stagione della serie tv 13 Reasons Why, poi, con l’eponimo EP, il giovane artista di Doncaster (UK), è da poco uscito con l’ultimo singolo, Loner, e – questa è un’anticipazione – qualcosa di nuovo sta bollendo in pentola tra le due sponde dell’Atlantico.

Contraddistinto da un suono inedito, potente sintesi di influenze Hip-Hop, Punk, Ska, Brit Pop, Dub e Alt Rock, Dominic Harrison (questo il suo nome all’anagrafe) nelle sue canzoni parla di temi importanti, dalla violenza sulle donne, al suicidio, dalla libertà di orientamento sessuale, alle vedute stantie di gran parte della politica. Lo abbiamo incontrato prima della sua data a Milano, ecco cosa ci ha raccontato di una musica che è pura attitudine, una nuova ondata punk, in cui riecheggia il grido di una generazione.

Cosa significa per te essere un cantautore ventunenne nel 2019?
È incredibile, sin dall’inizio volevo che questo disco fosse una dichiarazione. Non mi interessava che diventasse la cosa più grande del mondo, volevo soltanto che consentisse alle persone di dire: “Ecco cos’è è YUNGBLUD!”. Volevo dire alla gente che ho intenzione di sfidare le leggi di genere e tutte le scatole in cui la società ci infila, volevo scrivere un disco che dicesse qualcosa e portasse con vigore un suono fresco nel panorama della musica Rock, che oggi è diventato stantio, quattro idioti che sbattono a merda i loro strumenti cantando del nulla. Io volevo farci qualcosa di nuovo, riaffermando che il Rock’n’Roll significa libertà, mentre io sento così tanta mancanza di libertà nella scena Rock di adesso, il che spiega perché non sia fiorente, mentre l’Hip Hop non ha regole.

È una questione di attitudine, più che di suono. Tu come hai deciso che volevi scrivere canzoni e farlo così?
Ho sempre amato suonare e scrivere canzoni, la prima l’ho scritta a undici anni, l’ho suonata a mia mamma e lei: “Oh, si, non è male”. Grazie ma! Però è stato strano, quando ho lasciato la mia città e mi sono trasferito a Londra è stato come se la lente che i miei mi avevano messo sugli occhi fosse scomparsa. Se ti dicono per tutta la vita che il cielo è verde, il cielo sarà verde fino a quando no scopri con i tuoi occhi che è azzurro. A Londra ho iniziato a vedere il mondo per quello che è, con i miei occhi e così ho iniziato a scrivere musica su quello che vedevo e che sentivo genuinamente. Ricordo che a scola avevo scritto un tema sul deserto, una schifezza, e il mio insegnante mi ha detto: “Perché scrivi del deserto, non sai niente del deserto, ci sei mai stato?”. La volta dopo ho scritto un tema sul fish and chips e ho preso massimo dei voti, perché era una cosa che conoscevo. Se scrivi di cose che non conosci non sei vero e se non sei vero, non sei un artista, sei un cantante e io non voglio essere un cantante.

Quello che sai è cosa significhi essere un ventenne in questa società.
Esatto, è ciò che sono e ho sinceramente a cuore la mia fanbase, parlo con loro dopo i concerti e leggo le lettere che mi arrivano, perché se no perdo la connessione con loro e io non sto facendo tutto questo per comprarmi un cazzo di Rolex e cinque Ferrari, lascio questa roba ai rapper, io voglio solo creare un movimento di persone che si sentano nello stesso modo in cui mi sento io. Le vendite sono incredibili, i numeri che sto facendo sono sorprendenti, ma il mio obiettivo più grande è quello di suonare negli stadi, creare una comunità, andare sul palco davanti a sessantacinquemila persone e siamo tutti lì per la stessa ragione. È questo ciò che mi ispira.

Cosa succede ora quando sera dopo sera incontri le persone che ti seguono sottopalco?
Ogni cosa assume un senso, sento che posso essere completamente me stesso per un’ora e mezza, posso dire quello che penso e nessuno mi fermerà. In più, posso esprimere tutta la mia energia, la stessa che per tutta la mia vita ha rappresentato un problema agli occhi degli altri.

Qual è stato l’incontro più bello con un tuo fan?
Ogni volta che qualcuno mi dice, che l’ho fatto sentire libero di fare coming out con i suoi genitori, perché è gay, bisessuale o vorrebbe cambiare sesso e non riusciva a essere se stesso. Oppure quando mi dicono che una mia canzone gli ha salvato la vita, perché erano sul punto di ammazzarsi. Lo dico perché sono stato nella stessa posizione, mi sentivo depresso e non sapevo il perché, è ciò di cui parlo in Kill Somebody, il desiderio di togliermi la vita. Sapere che qualcuno l’ha ascoltata e che ha cambiato il corso della sua vita mi toglie il fiato, come il cuore nero tatuato, non riesci a credere che la gente risponda così a qualcosa che ho scritto nella mia stanza. È incredibile, così come stare sul palco e sentire che cantano le tue parole, capisci perché non sono qui per giocare alla fottuta Hollywood? In un mondo pieno di tutta questa merda materialista io voglio fare qualcosa di reale.

Far sentire il grido di una generazione?
Le giovani generazioni di adesso sono incredibilmente intelligenti, perché hanno accesso a così tante informazioni e il mondo è andato così tanto avanti che molti dei protagonisti della politica dovrebbero farsi da parte, invece gente come Donald Trump o Theresa May, stanno strisciando cercando di rimanere agganciati a questo mondo di ideologie stantie. Spendono soldi in armamenti, fanno guerre per il petrolio, spendono milioni per tirare giù la foresta Amazzonica, ma, nel mio Paese, io ho ventun’anni e non posso andare all’università gratis o, negli Stati Uniti, la gente non può accedere alle cure mediche gratis. Non ha nessun senso, le loro priorità sono completamente sbagliate e la sensazione che la mia generazione sia stata derubata è forte.

Nel tuo nuovo singolo Loner, però, allarghi la critica agli “amici che hanno disertato un’altra volta”?
Loner è una canzone su di me, racconta da dove vengo, perché volevo scrivere un pezzo che permettesse alle persone di capire chi sono davvero in tre minuti e questa canzone parla dell’essere soli, non importa quante persone tu abbia intorno. Volevo anche scrivere una canzone che unisse le persone nel dire: “Io sono solo, tu sei solo, noi siamo soli, ma insieme, quindi questo ci rende meno soli”. L’obiettivo di YUNGBLUD è quello di costruire una comunità di persone, che sentono che possono essere se stesse in questo luogo. Se senti che non puoi essere te stesso di fronte ai tuoi o al lavoro, puoi esserlo in questa comunità.

Tornando al live di quest sera, cosa ci possiamo aspettare?
So che parlo di cose serie, ma c’è anche del divertimento. In un certo senso vedo la mia musica come un cavallo da tiro, fuori è matto, divertente, felice, la mia personalità è punk, una nuova wave di punk, non vuole dividere la gente, ma unirla per uno scopo superiore, quindi fuori è divertente, ma dentro ha un messaggio, un cuore e un’anima. Gli Oasis, Bowie, Lady Gaga, Trent Reznor, The Arctic Monkeys, Madonna, Bowie, John Lennon sono più della loro musica ed è quello che voglio fare anch’io. So che ci vorrà del tempo, perché è facile voler essere al numero uno dappertutto, ma più veloce è la salita, più veloce è la caduta. Per rispondere alla tua domanda, però, lo show è andato sold out velocemente e ci son ragazzi là fuori dalle cinque del mattino, quindi questa sera sarà follia, energia, divertimento, solidarietà, un ragazzo del nord che si diverte come un pazzo con la sua gente.

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