Onstage

Zara Larsson: «Il palco, my place to be»

Si intitola Ruin My Life il nuovo singolo di Zara Larsson, la popstar svedese che sta piano piano conquistando l’Europa a forza di hit e di prestigiose collaborazioni. L’ultimo album, So Good, risale al 2017: nel frattempo, Zara ha calcato i palchi del continente, approdando anche a Sziget nel 2018. Cosa ha in serbo per noi la Larsson nei prossimi mesi? Ce lo ha spiegato lei stessa in una stanza della sede italiana di Sony Music, in occasione di una sua recente visita in Italia.

«Esistono quelle storie d’amore in cui non vieni trattata come meriteresti, eppure sei convinta di essere follemente innamorata. – spiega Zara a proposito dell’ultimo singolo – Finisci per disinteressarti del fatto che una relazione possa farti più male che bene. E dici a te stessa che va bene anche rovinarsi la vita, a patto di stare con una determinata persona. Lo so che è una cosa negativa (ride, ndr), ma in quel momento sei semplicemente presa. Penso che valga anche per le amicizie. Ogni ascoltatore, ad ogni modo, è libero di interpretare questa canzone come meglio crede».

Il brano anticipa l’album di prossima uscita e conferma la straordinaria capacità di Zara nelle ballad, sebbene la giovanissima artista possa a ragione essere definita una degli astri nascenti del pop mondiale.

«Mi definirei un’artista pop, anche se sento di stare un po’ nel mezzo – commenta in proposito – sono figlia di tantissime influenze, ho collaborato con tantissimi artisti, come David Guetta. In questo modo, sono sfociata un po’ nell’EDM, un po’ nell’afrobeat e talvolta sono anche drammatica. Pensate a un brano come Funeral. Mi definirei un’artista edgy pop».

Guai, però, a tirare fuori vorticosi paragoni con le altre regine del pop. Zara, pur ammettendo (con molta umiltà) di ritenere alcune colleghe inarrivabili, precisa che è importante essere prima di tutto un’artista unica.

«Non penso che io e le altre popstar ci somigliamo. – commenta – Penso che ci sia la tendenza recentemente a fare paragoni tra le donne, più che tra gli uomini. Io e le mie colleghe siamo molto diverse tra noi. Penso che artisti come Dua Lipa siano piene di talento, ma non mi sento di essere uguale a loro. Forse siamo tutte all’inizio della nostra carriera, o almeno io mi sento così. Spero in futuro di potermi differenziare, e non è facile. Dovrò semplicemente essere me stessa e far vedere al pubblico che ognuna di noi ha il suo stile. Non voglio competere, perché starei male con me stessa».

Dalla sua, Zara ha sicuramente la capacità di scrittura e un’energia inesauribile sul palco, di cui ha dato prova anche al Fabrique di Milano nel novembre del 2017.

«Cantare dal vivo è la parte preferita del mio lavoro. – sottolinea la Larsson – Mi piace stare in studio, ma essere sul palco è molto più wild. Ho iniziato a esibirmi dovunque fosse possibile, anche se non c’era un palco. Il live rappresenta ciò che sono. Amo stare con la mia band, con i coristi, con i ballerini. Siamo una famiglia, ci divertiamo tantissimo sul palco e non ci importa se ci sono due persone a guardarci pensando che facciamo schifo. Il palco è il mio place to be».

A proposito di live, chiediamo a Zara come è andato l’ultimo tour e cosa sta preparando per i concerti futuri

«Mi piacerebbe tornare in Italia – ci risponde – sento di non essere stata abbastanza in tour. Il mio primo vero tour è stato quello del 2017, per gran parte della tournée mi sono esibita in UK e poi ho fatto qualche data in Europa. Sogno però un tour mondiale come si deve, anche se le venues dovessero essere piccole. Vorrei sicuramente molte più date nel prossimo tour».

Per un tour – sarà ridondante ribadirlo – serve tuttavia un album. Zara ci assicura che è quasi tutto pronto.

«Cosa posso dire? Nel prossimo album ci sono sicuramente importanti collaborazioni. Sono emozionata, penso che lo amerete. Non è ancora finito, ci sono ancora modifiche da fare, ma ho un obiettivo, quello di essere genuina. Pensate che sto lavorando su circa 100 canzoni. Dobbiamo solo decidere quali canzoni mettere nell’album, ma è la parte più difficile. Un po’ come uccidere i propri figli».

Zara parla a lungo, il più delle volte in modo completamente informale. Parla di moda (definisce Rihanna la sua icona di stile), della sua vita tutto sommato rimasta invariata perché gli amici sono ancora quelli di un tempo, e di come il governo svedese favorisca gli artisti con finanziamenti e supporto. Parla dell’importanza di lanciare messaggi a favore dell’empowerment femminile con la sua musica e del suo percorso, ancora lungo, per essere considerata a tutti gli effetti un’artista. Con molta serenità, alla fine, ammette persino che la fama altro non è che una medaglia con due facce.

«Il successo è una benedizione e una croce – sentenzia – non sentirò mai di essere arrivata, sono il tipo di persona che cerca sempre qualcosa da conquistare, che cerca sempre di fare di più. A volte devo ricordarmi di sedermi e vedere le cose che ho già fatto, cercando di esserne fiera. Poi però mi dico che devo fare di più se voglio essere come Beyoncé (ride, ndr)».

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