Onstage

Zucchero: «Io, un musicista benedetto. Ma aspetto l’album della vita»

La desiderava da tempo e ora anche Zucchero può vantare la propria ‘collezione’, che celebra gli oltre 30 anni di carriera del cantautore e un 2017 strepitoso, tra il successo dell’album Black Cat e quello del conseguente tour, con il record di 22 show all’Arena di Verona in 12 mesi (e oltre 1 milione di spettatori in tutto il mondo).

Wanted – The best collection è il titolo dell’antologia che, nella sua versione deluxe, contiene 10 cd, un 45 giri e un dvd (la versione standard vanta 3 cd e il dvd): un’opera monumentale, che si arricchisce anche con tre inediti, tra cui Un’altra storia, il primo singolo.

«È un prodotto di rara bellezza – commenta Zucchero – ci sono cose rare che avevo nel mio archivio a casa. Direi che sono orgoglioso. Era tanto che lo desideravo, soprattutto vedendo le antologie di altri artisti. Ormai è quasi uno status. Nel mio caso, sigilla i 30 anni con la Universal e dà il via a un nuovo capitolo. Torno in tour, ma non so cosa farò né dove andrò discograficamente. La sfida più bella sarebbe chiudere con il più bell’album della mia vita. Non che abbia intenzione di ritirarmi, sia chiaro. Vorrei solo realizzare, prima o poi, il mio disco più bello, ma è solo presunzione. Magari neanche ci riesco».

Ha le idee chiare Zucchero, che ci tiene a fare il punto sulla propria carriera dopo un 2017 così intenso e che si prepara finalmente a girare l’Italia, con un tour nei Palasport. Il cantautore ha infatti girato il mondo con il Black Cat World Tour, tralasciando forse la nostra Penisola. Eppure – sottolinea – che si trattasse di performance negli USA o a Sydney («Ci credete che l’Opera House era sold out?» ricorda un po’ sorpreso), Zucchero canta sempre in italiano, eccezion fatta per qualche brano.

«Canto solo in italiano – specifica infatti – perché penso che la musica parli già da sola. Io quando ascoltavo i Beatles da giovane mica li capivo, eppure la loro musica comunicava. La musica ha una sua lingua». E, riflettendo su questo straordinario successo fuori dai confini nazionali, Zucchero ripensa agli anni di Senza una donna, brano che – senza alcuna spinta – ha finito per girare il mondo. «Mi chiamarono da Londra all’epoca – racconta – per dirmi di cavalcare l’onda. Io ero depresso, dissi di no. In quel momento, ho capito che mi serviva però un manager che gestisse le cose all’estero». Curioso che il nuovo singolo, Un’altra storia, sia ispirato proprio al periodo di quel fortunato e incredibile successo del 1987: «Un periodo semplice, senza tappeti. – spiega il cantautore – Ripenso all’amore per la mia ex moglie. Non penso a lei, ma quel periodo felice continua ad ispirarmi. Anche se, a dirla tutta, forse sì, invecchierò pensando a lei. In passato ho preferito uccidere l’amore che avevo dentro piuttosto che continuare a tormentarmi».

Infine, Zucchero regala una riflessione sul suo stile così unico. «Non è blues – ci tiene a sottolineare – attingo molto dalla musica afroamericana, ma è generico dire che faccio blues. Come quando si parla di rock in Italia. Il rock in Italia non esiste, è più una commistione di cose. E anche il blues, di conseguenza, è un’altra cosa. Si parla di rock e blues in modo molto facile. Io sono solo un musicista benedetto, perché mi sento in simbiosi con gli interpreti della musica nera, pur essendo bianco».

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