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Aerosmith: i 45 anni di Get Your Wings

L’1 marzo del 1974 usciva il secondo album in studio degli Aerosmith: Get Your Wings. Quello che ha preceduto la vera esplosione della band capitanata da Steven Tyler e, per forza di cose, uno dei più cari ai fan di vecchissima data.

45 ANNI FA…
Quarantacinque anni fa quasi nessuno avrebbe scommesso su un futuro da fenomeno mondiale per il progetto degli Aerosmith. L’esordio omonimo non suscitò molto interesse e rischiò di far finire prematuramente nel dimenticatoio la formazione statunitense.
Ecco il paradosso di Get Your Wings: il risultato commerciale del disco, nel 1974, fu più scarso del debutto dell’anno precedente, eppure fu la salvezza della band. Sulla carta, la scommessa della Columbia su questi giovani ragazzi di Boston sembrava persa, ma lo straordinario percorso di crescita intrapreso in appena un anno convinse i più lungimiranti del music business a considerare questo secondo capitolo vincente.
I lavori che portarono alla pubblicazione del secondo disco verranno ricordati soprattutto per un incontro avvenuto nello studio di registrazione Record Plant di New York. Quello con Joe Douglas, ingegnere del suono che in quell’occasione aiutò i Toxic Twins, Joe Perry e Steven Tyler, a trovare la propria dimensione sonora. Per Douglas era evidente: gli Aerosmith dovevano partire dal blues, quello che tanto amavano, per dare la giusta forma al proprio hard rock. Nonostante lo scarso successo di Get Your Wings, la strada era giusta e il tempo avrebbe dato loro ragione.

IL DISCO
Get Your Wings non è di certo il più bello o memorabile tra i dischi degli Aerosmith, ma per certi versi è il più importante. A renderlo pivotale è senza dubbio il sound, la direzione intrapresa grazie al lungimirante contributo di Joe Douglas e al grande talento di Joe Perry e Brad Whitford alle chitarre. E poi, inutile dirlo, grazie anche alla già evidente maturità artistica di Steven Tyler, a un passo dal diventare già il prototipo del frontman rock a stelle e strisce.
Dal singolone Same Old Song and Dance (un classico del repertorio) al mid-tempo Spaced, passando per l’affascinante armonica di Woman of the World, il blues di Train Kept A-Rollin e l’hard rock di Pandora’ s Box, ogni brano del lotto è ben ponderato. Non manca la perla, quella che spinge qualche i fan più esigente a identificare in Get Your Wings il loro album preferito: Seasons of Wither, la miglior prova canora di Mr. Tyler su questo disco e una delle più apprezzabili dell’intera carriera.

E OGGI…
Benché gli Aerosmith degli anni Settanta vengano ricordati principalmente per la folgorante doppietta composta dai due dischi successivi, Toys in the Attic e Rocks, il secondo capitolo discografico della band di Boston ha acquisito nel tempo grande prestigio alle orecchie dei fruitori dell’hard & heavy. In parte perché una crescita come quella ottenuta dagli Aerosmith tra il 1973 e il 1974 è al limite del concepibile, in parte perché questo disco esercita il fascino del perdente. Il fascino del disadattato che sovverte i pronostici e vince il fato avverso.
Se oggi possiamo goderci gli ultimi – ultimissimi – capitoli di questa grande storia chiamata Aerosmith, andando a vedere dal vivo Steven Tyler in piedi su un pianoforte a gridare “Dream On” come se mezzo secolo di eccessi non avesse conseguenze, ecc, è tutto merito di Get Your Wings.

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