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L’AFI stanzia 100mila euro per imprese associate e dipendenti: «Serviva un segnale forte»

L’Associazione Fonografici Italiani ha stanziato un fondo di 100mila euro a favore delle attività dei propri associati. Le risorse saranno a disposizione dal 15 aprile 2020. Abbiamo raggiunto telefonicamente il presidente Sergio Cerruti, per farci spiegare le motivazioni dietro a questa iniziativa.

Come si è arrivati a questo intervento?
“Sono state approvate, su mia proposta, una serie d’iniziative a supporto delle nostre imprese e dei nostri associati, per le loro famiglie, per un indotto che rappresenta migliaia di persone. Non abbiamo certo a disposizione le risorse del Governo, questo nostro contributo è una goccia nel mare, ma era importante dare un segnale forte e concreto a tutto il movimento: serve denaro contante che arrivi direttamente sul conto di chi è in difficoltà. Questo intervento sarà indirizzato ai piccoli produttori, metteremo un tetto di 2500 euro per ognuno, è un’iniziativa a fondo perduto che vuole rispondere il più rapidamente possibile a esigenze concrete. Metteremo a disposizione molti più soldi per esempio con anticipi finanziari calcolati sulle fatturazioni degli ultimi 18/24 mesi, per gli associati sarà possibile chiedere fino al 70% dei diritti connessi”.

Un modo per far sentire la propria presenza velocizzando il flusso di denaro…
“E’ necessario intervenire nel più breve tempo possibile. Il nostro Paese ha bisogno di norme dirette e rapide, la burocrazia rallenta in maniera indicibile ogni iniziativa, servono riforme verticali ed efficaci. Mi piace parlare di buon esempio, ci siamo mossi velocemente, predicando poco e agendo tanto. Il Governo si trova a fronteggiare un’emergenza tremenda, in cui però non si può dimenticare che una marea di realtà sono in difficoltà. Lo stanziamento di 25 miliardi di euro è nulla rispetto alla perdita effettiva che Confindustria ha quantificato essere pari a 100 miliardi al mese. Il settore della musica e dell’intrattenimento sta già pagando un prezzo altissimo”.

Un settore che spesso viene dimenticato dalle Istituzioni.
“Assolutamente. Da quando sono vicepresidente di Confindustria Cultura Italia sto facendo ogni cosa in mio potere per far sentire la voce di un settore che deve essere molto più considerato dal Governo: la cultura e l’intrattenimento fanno parte di un settore che incide sul PIL più delle telecomunicazioni. In questi giorni nulla come la musica ha unito gli italiani, un linguaggio che si basa su suoni e luci che fa parte di noi. L’Italia è una super potenza culturale. Ma la cultura come la musica è un’industria che include aziende, lavoratori, famiglie intere, è un’economia che va rispettata e riconsiderata all’interno di tutto il sistema Paese”.

Specialmente perché questa crisi non si limiterà alla “quarantena imposta” ma farà sentire i propri effetti per diversi mesi a venire.
“Quando queste necessarie restrizioni finiranno è impossibile immaginare che si torni immediatamente ad affollare palazzetti e stadi. Stanno rinviando le Olimpiadi, come possiamo pensare di ripartire come se niente fosse? La ripresa ci sarà ma sarà lenta e serve considerare tutta la filiera partendo dal basso. Io in AFI rappresento grandi e piccoli ma dobbiamo preoccuparci delle categorie deboli, che in questo caso sono promoter locali, band emergenti, una serie di società che salteranno in aria e chiuderanno i battenti se non saranno tutelate nel più breve tempo possibile. Non eravamo all’interno di un’economia sana già da prima del Coronavirus, bisogna capire dove si è sbagliato e avere l’umiltà di mettere in campo modifiche che favoriscano la ripresa”.

Jacopo Casati

Foto di Ufficio Stampa

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