Onstage

Alanis Morissette 4 concerti in Italia per presentare Havoc And Bright Lights

Alanis Morissette torna in Italia. Quattro concerti per presentare il suo nuovo disco Havoc And Bright Lights, in uscita a fine agosto. In attesa di vederla dal vivo, abbiamo ascoltato l’album. Ci è piaciuto.

IL VENTO NEI CAPELLI

Sin dal titolo (caos e luci abbaglianti) questo è un album che sembra vivere su dicotomie. Il rock si intreccia con l’elettronica, suoni acustici trovano il loro complemento in loop sintetici, sprazzi di gioia si alternano a rabbia furente mentre la dolcezza è spesso solo il viatico per improvvisi scoppi di energia. E se, tra politica, spiritualità e filosofia, qualcuno vuole semplicemente lasciarsi trasportare dalla musica senza per forza focalizzarsi sui testi, c’è anche questa possibilità. L’apertura affidata a Guardian, il singolo che ha anticipato l’album a maggio, è un ottimo biglietto da visita ma esemplificativo solo in parte del tono generale del lavoro. C’è tutta Alanis, nel salto di tonalità tra la strofa confidenziale e il ritornello urlato, le chitarre che ruggiscono e un’orecchiabilità che prende subito dal primo ascolto. Melodia allegra e dolce perfettamente intonata al testo, una dichiarazione d’amore al marito, il suo personale guardiano che la tiene al riparo dalle situazioni pericolose.

Ma la temperatura sale con il passo successivo che potrebbe benissimo essere il secondo singolo. In Woman Down l’interazione tra la scrittura della Morissette e l’approccio di Sigsworth è molto più evidente, con arrangiamento che sfodera beat sintetici e una base di synth che potrebbe appartenere a un pezzo di pura dance. I rocker incalliti non storcano troppo la bocca: Alanis attacca subito su un testo che parla di abusi e violenze, di donne messe all’angolo. Suadente, allusiva, prima di un rapido passaggio di tonalità (suo marchio di fabbrica) e un ritornello dove l’elettronica si mette al servizio delle chitarre, sostenendo un coro da cantare a squarciagola.

Al di là dell’intensità di alcuni testi e della cura nella confezione, la forza di questo album è nella potenza dei ritornelli e dei cori. Melodie che arrivano dritte al cervello di chi ascolta, pronte a esplodere all’improvviso dopo introduzioni intime e soffici, così come accadeva in Jagged Little Pill, l’album che la lanciò. L’intreccio tra suoni più sintetici e tradizionali era persino più spinto in Flowers Of Entanglement, anche perché questa volta a garantire un maggiore equilibrio c’è l’apporto di Joe Chiccarelli, produttore dal gusto più rock. Ma quello era un lavoro dai ritmi più pacati e monocordi mentre, come ha detto la stessa Alanis in una recente intervista a Rolling Stone, la sensazione che si ha ascoltando questi nuovi brani è di «avere il vento nei capelli». (clicca la freccia qui sotto a destra per continuare a leggere)

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