Onstage

Alanis Morissette 4 concerti in Italia per presentare Havoc And Bright Lights

Alanis Morissette torna in Italia. Quattro concerti per presentare il suo nuovo disco Havoc And Bright Lights, in uscita a fine agosto. In attesa di vederla dal vivo, abbiamo ascoltato l’album. Ci è piaciuto.

EQUILIBRIO

In passato la Morissette ha avuto modo di spiegare il suo processo creativo, in continuo ballottaggio tra la parte destra del cervello (quella più creativa e istintiva) e quella sinistra (quella più razionale). Esattamente come talvolta sono le melodie a guidare la scrittura delle liriche mentre in altre occasioni le linee vocali devono sottostare alle metriche (spesso impossibili) di testi che hanno la priorità. Lo si può avvertire anche in alcuni pezzi di quest’album dove Alanis piega con accenti impossibili frasi che altrimenti non potrebbero entrare nella linea melodica. Forzature? Forse, ma necessarie per non perdere nulla né su un fronte né sull’altro e il risultato è che magicamente si trova un equilibrio.

A dispetto di un paio di brani in cui si avvertono evidenti debiti nei confronti di altri artisti (il lento Til You potrebbe appartenere tranquillamente al canzoniere di Annie Lennox), con questo album è come se Alanis si fosse riappropriata dei propri marchi di fabbrica e della propria riconoscibilità, guarda caso in coincidenza con la chiusura del suo contratto con la Maverik e la Warner e l’inizio di una pubblicazione con una etichetta indipendente (con distribuzione Sony). Un fenomeno analogo a quello vissuto da altri artisti che, una volta messi di fronte alla possibilità di far da soli, sono tornati alle proprie radici, a territori battuti in precedenza con grande successo, ritrovando verve e ispirazione.

TAVOLOZZA AMPIA

Alanis ha messo in Havoc And Bright Lights tutto ciò che ruota in maniera significativa nella sua vita. Gli affetti, trattati da vari punti di vista, sono spesso in primo piano: sia che si tratti della descrizione di un animo solitario che viene lenito dall’empatia di uno spirito affine (in Empathy, uno degli episodi più pop dell’album), o del doppio livello di lettura della più interessante Lens, che si muove in un gioco di specchi tra micro e macrocosmo dove entrano in gioco religione e politica. Ma la tavolozza di colori a cui attinge è decisamente ampia. Perché se è vero che ci sono i cori trascinanti e le armonie solari, non mancano i momenti riflessivi (Havoc è cantata con pathos su una base strumentale molto timida), e alcune parentesi dai toni dark. Come l’orientaleggiante e scura Numb o Celebrity, dove le unghie di Alanis graffiano la stellina di turno, nata e cresciuta nell’alveo della celebrità e che per un momento di notorietà farebbe di tutto, educata a questo dal padre. Una storia plasmata su alcuni personaggi reali dei quali la Morissette non ha voluto rivelare il nome: ognuno provi a individuare di chi parla quando canta della “scimmietta danzante tatuata”.

La Morissette ha vissuto l’ultima epoca d’oro della discografia, quella in cui si vendevano cd a milioni (sono più di 30 quelli venduti in tutto il mondo con Jagged Little Pill), ed è allo stesso tempo uno di quei casi di artista schiacciata dal suo stesso successo. Tante le aspettative dopo l’exploit iniziale, andate di pari passo invece con un (inevitabile) calo di vendite dei suoi lavori. Havoc And Bright Lights, pur non mancando di pecche, sembra fatto apposta per permetterle di riprendersi un posto di prestigio. E riaccendere le luci abbaglianti su di sé.

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