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One Day Remains degli Alter Bridge compie 15 anni

Sono passati quindici anni da quel 10 agosto 2004, data che segna il debutto degli Alter Bridge con la pubblicazione di One Day Remains, primo capitolo di una delle migliori band dell’alternative metal del Terzo Millennio.

15 ANNI FA…
Dopo lo scioglimento dei Creed, i tre quarti della band cardine del post-grunge di fine anni Novanta decidono di ripartire da zero con un progetto ambizioso e nuovo di pacca: gli Alter Bridge. A completare la formazione c’è Myles Kennedy, ugola d’oro e virtuoso della chitarra già leader dei The Mayfield Four.

Stupisce che Mark Tremonti, Brian Marshall e Scott Phillips non abbiano intenzione di continuare a monetizzare quanto ottenuto insieme a Scott Stapp nei Creed, ma sembra che le idee per la nuova band siano piuttosto chiare. Gli Alter Bridge puntano al riconoscimento del proprio talento, prima che al successo. Con One Day Remains mettono giusto il primo mattoncino per quella che sarà una carriera solida, seppur caratterizzata da manovre promozionali discutibili (basti pensare alla scelta di non pubblicare mai alcune clamorose b-side di questo debutto se non a diversi anni di distanza).

Myles si inserisce in un gruppo già affiatato e collaudato e fa il suo ingresso in punta di piedi, umile e taciturno circa il suo vero potenziale, che deciderà di sprigionare a partire dal secondo disco. In One Day Remains la sua influenza su suoni e melodie è ridotta, con Tremonti a fare il grosso del lavoro e collaborando giusto sui testi di alcuni brani, singoli compresi. Mette persino da parte il suo ruolo di musicista, lasciando la chitarra al collega e limitandosi a mettere in mostra le sue prodigiose doti canore.

IL DISCO
Nonostante le intenzioni, liberarsi dello spettro dei Creed si rivela più complicato del previsto. A un primo distratto ascolto One Day Remains può sembrare tutto ciò da cui Mark Tremonti vuole fuggire: “Sono i Creed con un nuovo cantante”. E non sono pochi i fenomeni che ci cascano, costruendo critiche da quattro soldi su un preconcetto così banale.
Ovviamente non è così. Innanzitutto perché quel nuovo cantante non è solo “un nuovo cantante”. E poi perché l’esordio del combo americano presenta una serie di innesti estremamente interessanti che prendono le distanze dalla staticità della proposta della band capitanata da Scott Stapp.

One Day Remains presenta un lotto di brani molto vario, che racchiude hit dal potenziale smisurato, come l’evergreen Open Your Eyes, pezzi più heavy come Watch Your Words o l’arcinota Metalingus – intro del wrestler canadese Edge sin dalla sua uscita – e le fondamentali ballatone che hanno fatto la fortuna del disco (In Loving Memory e Broken Wings su tutte). Non mancano poi i pezzi alternative più canonici, partoriti dalla mente di Tremonti prima della definitiva fioritura del suo amore per il metal: Down To My Last e Shed My Skin, ovvero le tracce che avrebbero potuto palesare l’ombra dei Creed e che invece lasciano intravedere invece il peso che l’interpretazione di Myles può avere e avrà nella riuscita degli Alter Bridge. Infine un altro paio di altri pezzi eccellenti (Breathe e Solace) vengono lasciati da parte momentaneamente, per poi apparire magicamente nel 2017 nel cd Rarities, allegato a un live trascurabile registrato alla O2 Arena di Londra. Una scelta che, onestamente, ancora oggi appare difficilmente comprensibile.

Il disco in ogni caso vende bene (a oggi 750.000 copie smerciate in tutto il mondo), seppure i rapporti con la Wind-Up rovineranno i piani degli AB almeno per i due anni successivi.

…E OGGI
Dopo One Day Remains gli Alter Bridge hanno alternato capolavori (Blackbird, Fortress) a ottimi dischi (AB III, The Last Hero) creando una fanbase estremamente solida e conquistandosi una credibilità live con pochi paragoni nell’hard’n’heavy dell’ultimo ventennio. Merito del miracoloso sodalizio tra Mark Tremonti e Myles Kennedy e dalla grande solidità della sezione ritmica composta da Brian Marshall e Scott Phillips. Quattro professionisti uniti in un progetto che a quindici anni dalla sua nascita si è definitivamente elevato al ruolo di istituzione, uno degli ultimi baluardi rock della scena internazionale.

Nonostante gli album più memorabili della band siano arrivati qualche anno dopo, a distanza di anni i fan ancora sperano di sentire dal vivo qualche chicca di One Day Remains. Per questo esultano quando i Nostri concedono ad esempio una Shed My Skin, tornata in scaletta nel 2017 dopo ben dodici anni d’assenza, oppure si esaltano nel riconoscere la title-track, che regolarmente fa capolino tra un tour e l’altro. C’è anche una sorta di nostalgia. In parte verso un tempo in cui questa band era l’unica preoccupazione dei suoi membri, oggi impegnati tra carriere alternative e progetti solisti (Myles canta insieme a Slash, giusto per citare l’impegno più “conosciuto”) e costretti a produrre nuovi dischi in tempi record; in parte verso quelle melodie che nel tempo sono state soffocate da una grande evoluzione tecnica, da sperimentazioni e arricchimenti progressive, da toni cupi e produzioni imponenti. Per questo e per tanti altri motivi One Day Remains provocherà sempre un lieve sussulto nel cuore dei fan degli Alter Bridge.

Umberto Scaramozzino

Foto di Mathias Marchioni

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