Onstage
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Alter Bridge e Shinedown a Milano, la sublimazione dell’hard rock americano

Serata fredda a Milano. Fuori. Non sicuramente dentro il Mediolanum Forum di Assago. Dove, il 2 dicembre 2019, si sono esibiti Shinedown e Alter Bridge. La leg europea della band di Myles Kennedy e Mark Tremonti a supporto dell’album Walk The Sky, ha visto quindi l’apertura d’eccezione affidata al quartetto guidato da Brent Smith. Un concerto quindi non da poco, che ha radunato oltre 8mila presenti (nella location in cui gli AB mancavano dal 2013) curiosi di assistere alle esibizioni di due act fondamentali per la musica hard rock americana del nuovo secolo.

Gli Shinedown hanno ritrovato una seconda giovinezza con Attention Attention, lavoro del 2018 che ha pesantemente riposizionato la band al centro dello scacchiere radiofonico US. Dal vivo tuttavia i Nostri sono sempre stati una garanzia: animali da palco capaci di unire l’impatto hard rock a melodie perfette e coinvolgenti. Certo, per un nostalgico come il sottoscritto che crede che gli Shinedown siano ancora fermi al 2008 e si aspetta prima o poi di godersi dal vivo l’intera riproposizione del magnifico The Sound Of Madness, piuttosto che qualche estratto dall’altrettanto bellissimo Leave A Whisper, la loro scaletta punta troppo sui troppo recenti singoloni piacioni (che canto e conosco ovviamente pure io ma cerco di darmi comunque un tono, ndr). Ma che vuoi dirgli? Sono un gruppo che negli anni ha saputo assecondare le esigenze radiofoniche senza perdere nulla a livello di botta live. Poco importa se Brent 45 non la inserisce nemmeno più in setlist (così come What A Shame o Devour se vogliamo). Il loro set è in ogni caso impeccabile e il pubblico apprezza senza riserve. Bravi.

Scaletta Shinedown
Intro / Devil
Diamond Eyes (Boom-Lay Boom-Lay Boom)
Enemies
Monsters
Get Up
Cut the Cord
Second Chance
Simple Man
(Lynyrd Skynyrd cover)
Sound of Madness
Brilliant

A me Walk The Sky non è piaciuto purtroppo. Il precedente The Last Hero così così. Dal vivo tuttavia le performance della band erano rimaste solidissime anche se in studio, dopo il miracoloso Fortress, qualcosa si è inevitabilmente inceppato. E questa pregiata tradizione di qualità sul palco non è stata certo tradita nemmeno in occasione del concerto al Forum.

Era il mio tagliando numero 17 con gli Alter Bridge. Ne è passata di acqua sotto “quel ponte” dalla serata di Reggio Emilia (al Tempo Rock di Gualtieri) nel 2005 quando in pochi intimi ci ritrovammo gasatissimi ad ascoltare la “nuova incarnazione dei Creed” con un cantante spaventoso in più. Cantante che, raggiunto il traguardo dei 50, rimane una voce iconica di un panorama hard & heavy che negli ultimi vent’anni non ha poi sfornato chissà quali novità terremotanti.

Myles Kennedy carbura minuto dopo minuto, gestendo la voce per poi dare il massimo su veri e propri inni come Cry Of Achilles, Watch Over You (suonata full band anziché solo in acustico) e l’oramai leggendaria Blackbird. Si dice felice di suonare in Italia e che questa è senza dubbio la migliore serata del tour 2019. Tremonti è la solita macchina da guerra, i suoi volumi sono assordanti tanto quanto la sua innata capacità di unire classicità a innovazione. Il duo ritmico Marshall-Phillips non perde colpi e, anzi, sembra sempre più affiatato anno dopo anno.

I pezzi del nuovo disco sono molto meglio dal vivo che sul cd: la necessità in sede live di non avere basi a supporto asciuga i brani rendendoli molto più diretti ed essenziali. Ne beneficiano in maniera sconvolgente Pay No Mind, Native Son e la bellissima Dying Light, cosa che dimostra nuovamente che durante le registrazioni di Walk The Sky si sarebbe dovuto togliere anziché aggiungere. Per un die-hard fan tuttavia il concerto rimarrà molto “standard” e privo di colpi al cuore o chicche inaspettate. La scaletta infatti non riserva sorprese, anzi presenta se vogliamo essere pignoli alcune scelte discutibili, che interrompono il ritmo dell’ora e tre quarti di live: My Champion al posto di Broken Wings (o di quella Burn It Down che ha trovato spazio in qualche data precedente) è un azzardo speso male, mentre la chiusura con Addicted To Pain e l’assenza di Slip To The Void (una delle opener migliori per gli Alter Bridge) si faranno sentire a fine set.

Rimangono comunque considerazioni relative al termine di un buonissimo live, che ha visto all’opera due rock band molto attente in sede di produzione e già proiettate nei rispettivi prossimi dieci anni di carriera: il palco degli Alter Bridge è finalmente uno stage da palazzetti, con schermi e luci di alto livello. Gli Shinedown da questo punto di vista sono molto più avanti, ma è apprezzabile il tentativo di Tremonti e soci di adeguarsi agli standard moderni. Vero, principalmente quello che conta nella musica degli AB è la musica, non le apparenze. E anche questa sera durante Open Your Eyes e Metalingus se ne è avuta dimostrazione. Il momento più magico però rimane sempre Blackbird. Pezzo completamente fuori dal tempo, che riesce a sconvolgere i presenti e a rapirli emotivamente come pochissimi altri brani rock usciti negli ultimi vent’anni. Provateci voi a scrivere una canzone del genere nell’era digitale, suonarla (e cantarla) perfettamente dal vivo, e riempirci un palazzetto.

Scaletta Alter Bridge
One Life / Wouldn’t You Rather
Isolation
Come to Life
Pay No Mind
Ghost of Days Gone By
My Champion
Native Son
Rise Today
Dying Light
Cry of Achilles
Waters Rising
Watch Over You
Blackbird
Open Your Eyes
Metalingus
Godspeed
Addicted to Pain

Jacopo Casati

Foto di Elena Di Vincenzo

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