Onstage
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Il racconto del concerto sold out di Anderson .Paak a Milano

Non capita spesso che artisti del calibro e del genere di Anderson .Paak vengano in Italia, e quando succede è sempre un’occasione imperdibile, sia per adepti della scena che per un pubblico più ampio. In un Fabrique sold out, fan dell’hip hop, addetti al settore e pubblico più mainstream si sono radunati per un evento più unico che raro: una star americana dell’hip hop in concerto. L’hype è alle stelle e nell’aria c’è il profumo di uno show elettrizzante.

Anderson Paak potrebbe essere un one man show, ma non lo è. O meglio: l’energia che sprigiona da ogni poro è incredibile, e viene sfogata nel cantato più soul, nel rap, nel saltare da una parte all’altra del palco e nel suonare la batteria. Un mix di elementi esaltanti, che infiammano il pubblico, e nulla è mai lasciato al caso o abbozzato. Tutto fila liscio come l’olio e funziona alla grande. Dall’altro lato però sarebbe ridicolo non riconoscere il merito della band che accompagna il rapper, ovvero The Free Nationals. Fiati, tastiere, basso e chitarra: una macchina ben oliata che esegue ogni nota con precisione, dialoga con il frontman e con il pubblico. Riempe gli spazi e al tempo stesso è protagonista, una combinazione di elementi abbastanza rara.

Da vera star americana Anderson Paak lascia spazio a un cambio outfit durante la serata, incluso l’inconfondibile berretto che lo contraddistingue, che passa da giallo ad arancione. Lo show è costruito a puntino, alternando momenti più soul a momenti più ritmici di puro rap, e si fonde perfettamente con la scenografia. Al contrario di quanto si possa pensare visto il personaggio, niente super produzioni esagerate da tipica star americana: il palco è occupato dalla band in maniera equilibrata, e ad inizio show è presente un semplice telo che divide stage è pubblico e che crea giochi di ombre e prospettive magiche. Inevitabile l’alta pedana su cui è collocata la batteria e che permette a tutto il locale di vedere il rapper. I visual sono a tratti psichedelici a tratti più contemporanei, creati ad hoc per ogni singola canzone. Lo show segue un crescendo, e c’è spazio sia per materiale più recente (come il nuovo singolo King James) che per cover, come Dang! dell’amico rapper, purtroppo scomparso, Mac Miller.

Fuoco e fiamme si potrebbe dire: i passi di danza e i salti di Anderson Paak fanno muovere tutti, dalla prima all’ultima fila. Non è un concerto in cui si canta a squarciagola (sarebbe quasi impossibile vista la velocità di esecuzione dei pezzi) ma il pubblico è comunque composto da fedeli che mimano le parole dei ritornelli. L’impressione che si ha è quella di aver assistito ad un signor concerto, e le parole di ringraziamento da parte del rapper non mancano. “Milano, are you still there?” chiede Anderson Paak un paio di volte durante la serrata ora e mezza di concerto. Che domanda retorica! Possiamo già dire che ci saremo anche la prossima volta.

La scaletta del concerto
The Chase
Who R u?
Bubblin’
Milk n’ Honey
Glowed Up
Glowed Up
6 Summers
Saviers Road
Smile
Heart don’t stand a chance
Beauty & Essex
Anywhere
Might Be
The Waters
Trippy
Put Me Thru
Suede
Come Down
Tints
King James
Am I wrong
Lite weight
Dang!

Sara Beretta

Foto di Francesco Prandoni

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