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I 30 anni di Alice In Hell degli Annihilator

Il 17 aprile del 1989 veniva pubblicato su Roadrunner l’esordio degli Annihilator. Alice In Hell fu il primo album della band di Jeff Waters, che usciva a distanza di ben cinque anni dall’effettiva formazione del gruppo. Che poi, gruppo. Gli Annihilator sono sempre stati Jeff Waters e altra gente. A volte Jeff e basta che suonava tutti gli strumenti e programmava la drum machine. Waters è uno dei chitarristi thrash metal migliori di sempre, ma è anche un discreto dittatore alla Mustaine, uno che ti licenzia e che non riesce a tenersi per più di troppo tempo le stesse persone in line-up (con eccezion fatta per l’ottimo Dave Padden, vocalist per circa un decennio tra il 2003 e il 2013).

Ciò premesso, Jeff è riuscito a fare almeno 3 album di ottima fattura, sviluppando il genere techno-thrash ed estremizzando velocità e il rifferrama come pochi altri. Waters è influenzato da Van Halen ed AC/DC, ha studiato la lezione dei Judas Priest e del thrash della prima ora (Metallica, Slayer e Megadeth). Il suo approccio compositivo evolve da una base speed metal e raw thrash estrema a una formula allucinante e precisissima di thrash metal. Tecnico, veloce, incontenibile, irresistibile. Le sue partiture nel giro di un paio di dischi sublimano non solo il cosiddetto technical thrash metal di seconda generazione (figlio di …And Justice For All dei Metallica) ma impongono anche il Canada come terra di riferimento per questa proposta (arrivano da lì infatti anche Voivod ed Exciter).

30 ANNI FA…
Nel 1986 gli Annihilator si erano fatti già conoscere parecchio dalla comunità metallara, in quel periodo in discreto subbuglio (nello stesso anno uscirono Reign In Blood, Master Of Puppets, Peace Sells e altra robina niente male). Il loro demo Phantasmagoria fu tra le cassette più diffuse negli eighties (Wiki parla di un terzo posto in questa classifica di trading giusto dietro a Metallica e Megadeth), benché alcune composizioni fossero piuttosto acerbe, per usare un eufemismo. Detto questo, il 1989 ha già visto l’esplosione e l’ascesa al potere della New Wave of British Heavy Metal, del thrash americano, del glam e del pop metal. Con il 1990 (e in generale con i Judas che pubblicano Painkiller) il periodo migliore per questa musica terminerà, ma gli Annihilator riusciranno comunque a inserirsi nell’ultimo treno che passava, grazie appunto ad Alice In Hell, al successivo Never, Neverland e a un tour da infarto insieme a Priest e Pantera.

IL DISCO
Crystal Ann apre l’album in modo inusuale e imprevisto. Un pezzo di chitarra classica di ottima fattura precede gli incubi di Alison Hell, simil title track che grazie ai diversi cambi di tempo identifica immediatamente la portata della band. La successiva super thrash WTYD e la schizzata Wicked Mystic rinforzano il concetto. L’irrequietezza nel songwriting e la perizia esecutiva non fanno certo difetto a Waters e al drummer Ray Hartmann. Lo sgraziato ma incontenibile Randy Rampage, scomparso nel 2018, firma le canzoni con la sua timbrica inconfondibile. Le conclusive Schizos (Are Never Alone) e la rapidissima Human Insecticide consegnano agli annali un disco che rimarrà nel tempo tra i riferimenti principali di questo genere.

…E OGGI
Gli Annihilator rimangono ancora tra le band underground maggiormente apprezzate e rispettate dai metallari over 30. Jeff Waters mantiene in vita la propria creatura dopo aver attraversato diversi periodi difficoltosi in cui non ha mai raccolto il successo che sicuramente meritava. Non sempre ha regalato musica indimenticabile, ma il suo contributo alla scena è innegabile: ha alzato l’asticella, ha costretto i musicisti a prepararsi sempre meglio e ha mostrato come fosse possibile coniugare tecnica, espressività e impatto rimanendo originali e fedeli alle lezioni impartite dai grandi del passato. Gli Annihilator insieme a Testament, Overkill ed Exodus rappresentano per molti gli “altri” Big Four del thrash, appena sotto il consolidato poker d’assi che risponde al nome di Metallica, Slayer, Megadeth ed Anthrax.

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