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L’anteprima di Us+Them, il nuovo film di Roger Waters

La quiete, una persona di spalle seduta sulla sabbia osserva il cielo plumbeo di tempesta sul mare in subbuglio, i fulmini esplodono come bombe, colpi di mortaio arrossano le nuvole, le urla della guerra assordanti scuotono la sala, poi il rock: Breathe.

Inizia così Roger Waters. Us + Them, il film concerto realizzato da Waters ancora una volta in collaborazione con Sean Evans, visionario regista dell’acclamato Roger Waters The Wall. Distribuito da Nexo Digital, il film arriverà nei cinema italiani per un evento speciale dal 7 al 9 ottobre (qui l’elenco sale), offrendo ai fan l’occasione unica di rivivere la potenza di quell’incredibile tour in 4K e Dolby Atmos.

Intanto, lo abbiamo visto ieri in anteprima mondiale alla 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove è stato presentato fuori concorso e dove verrà presentato con una proiezione aperta al pubblico il 6 settembre, seguita da una chiacchierata (Q&A) con Roger Waters.

Fuori concorso: un attributo, che si addice ormai da qualche decennio a Waters, ammantato di un’aura leggendaria sin dai tempi dei Pink Floyd. Ci si potrebbe sedere (come tra l’altro in molti lo accusano di avere fatto), mentre questo film e il roboante tour, da cui procede, sono il chiaro segnale che Waters, diretto, indomito, irriverente, notoriamente fumantino, ha ancora più d’una buona ragione per buttarsi nella mischia e dire la sua, a modo suo.

Il risultato è fissato nei 119 intensi minuti di girato dal concerto di Amsterdam del 2017 di Roger Waters. Us + Them: un film che andava fatto, perché immortala uno show, che alla storia ha iniziato ad appartenere già dalla sua prima. Un live, Us + Them dettato dai tempi e da una storia, che tristemente si ripete, rendendo incredibilmente attuali pezzi dei Pink Floyd come Time, Welcome to the Machine (qui in una versione a dir poco epica), Another Brick in the Wall Part 2/Another Brick in the Wall Part 3, Dogs, Pigs (Three Different Ones), Money, Us and Them o Brain Damage.

Insieme a pezzi come The Last Refugee e Picture That, dall’ultimo album solista di Waters, Is This the Life We Really Want?, sono la spina dorsale di uno show impressionante sul versante visuals e scenografie. Una produzione mastodontica, quanto essenziale, in grado di trasportare lo spettatore in un percorso di senso e sensoriale, in cui la poesia si costruisce attraverso la narrazione e la bellezza sgorga dalla ruvida e scomposta inquietudine di Roger Waters e della musica, di cui è vessillo e portavoce.

Nei suoni, che prendono corpo dall’incredibile formazione a nove messa in piedi da Waters, e nelle immagini, che si intrecciano al live, raccontando la storia di una madre e di sua figlia in fuga dalla guerra e completando in un tutt’uno indivisibile il racconto di Us + Them (il tour e il film), riecheggiano i temi sociali, politici ed ecologisti da sempre cari a Roger Waters. C’è il dramma dei rifugiati e delle guerre da cui fuggono, la questione palestinese, quella ambientalista, del riscaldamento globale, con i disastri annessi e connessi, e ultimo, ma non certo per importanza, quella dei maialoni, i pigs, che regolano le sorti del pianeta dal basso della loro nefandezza.

«Fuck the pigs»; «Resist»; «Stay human», sono questi i messaggi al cuore di Us + Them, un tuffo nell’oscurità alla ricerca della speranza. «Non vedo l’ora che sia ottobre. Questo non è il classico concerto rock and roll: alcuni spettatori potrebbero urlare “yee haaaa!!!”. Che va benissimo, certo! Ma molti piangeranno. Ed è quello che spero. Us + Them è un invito all’azione. Oggi l’Homo Sapiens si trova ad un bivio: possiamo far sì che l’amore sia l’elemento che ci unisce, possiamo sviluppare la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri e agire collettivamente per il bene del nostro pianeta. Oppure possiamo rimanere comodi e insensibili e continuare, come pecoroni ciechi, a percorrere la nostra marcia omicida verso l’estinzione. Us + Them è un voto all’amore e alla vita», ha spiegato Waters a proposito di questo progetto, che, con il suo messaggio di amorevole ribellione, merita di arrivare a quante più persone possibili.

Cinzia Meroni

Foto di Francesco Prandoni

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