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Esce il primo app-album italiano, un concept in 3D audio

Elettro Acqua 3D è il titolo del primo concept album realizzato con tecnologia 3D audio. Inoltre, si tratta del primo disco app italiano in assoluto. Il lavoro è disponibile su App Store (iOS, qui il link) e Google Play (Android – qui il link) ed è stato ideato e prodotto dal cantautore Marco di Noia e dal compositore di musica elettronica Stefano Cucchi.

Realizzato in collaborazione con il fonico ed esperto di sintetizzatori analogici Andrea Messieri, l’album si compone di 22 tracce (11 “interludi” e 11 brani), ed è stato pensato appositamente per la fruizione su dispositivi mobile, tramite cuffie e auricolari, ed è ascoltabile scaricando gratuitamente l’omonima applicazione, disponibile sia per iOS sia per Android. L’app-album presenta un’interfaccia che offre contenuti di approfondimento, immagini, video del “making of” e “mini-mondi” realizzati ad hoc per ogni brano dal visual-artist delle miniature Cristian Musella.

Marco di Noia racconta così il concept album da poco pubblicato: “Elettro Acqua 3D è un lavoro di quattro anni, in cui io, Stefano e Andrea abbiamo fatto confluire i nostri interessi e i nostri studi nelle rispettive aree di competenza. C’è tanta ricerca, tanta sperimentazione e passione. Non abbiamo lasciato nulla al caso. Ogni traccia del concept album ha una sua atmosfera specifica e tratti caratterizzanti a livello sonoro, testuale e di strumentazione elettronica utilizzata”.

Sui testi aggiunge: “L’album è un concept sul viaggio e sull’acqua, che è sempre parte dei paesaggi in cui si muovono i personaggi e le storie che racconto. Un vero e proprio viaggio musicale che inizia e termina a Milano, passando per vari paesi del mondo e terre fantastiche, in cui le ambientazioni geografiche e concettuali espandono quelle delle canzoni. Nei testi tratto tematiche sostanzialmente sociali, filosofiche e letterarie: immigrazione, guerra, esistenzialismo, dissidenza, ecologia e cronaca. C’è un brano ispirato a Hoffman e Tchaikovsky, uno a Tolkien e anche uno tratto da una vicenda narrata in uno dei fumetti dei Cavalieri dello Zodiaco”.

Infine sull’idea di realizzare un app-album l’autore spiega: “In un’epoca caratterizzata dai ritmi di vita frenetici e da una tempesta perpetua d’informazione digitale, pochi hanno ancora tempo da dedicare a quei generi musicali, che avrebbero bisogno di attenzione e di essere ascoltati, più che sentiti in sottofondo mentre si fa altro. Così, ho pensato che avremmo dovuto rivolgerci ai viaggiatori e a tutte quelle persone che hanno del tempo da occupare, magari leggendo un libro o ascoltando musica in treno, aereo, autobus, metropolitana o, semplicemente, passeggiando con indosso le cuffie. L’app-album nasce per valorizzare questa dimensione d’ascolto. Inoltre, offre informazioni tecniche sul progetto, contenuti multimediali e i testi delle canzoni, integrando ciò che spesso si pubblica nei booklet dei cd e nei contenuti speciali dei dvd”.

Anche Stefano Cucchi ha spiegato così il processo compositivo della release: “La composizione di questo album è stata una continua sfida, a partire da quella musicale dei brani, dove abbiamo cercato di svincolarci dalla consueta “forma canzone”, che ormai si sta cristallizzando in un guscio povero di contenuti. Anche l’aspetto timbrico/sonoro dell’arrangiamento è stato pensato non come un semplice vestito sonoro del brano, ma quale portatore di significati emotivi ed evocativi”.

Sull’utilizzo di elettronica e del 3D audio ha aggiunto: “Per la ricerca dell’ambientazione di ogni tappa del viaggio, principalmente nelle intro/espansioni, ho utilizzato varie tecniche di modellazione e ricostruzione di uno spazio tridimensionale altamente immersivo per l’ascoltatore. Dal mixaggio binaurale, a tools per l’audio 3d e VR, a funzioni di trasferimento che modellano l’ascolto binaurale (HRTF Head Related Transfer Function), passando dalle grandi distese d’acqua degli oceani alle strette tubature sotterranee.
Ho utilizzato diverse tecniche di generazione sonora, da quelle tipiche synth-pop, a quelle più legate all’ambito elettronico-accademico: suoni suadenti e rifiniti, suoni aspri e taglienti, strumenti campionati e suoni irreali, e spesso una mimesi tra “eventi sonori” reali catturati con un microfono e “oggetti sonori” sintetizzati a tavolino”.

Infine Cucchi rivela quale sia stata la vera sfida del lavoro: “La sfida per me stata quella di unirmi al racconto di Marco, fatto di voce, parole, personaggi, situazioni, e ambientazioni geografiche diverse.
La sfida è stata l’inserimento di ogni particolare nell’ampio disegno generale, il contaminare vari linguaggi musicali: il pop, il folk, il prog, i richiami alla musica colta, ecc… Ho provato a giocare e divertirmi con le note, coi suoni e coi tasti del PC o delle tastiere, di raccontare e raccontarmi viaggiando con la fantasia, dal chiuso del mio studio, all’Africa, ai mari del Nord, alla Terra di Mezzo…”

Redazione

Foto di Francesca Pietropolli

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