Onstage

Hollow Crown degli Architects compie 10 anni

Il 26 gennaio 2009 esce il terzo album in studio degli Architects: Hollow Crown. Una delle prove più importanti della formazione britannica, nonché una delle pietre miliari del metalcore.

10 ANNI FA…
Il terzo album in studio della band di Brighton esce a due anni da Ruin e viene accolto con grande calore da critica e fan. Impossibile, soprattutto nel 2009, emergere dal chiasso metalcore. Mille band che propongono la loro rabbia d’ordinanza e offrono poche variazioni sul tema, sfidandosi a chi urla più forte, a chi suona più veloce o ha il tiro che spettina di più. Eppure Sam Carter e soci, tra un breakdown e uno screamo, trovano la quadra per sfornare un lavoro dal fascino innegabile. Perfettamente inserito nel suo tempo, strettamente legato all’inquietudine dei giovani autori e reso ancora più importante dai vari tentativi di emulazione nati da lì a poco.

IL DISCO
Pur non essendo il più tecnico dei loro lavori, Hollow Crown è uno dei più dischi più a fuoco della discografia degli Architects. Personale, irrequieto e atto a definire una cifra stilistica che ha l’arduo compito di scrollarsi di dosso i tanti, troppi cliché di genere.
La “corona vacua” del titolo trasuda frustrazione, quella di un gruppo di musicisti che pur lavorando sodo per offrire il loro meglio, non riescono a ottenere il successo che meriterebbero.
Hollow Crown suona potentissimo, ma anche accessibile, per quanto dei brani metalcore possano essere accessibili. Oltre a qualche coretto ben inserito e tutt’altro che forzato, ci sono più clean vocals – amati e odiati, ma a certi livelli sempre necessari – e un registro nettamente più alto rispetto al passato. Musicalmente invece si percepisce l’influenza di gruppi come Sikth o Underoath, persino dei Meshuggah, che spinge i Nostri verso la maturità. Lo sforzo alle chitarre è notevole, talvolta intricato ma mai fine a stesso (Follow The Water), talvolta con accordature ribassate (Dead March). Destreggiandosi tra math rock e hardcore, gli Architects fanno di necessità (a.k.a. urgenza espressiva) virtù e confezionano un piccolo manifesto.

…E OGGI
Oggi gli Architects sono una delle poche certezze del panorama metalcore, da anni ormai stantio e legato a pochi e sporadici guizzi. Ma Sam Carter e soci hanno trovato il modo di diventare un punto di riferimento per tutti quei nuovi nomi che ingenuamente si affacciano sulla scena. Merito di una proposta granitica, consolidata in anni di ottime prove in studio e clamorosi live act. E Hollow Crown, in tutto questo, è stato una tappa fondamentale. Nonostante sia legato a una rabbia giovanile fenomenologicamente lontana dall’emotività che ancora oggi anima la band, il terzo disco degli Architects è stato il primo significativo passo verso una credibilità che vale più di mille corone. Ma soprattutto, a due anni e mezzo dalla sua scomparsa prematura, resta il principale retaggio di Tom Searle e del suo immenso talento.

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