Onstage
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In fuga dalla realtà insieme ai Bastille

Il cielo nero su Milano, incorniciato da tuoni e lampi, poco prima che aprano le porte del Fabrique per il concerto dei Bastille sembra il presagio dell’Apocalisse. Che sia un caso che il nuovo album del gruppo pop britannico, uscito lo scorso 14 giugno, sia intitolato proprio Doom Days? Chissà. Certo è che c’è elettricità nell’aria e tra il pubblico, uno stuolo di fan fedeli e adoranti che seguono le orme della band dagli esordi nel 2013 con la hit mondiale Pompeii. Sarà poi lo stesso frontman Dan Smith a ringraziare il pubblico italiano per l’ennesima straordinaria accoglienza: ricorda bene che è stato proprio il nostro Paese il primo fuori dalla loro terra natia a far diventare Pompeii una vera e propria hit (con annessi riconoscimenti discografici ufficiali).

Ormai (per fortuna) si è perso il conto dei concerti che i Bastille hanno tenuto in Italia, e la serata al Fabrique si aggiunge alla lista di altri tre live importanti (un Alcatraz e due Forum di Assago). Questo show doveva tenersi inizialmente al Carroponte, ma per fortuna i promoter hanno deciso di spostarlo nel celebre club meneghino, che si adatta perfettamente alle atmosfere a tratti cupe e a tratti super pop e colorate della band. È difficile riuscire ad incastrare i Bastille in un genere musicale: le loro influenze sono molteplici e mutevoli, non solo in campo musicale ma anche audiovisivo e letterario. Lo show è un miscuglio di tutti questi elementi, un vortice che inaspettatamente crea un amalgama valido e capace di rapire l’ascoltatore. L’ingrediente segreto sono ovviamente i testi, oltre alle melodie catchy che strizzano l’occhio alla dance britannica anni ’90 e all’elettro pop contemporaneo.

I Bastille sono in Italia per presentare dal vivo il terzo album Doom Days, e infatti la scenografia è impostata sul cuore di questo pseudo concept album: una notte folle in balia di divertimenti e incontri, che inizia con il brano Quarter Past Midnight e che dà il via ad un turbinio notturno di divertimenti, rimpianti, amori e bruschi risvegli. Sullo sfondo è proiettato un orologio che scandisce il tempo, e accanto ad esso una scala che porta verso una luna (proiettata ma iper realistica e con un effetto magico). Al centro del palco una pedana che ruota, sulla quale Smith si diletta quando non corre e salta nella parte anteriore del palco. Qui, ad un certo punto dello show, verrà messo anche un divano con scritto sopra proprio il titolo del nuovo disco: è lo stesso divano protagonista del videoclip di Those Nights, un oggetto che diventa metafora di un luogo di riflessione e pausa all’interno della folle e frenetica notte raccontata nell’album. Da quel divano, fissando il vuoto (in questo caso la folla), Dan realizza che tutto ciò è solo una fugace e temporanea fuga dalla quotidianità: “You’ll never get to heaven on a night like this” è il mantra che viene ripetuto.

Durante l’ora e quaranta minuti di concerto si alternano i pezzi storici (tra cui Laura Palmer e Flaws) nonché pezzi più recenti come Warmth e Good Grief, tratti dal precedente album Wild World. C’è un’evidente connessione tra quest’ultimo disco e Doom Days: lo sfondo di questo “pazzo mondo” fatto di notizie politiche, sociali ed ambientali terrificanti, che aumentano il senso di sconforto e smarrimento dei singoli individui. Una parete di schermi su cui vengono trasmesse immagini coloratissime rende il palcoscenico un vero turbinio di elementi, mai stucchevoli. La band britannica è ormai rodata (sono infatti reduci da un set di successo sul palco principale di Glastonbury) e suona un brano dopo l’altro senza fatica.

Ampio spazio viene dedicato ai nuovi brani, tra cui spiccano la titletrack, Joy e Million Pieces, quest’ultima inserita nell’encore prima di Pompeii, per creare un clima da dancefloor irresistibile. Non può mancare il brano più famoso dei mixtape della band, ovvero Of The Night. Lo show è diviso in 3 atti ed è costruito a puntino, legando le canzoni tra loro secondo un filo logico. Il pubblico è in delirio e non è stanco di saltare e cantare a squarciagola. La musica dei Bastille, dal vivo in particolare, ha un effetto quasi catartico: i testi spesso cupi associati a melodie ultra pop permettono all’ascoltatore di esorcizzare i propri demoni; dentro, fuori, in solitudine e in compagnia.
I fan della band britannica hanno avuto quello che si aspettavano, e come sempre l’impressione è che il concerto duri troppo poco. Il pubblico avrebbe voluto anche altri pezzi storici ma, come segna il timer sullo sfondo, è ora che questa nottata giunga al termine… è ora di tornare alla realtà.

La scaletta
Act 1: still avoiding tomorrow
Quarter Past Midnight
Send Them Off!
The Waves
Things We Lost In The Fire
Another Place
Two Evils
Happier
Nocturnal Creatures
Warmth
Flaws

Act 2: those nights
Those Nights
Bad Blood
Doom Days
Blame

Act 3: The morning doesn’t reach us
Joy
Laura Palmer
Good Grief
Of The Night

Million Pieces
Pompeii

Sara Beretta

Foto di Francesco Prandoni

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