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I 10 anni di The Great Misdirect dei Between The Buried And Me

Tra le band estreme maggiormente geniali del nuovo millennio, i Between The Buried and Me occupano sicuramente un posto di rilievo all’interno del panorama internazionale. Capaci sin dagli esordi di fondere death metal, mathcore e progressive in una miscela già unica nel secondo album (The Silent Circus, 2003), sono arrivati a produrre dischi di puro prog rock (cfr. Coma Ecliptic, 2015) incorporando i dettami classici dei Settanta in un universo sonoro che si è espanso in modo inesorabile release dopo release.

In tutto questo, la credibilità dei Nostri, la loro disumana capacità esecutiva, la voglia di non porsi mai limiti di sorta nel contaminare death e post hardcore con qualsiasi tipo di genere (jazz, fusion, classic rock), sono sempre state caratteristiche essenziali dell’approccio dei BTBAM alla musica. The Great Misdirect arriva dopo il successo Colors (2007, il momento in cui il gruppo viene a pieno titolo inserito tra gli act migliori della scena progressive metal moderna) e rappresenta un vero e proprio giro di boa essenziale nell’evoluzione del sound della band.

L’opener Mirrors e la successiva Obfuscation ben rappresentano l’arte dei Between The Buried and Me: due pezzi opposti a livello compositivo ma parte di un affresco che prende forma nell’ora di durata complessiva del platter. Platter che va ascoltato senza distrazioni dall’inizio alla fine, su cui è anche inutile dilungarsi lasciando pieno spazio alle canzoni. La band rimarrà negli anni un riferimento inarrivabile nell’underground, continuando a proporre musica di qualità ed effettuando tour mondiali senza sosta.

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