Onstage

Biagio Antonacci: Sapere dire no a chi si ama è quasi sempre fonte di dolore

Il 17 aprile è uscito il dodicesimo disco in studio di Biagio Antonacci, Sapessi dire no. Un album che mostra, ancora una volta, la semplicità con cui il cantautore milanese ritrae i sentimenti e le relazioni tra le persone attraverso le parole delle sue canzoni.

Se si mette alla prova il disco sotto il profilo del lavoro sulla parola, se ne ricava un quadro poetico o comunque immaginifico. Versi come “la tua voce è un suono lungo come una nave in porto” (Dimenticarti è poco) e “ogni volta ti guardo e capisco il regalo” (Ti dedico tutto) spalancano le porte a un mondo di ricordi, sensazioni ed immagini, veri e propri input per viaggi della mente che trasformano il particolare della canzone di Antonacci in un universale comune in cui è facile ritrovarsi. C’è poi un sempre vivo gusto per i giochi di parole, piacevoli anche quando sembrano esercizi di stile: emblematici lo scioglilingua di “come un servo schivo ma schiavo” (Con infinito onore) e la grande forza di “lacrima mi liberi, lacrima si libera e straripa tra le rughe mie” di Insieme finire. Particolarmente toccante e delicata è poi la conclusiva Ciao tristezza in cui il sentimento, analizzato e riproposto innumerevoli volte nelle canzoni, è descritto nel momento in cui sta per arrivare, quando se ne hai sentore, il presagio. Ma questo non è un disco che parla solo di amore e sentimento: c’è spazio anche per atmosfere diverse, briose in Non vivo più senza te – giocosa pizzica ispirata a una “vacanza in Salento” scandita dalla fisarmonica -, rockettare in Con infinito onore e persino sfrontate in Senza un nome, che azzarda un “senza un nome c’è chi mi chiama lo svitato, la gloria mia l’ho messa in grolla così bevete alla salute di chi ha dimenticato”.

Atmosfere, idee ed emozioni che Biagio ha voluto fossero espresse tutte insieme nella copertina, affidata alla matita di Milo Manara. Una ragazza, un pianoforte, Antonacci defilato e nascosto da un paio di occhiali neri e la scelta di colori notturni, perché, come spiegato dal disegnatore stesso, Antonacci ha deciso di non preoccuparsi “… dell’effetto che l’immagine farà in mezzo alle centinaia di altre immagini sugli scaffali. Né la copertina, né l’album con le sue canzoni dovranno sgomitare per farsi notare: si presenteranno così, come sono, semplicemente. Il colore dunque sarà la musica stessa a stabilirlo: hai presente il “periodo blu” di Picasso?”.

Difficile non aspettarsi lo stesso mood dal tour. E infatti quel po’ che si sa conferma esattamente questa impostazione: niente effetti speciali per offrire uno show essenziale che esalti la musica, un palco minimalista si concede solo una lunga passerella che permette ad Antonacci di arrivare fin nel cuore del suo pubblico. A fronte di tutta questa semplicità, il calendario tradisce la dimensione dell’evento: 17 tappe in 25 giorni, tutte in maggio, a cui fanno da corollario le ultime due (ma chissà che non ne vengano annunciate altre) in ottobre, nella sua Milano. Biagio ha scandito il tempo che rimaneva all’uscita del disco con un conto alla rovescia durante il quale, da marzo ad aprile inoltrato, ha centellinato quattro degli inediti del disco – venduti in anteprima su iTunes. Ma adesso il countdown è finito, è tempo di salire sul palco.

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