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Biglietti dei concerti nominali, il secco no dei promoter

Ad una settimana esatta dall’entrata in vigore della Legge Battelli che prevede l’introduzione, dall’1 luglio, del biglietto nominale per i concerti, Assomusica e i principali promoter che si occupano di organizzazione di live e spettacoli in Italia – Di And Gi, Friends&Partners, International, Live Nation, Trident, Vertigo, Vvo Concerti – hanno dato appuntamento alla stampa a Milano per una conferenza in cui hanno fatto il punto della situazione e ribadito con vigore il loro no a questo provvedimento.

Un provvedimento nato per contrastare il secondary ticketing ma che nella pratica, a soli 7 giorni dal suo debutto, mostra non solo tutte le sue debolezze ma anche che non va a risolvere il problema da cui è nato. “Basta vedere che i biglietti per i concerti di Rammstein e Sting, andati in vendita negli ultimi giorni quindi con il sistema nominale, sono comunque in vendita sulle piattaforme di mercato secondario” ha esordito Vincenzo Spera di Assomusica, che ha anche messo subito in luce le contraddizioni e le difficoltà create dalla legge.

“Sono escluse dal biglietto nominale le manifestazioni sportive e gli spettacoli di attività lirica, sinfonica e cameristica, prosa, jazz, balletto, danza e circo. La sensazione è che si voglia punire solo il mondo dei concerti, chi fa questo lavoro e gli spettatori. E la cosa è ancora più senza senso se si pensa che l’Italia a livello mondiale è il sesto Paese per numero di biglietti per i concerti venduti, dopo USA, Germania, Giappone, Uk e Francia. Il mercato è quindi floridissimo e funziona, non si capisce perchè debba essere penalizzato”.

Dello stesso avviso sono i promoter, tra cui i primi a prendere la parola, Roberto De Luca per Live Nation e Ferdinando Salzano per Friends&Partners. Entrambi hanno evidenziato le criticità che questa decisione pone dal punto di vista (anche) strettamente operativo. “Saremo costretti ad aprire ancora prima i cancelli, per permettere il controllo di biglietti e documenti di tutti. Questo significa che dovranno essere anticipate tutte quelle operazioni che vengono fatte a porte chiuse, non da ultimo il montaggio del palco, che in alcuni casi già avviene all’alba. Di conseguenza, saremo costretti a far iniziare tutto prima ancora, assottigliando ancora di più la finestra temporale a nostra disposizione, con un inevitabile aggravio dei costi di produzione, che andranno a incidere sul costo del biglietto. Senza contare che, in caso di produzioni europee, se non ci saranno i tempi tecnici per far arrivare un palco da Francoforte o Parigi, i live non si potranno fare” ha detto De Luca. Riguardo il prezzo del biglietto, è stato calcolato che il rincaro si aggirerà attorno agli 8-10 euro.

Vale a maggior ragione per gli artisti internazionali che vogliono passare nel nostro Paese, ma anche per gli artisti di casa nostra. Ne sa qualcosa Ferdinando Salzano: “Per i concerti degli artisti italiani nei palazzetti, le economie si basano su costi settimanali: io so che per andare in pari magari devo fare 3 live a settimana. Se mancano i tempi per farli, si rompono tutti i calcoli e diventa un problema”. E non sono da meno le ricadute sugli acquirenti: “Gran parte dei biglietti si vendono nel periodo natalizio come regali, vengono facilmente acquistati a coppie, proprio perchè è bello dare a qualcuno la possibilità di andare ad un concerto insieme a chi vuole, decidendo in libertà. Tutto ciò sarà molto più complicato e l’acquisto di biglietti con mesi di anticipo diventerà da un elemento a favore – perchè si ha il tempo di ammortizzare la spesa – in uno svantaggio perchè tutto sarà più complicato. E potrebbe anche tramutarsi in un non-acquisto”. E non di devono tralasciare anche aspetti organizzativi legati alla quotidianità dei fan: “Il 50% degli acquisti di biglietti è fatto da un pubblico adulto, che compra posti numerati, anche perchè così può uscire dal lavoro e arrivare poco prima che inizi il live. In questo modo, sarà obbligato ad anticipare il suo arrivo alla location, cosa che in settimana può essere difficile conciliare con le esigenze lavorative”.

A parte le questioni organizzative, tutti sono anche concordi nel ricordare che andare ad un concerto è e deve essere un momento di gioia e spensieratezza per il pubblico, gioia e spensieratezza che rischiano di restare soffocate da tutti i paletti introdotti dal biglietto nominale: “È impensabile chiedere alla gente di arrivare ai concerti 8 ore prima, sono reduce dall’Olimpico di Roma: abbiamo aperto le porte alle 14.30 eppure a poco dall’inizio del live avevamo ancora diverse migliaia di persone da far entrare. Figuriamoci se avessimo anche dovuto controllare tutti i documenti. È un momento spensierato e non va appesantito” ha aggiunto Clemente Zard di Vivo Concerti. “Il biglietto nominale non risolve il problema del secondary ticketing, persone che non hanno esperienza in questo campo ci stanno portando verso una deriva pericolosa, verso uno stato di polizia” ha duramente commentato Andrea Pieroni (Vertigo).

Anche Maurizio Salvadori di Trident e Mimmo D’Alessandro di Di and Gi si uniscono ai colleghi: “Ammetto di aver preso sotto gamba la cosa quando tutto è iniziato, è che mi pareva tutto troppo folle per passare. E trovo incommentabili le affermazioni di chi fa il paragone con i biglietti aerei: 200 persone non sono 5000” ha chiosato il primo. “L’unica cosa buona di tutta questa situazione è che ci siamo uniti” ha sottolineato il secondo.

I promoter si sono compattati – almeno la maggior parte di loro – e hanno detto un secco no al provvedimento: e gli artisti? Al momento, l’unico ad essersi espresso su questo tema è Cesare Cremonini, in un lungo post su Facebook in cui ha espresso le sue perplessità. “Ora hanno l’esigenza di capire anche loro quello che sta succedendo, stanno arrivando sulla questione e a breve cominceranno ad uscire altre dichiarazioni” ha detto Salzano.

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