Onstage
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Il racconto del concerto di Billie Eilish a Milano

Oh Mio Dio! Billie Eilish, diciassette anni da Highland Park, Los Angeles, in concerto ieri al Fabrique di Milano, ha letteralmente sbancato.
Già passata per una prima ed unica volta nel nostro Pese, sempre da Milano, un anno fa – era il 18 febbraio 2018 – con un live di altre dimensioni al Dude Club, la giovanissima star dell’alternative pop si sarebbe dovuta esibire alla Santeria Social Club, rivelatasi nel frattempo troppo piccola per contenere il un pubblico che, in pochissimo tempo, ha mandato sold out il ben più capiente Fabrique.

Un fenomeno vero, le cui dimensioni si inquadrano già soltanto considerando che il suo attesissimo disco d’esordio, When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, anticipato dai singoli You Should See Me In A Crown, When The Party Is Over e il nuovo Bury a Friend, uscirà il 29 marzo 2019. In curriculum per ora Billie ha l’EP Don’t Smile At Me, uscito nel 2017 facendo da subito registrare numeri da paura con brani come Ocean Eyes e Bellyache; i singoli Lovely ft. Khalid, Come Out And Play realizzato per la campagna della Apple, When I Was Older entrato nella raccolta Music Inspired By The Film Roma, più quelli che anticipano il disco di debutto e una lunga serie di live in giro per il mondo, che a soli diciassette anni ne fanno una performer scafata. Ma andiamo con ordine.

Al Fabrique si inizia presto con la doppia apertura affidata a Finneas, che di cognome fa O’Connell ed è il fratello di Billie, nonché il suo partner in crime musicalmente parlando, avendo scritto, prodotto e registrato con lei tutto quello che abbiamo sentito fin ora e che sentiremo nell’album. Anche lui ha un po’ di singoli in circolazione, tra cui Claudia, Let’s Fall In Love For The Night, Break My Heart Again, con cui, chitarra, tastiere e voce, scalda un parterre che in tutta onestà sembra già abbastanza bollente.

A seguire è la volta degli EarthGang duo rap da Atlanta, Georgia, USA. Johnny Venus and Doctur Dot alzano decisamente la posta in gioco e con i pezzi dell’ultimo EP Royalty, più qualche estratto dall’album Mirrorland, in uscita, mandano fuori di testa i ragazzi del Fabrique. Il pubblico è tutto di teenagers, più qualche genitore d’accompagnamento, e la voglia di fare casino in attesa dell’arrivo di Billie Eilish è tanta. Gli EarthGang, poi, sono dei mattatori e trascinano facile il parterre nel loro mondo, tra un «f**k Donald Trump», un «f**k the police» e un più genericamente sottoscrivibile «I don’t give a f**k».

Ci siamo, sono da pochissimo passate le 21.15, quando, dopo un breve intro, Billie, accolta dall’ovazione del Fabrique in visibilio, compare sul palco sopra il ragno metallico gigante che domina la scena. Sotto le zampette destre Finneas alle tastiere, chitarra e backing vocals; sotto quelle sinistre il batterista Andrew Marshall; al centro Billie Eilish, praticamente in pigiama, ma questo è un dettaglio (o forse no).

Attacca con My Boy, prosegue con Idontwannabeyouanimore, Lovely, When I Was Older, tutti pezzi lenti, perché una cosa è chiara sin dall’inizio, Billie non cerca il consenso, non anela attenzione, lei ce l’ha. Sarà perché parla la stessa lingua dei ragazzi che la seguono stipati sotto il palco, cantando ogni parola di ogni canzone, ma lo fa da un punto di vista alternativo, andando a esplorare per loro qualche luogo non troppo rassicurante o perché il suo essere una di loro, nonostante il talento adamantino, non è una costruzione, o più probabilmente entrambe le cose, fatto sta che quest’ora e un quarto di concerto è un’esperienza immersiva in uno scambio totale tra artista e pubblico.

La scenografia è semplice, le zampette del ragno e qualche gioco di luci fanno il contesto scenico, ma al centro c’è la musica, sempre interessante di Billie, che giovanissima ha già un vocabolario piuttosto ricco. Lo raccontano l’ukulele di Party Favor o la bossa elettronica di Bitches With Broken Heart, che insieme a Six Feet Under, anticipano il cambio di marcia del live. «Potete fare tutti un passo indietro? Voglio che ognuno stia più comodo possibile per questo pezzo, che vi rilassiate, poi però ci scateniamo. Respirate profondamente, perché è la vostra ultima possibilità per riposarvi», dice introducendo quello che si potrebbe dire il secondo tempo di questo film, fatto dai pezzi più recenti e caratterizzato da un’atmosfera più da club rispetto all’inizio. Watch / &Burn, You Should See Me in a Crown, Bury a Friend, alzano la temperatura del live, tenuta sotto controllo da pezzi più intimi come Hostage e Bellyache.

Billie è totalmente a suo agio sul palco e precisissima a livello vocale, non sarà una virtuosa, ma quello che fa lo fa davvero bene, in più, come i performer più navigati, è capace di stare nella canzone, tenendo d’occhio il contorno. Così quando, a luci alte tra un pezzo e l’altro, vede qualcuno in mezzo al parterre dare segni di cedimento, chiede se è tutto a posto e esorta i ragazzi a prendersi cura l’uno dell’altro: «Se vedete un vostro amico o qualcuno vicino a voi, che non si sente bene aiutatelo, portatelo fuori, potete perdervi tutto questo, non è così importante, l’importante è che stiate tutti bene».

Non sarà l’unico messaggio che lancerà dal palco, perché prima di When The Party Is Over, chiederà ai presenti di mettere via i cellulari: «Vorrei che riuscissimo tutti a vivere il momento in questa canzone. Ho la sensazione che spesso perdiamo tanto delle nostre vite e sono convinta che molto di tutto ciò dipenda dai nostri smartphone. Mettiamoli via e guardiamoci negli occhi, questo momento, come tutti, è unico, non si ripeterà, quindi viviamocelo». E per magia, la selva di telefonini che affollava l’orizzonte visivo, scompare. Se non è un leader questo!

Siamo al finale con due dei pezzi più attesi, quella Ocean Eyes, da cui tutto prese le mosse, e Copycat, un trait d’union con il materiale nuovo e ultimo pezzo di uno live che, a differenza di quello che ci si aspetterebbe, non prevede bis. È Billie Eilish, d’altro canto, la nostra pajamas superstar, segno dei tempi che cambiano. Si dice che il 2019 sarà il suo anno. Soltanto?

La scaletta del concerto
My Boy
Idontwannabeyouanymore
Lovely
When I Was Older
Bored
Party Favor
Bitches Broken Hearts
Six Feet Under
Watch / &burn
You Should See Me in a Crown
Hostage
Bury a Friend
Bellyache
When the Party’s Over
Ocean Eyes
Copycat

Cinzia Meroni

Foto di Francesco Prandoni

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