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Black Sabbath: i 50 anni del leggendario album di debutto

Se ne è scritto fino alla noia del debutto dei Black Sabbath, che oggi compie 50 anni. Geezer che vede Satana e si spaventa, le falangi (mancanti) di Iommi, il pizzetto del batterista, Ozzy che non sa cantare…

Ad essere onesti non è nemmeno sto gran capolavoro; del lato B per esempio non se ne ricorda nemmeno la band. Ma è stato influente, eccome, anche se come al solito incompreso e stroncato dalla critica del 1970. Ed è proprio curioso pensare a cosa stesse succedendo, in quel 1970. Ozzy e soci in un modo o nell’altro sono sempre stati nelle cronache metal e sembrano non invecchiare mai: certo il debutto è percepito come “antico”, ma qualcuno si è mai soffermato a pensare per davvero in quale contesto avessero esordito?

Nel 1970 i Beatles si erano appena sciolti, usciva quindi il primo solista di Paul McCartney e pure il debutto della Plastic Ono Band. I Rolling Stones avevano appena superato l’apice della notorietà da boyband ma non avevano ancora scritto né Sticky FingersExile on Main St. I Led Zeppelin erano la band più pestona della terra ma erano solo al secondo album, i Cream erano ormai sciolti e Jimi Hendrix morirà di lì a poco, a soli 27 anni.

Hai voglia ancora quanto manca all’arrivo di band come Queen e Judas Priest, pure Bowie era ancora un paio di anni distante da Ziggy Stardust. Gli artisti al numero uno in classifica erano i The Carpenters, Simon & Garfunkel, Diana Ross, Jackson 5…eppure c’è qualcosa di diverso nell’aria. Il decennio del Flower Power ha preso una brutta piega, sarà per questo che arrivano in classifica pezzi come Evil Ways di Santana e soprattutto War di Edwin Starr, la canzone-protesta contro la guerra in Vietnam. L’uomo conquistava la Luna e mandava i propri giovani a morire in una guerra incomprensibile e decisamente più coperta a livello mediatico rispetto alla seconda guerra mondiale.

Insomma, che l’idea in sé di Black Sabbath sia nata come puro escapismo (influenzato dalla moda dei film horror, in particolare uno di Bava) suona come una teoria molto limitata. Ancora una volta comunque, i critici non ci capirono un cazzo. Il satanismo (intesa come la Chiesa di Satana di Anton Lavey) faceva notizia proprio in quegli anni, e la stampa inglese fu troppo rapida a bocciare la band come dei coglioncelli fumati che volevano fare i scemi con le cose del demonio. Proprio la droga deve essere considerata uno degli elementi fondamentali del loro sound (d’altra parte anche lo stoner rock inizia qui): se gli acidi formarono l’incubo ad occhi aperti di Dazed and Confused dei Led Zeppelin, qui i tempi rallentati sono chiaramente figli dell’amore per la foglia.

Sette brani, di cui due cover…siamo proprio al minimo sindacale. Al netto poi della fascinazione per Tolkien (The Wizard) e Lovecraft (Behind The Wall of Sleep), i pezzi davvero rivoluzionari sono la title track ed N.I.B.
La prima prende ispirazione da una composizione di musica classica contemporanea (Mars Bringer of War di Gustav Holst), con Iommi a virare (inconsapevole o meno) il riff tritonale sulla famigerata ‘triade del demonio’, un accostamento di note ritenuto blasfemo in tempi medievali.

E’ la prima canzone di musica rock a mettere davvero paura, per atmosfera, incedere, testo…e l’idea di Ozzy di finirla in accelerazione evita che il brano si perda nel prolisso. N.I.B., dall’altro lato dello spettro musicale, punta sul groove, sulla cazzimma: la sezione ritmica è protagonista, con il basso di Geezer in primo piano e le batteria di Ward a portare il rock a nuovi livelli di groove, con quella grancassa dove ogni colpo è una martellata.

Insomma, pochi minuti di musica davvero rivoluzionari ma che hanno avuto un impatto sterminato nel mondo della musica. Il ‘pesante’ nel metallo pesante ce l’hanno messo loro, qui inizia lo stoner e il culto della maria, qui inizia il doom, la fascinazione per le arti oscure, qua si inizia a pestare per davvero, in un mondo dove non c’era ancora nulla di simile. Quattro ventenni inconsapevoli sono riusciti a canalizzare in musica l’ansia dei tempi, i mutamenti di un periodo storico turbolento e il peso della vita nella provincia proletaria, riuscendo a cambiare il mondo della musica per sempre.

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