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Enema of the State dei blink-182 compie 20 anni

Due decenni fa i Blink-182 spostarono gli equilibri del mercato discografico americano con la pubblicazione del loro disco più iconico: Enema of the State.

20 ANNI FA…
Per la percezione di un disco, il contesto è tutto. Ed è proprio il contesto, quello dell’esplosione del punk rock come fenomeno di massa (con Green Day e Offspring al comando), a rendere l’allora new entry Travis Barker lo Yoda degli aspiranti batteristi degli anni Duemila e Enema of the State il punto di svolta nella carriera dei Blink-182. Nel 1999 Tom, Mark e Travis fanno il botto.

Il terzo capitolo discografico è fondamentale nella storia del combo californiano, perché per la prima volta i Blink devono cedere alla pressione degli eventi e allontanarsi momentaneamente dallo status di gruppo di cazzari impenetrabili.
Il 1999 è infatti anche l’anno del massacro della Columbine High School: due ragazzi aprono il fuoco nell’istituto americano togliendo la vita a 12 studenti e un’insegnante. Molta musica del tempo viene investita dagli effetti della strage, da Marilyn Manson ai Rammstein, e i Blink non ne sono immuni. Il giovane fan Greg Barnes, studente della Columbine che vede morire il suo migliore amico nella sparatoria, l’anno successivo si toglie la vita usando proprio Adam’s Song, uno dei grandi singoli di Enema of the State, per dire addio.

Restano comunque i soliti squilibrati di sempre, con la loro idea di intromettersi nel punk rock a modo loro, senza denunce, al sicuro dai dettami della morale, e per questo in copertina troviamo la pornostar americana Janine Lindemulder, nei succinti panni di un’infermiera, mentre i tre scapestrati si mostrano come mamma li ha fatti in videoclip. Il risultato: 15 milioni di copie vendute e un posticino riservato nel cuore di un’intera generazione.

IL DISCO
Se Enema of the State conquista indistintamente tutti gli adolescenti americani (e non) è perché riesce a divertire senza la necessità di interpretazioni o background particolari. Non c’è molto da sottintendere, da assimilare o capire. Al primo ascolto ne hai già usufruito a pieno e, probabilmente, mentre col piede segui i pattern di batteria di Travis hai già impresso nella memoria un paio di riff e ti sei fatto più di una risata grazie alla comica irriverenza dei ritornelli.

Il pop punk dei Blink è prodotto da Jerry Finn, una garanzia al servizio di band come Rancid, Sum 41, Bad Religion e Offspring, e per questo ha tutta la maturità di un prodotto pronto a prendersi il mercato. Nei suoi 35 minuti il disco corre veloce, composto da 12 tracce brevi (8 delle quali non raggiungono i tre minuti) dove le voci di Tom e Mark si alternano con grande armonia, scendendo in modo abbastanza regolare il succedersi di aneddoti, pensieri poco profondi e qualche raro spunto.

L’unico episodio davvero serio del lotto è Adam’s Song, dove i Nostri affrontano il delicatissimo tema del suicidio in onore di un loro fan che si è tolto la vita. Per il resto siamo nel territorio di All The Small Things, irresistibile hit, e What’s My Age Again?, la canzone manifesto con la quale il trio si insinua nella testa di milioni di giovani: “I miei amici dicono che dovrei comportarmi come quelli della mia età / Qual è già la mia età?”

…E OGGI
Da qualche anno Tom DeLonge – autore insieme a Mark Hoppus di tutti i pezzi – non è più in formazione, sostituito dal ben più gestibile Matt Skiba. Ma nonostante questo il trio statunitense ha deciso di celebrare il ventennale del loro disco più importante suonandolo integralmente dal vivo. Anche se l’assenza di Tom si fa sentire, soprattutto per gli amari retroscena che l’hanno causata, la risposta dei fan certifica la grandissima longevità di un lavoro creato per gli adolescenti degli anni Novanta / Duemila e diventato un prodigioso pulsante per riavvolgere il nastro, tornare indietro, farsi una risata e dirsi che di tempo per mettersi in riga ce n’è.

Riprendere in mano Enema of the State a vent’anni dalla sua uscita (e magari a una decina dal suo ultimo ascolto completo) è catartico. Fa capire quanto sia importante il “quando” per la musica. Sia nel senso assoluto di epoca in cui viene scritta, sia in senso relativo di anni che hai quando la ascolti. Come già detto: il contesto è tutto.

Per molti cultori della musica rock i Blink-182 sono fondamentalmente una truffa, dei cazzoni che hanno finto di essere una grande band. Ma la verità è che ascoltare oggi un album come il terzo capitolo discografico di DeLonge e soci è un volo pindarico che alleggerisce mente e cuore, proiettandoci in una realtà parallela in cui l’età anagrafica è solo un numero fin troppo facile da scordare.

Umberto Scaramozzino

Foto di Elena Di Vincenzo

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