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Parklife dei Blur compie 25 anni

Il 25 aprile 1994 esce Parklife, terzo studio album dei britannici Blur e uno dei dischi più celebrati di tutta la loro carriera, e soprattutto uno dei simboli del movimento britpop.

25 ANNI FA
Il britpop non era arrivato al suo apice, che raggiungerà negli anni successivi, ma stava godendo già nel 1994 di grosso seguito tra i fan, sia locali che europei. Movimento nato dalle ceneri della scena di Manchester (madchester), che vantava tra i maggiori esponenti band del calibro di The Stone Roses e The Smiths, ha trovato negli anni Novanta e in terra d’Albione il terreno su cui sono esplose molte realtà.
Sono gli anni nei quali i semi di gruppi come Elastica, Pulp, Suede, The Verve, Kula Shaker, Embrace e tanti altri iniziano a produrre i primi frutti, monopolizzando di fatto, ad esempio, quell’NME Stage di Glastonbury 1994 che fu il palco secondario principale dell’intera rassegna; altri, come gli Oasis, diventeranno di lì a poco delle star globali e, dal punto di vista prettamente commerciale, i vincitori assoluti in termini di vendite.

In questo contesto si inseriscono i Blur, band che in realtà era nel giro da almeno tre anni, con tanto di esperienza di tour negli Stati Uniti, e con in dote già due studio album. Non che fossero delle pietre miliari: Leisure è ricordato più per il singolo There’s No Other Way, primo di successo di Damon Albarn e soci, mentre Modern Life Is Rubbish è sì il loro primo disco importante, ma non verrà ricordato per l’aver lanciato singoli di grido. Per assurdo, in quella fase di carriera fu una b-side come Popscene a mostrare una vera e propria rivoluzione per il britpop come lo si conosceva. Damon, Graham, Alex e Dave arrivano alle porte del 1994 con la consapevolezza di essere di fronte al bivio della loro carriera.

IL DISCO
E come capita in alcuni casi alle band al bivio, il disco frutto del periodo si rivela un capolavoro. Partiamo dalla fine, quindi: Parklife non è solo il capolavoro dei Blur ma è anche il masterpiece dell’intero movimento britpop, eguagliato commercialmente da molti (uno fra tutti, What’s The Story Morning Glory degli Oasis) ma qualitativamente da pochi (escludendo i Primal Scream, scheggia impazzita di tutta la Gran Bretagna, forse il solo Different Class dei Pulp se la gioca allo stesso livello).

Che il terzo disco avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale nel puzzle dei Blur, lo aveva previsto con una certa strafottenza lo stesso Albarn nel 1990. Questo perché, e sarà una cosa che poi tutti scopriranno negli anni, Damon è sempre stato un vulcano di idee, scrivendo ed incidendo pezzi praticamente a ciclo continuo. La sua gestazione inizia ad agosto 1993 per concludersi nei primi giorni di gennaio 1994 e, secondo alcune leggende, fu la conclusiva This Is A Low a rallentare i tempi. Brano che mostra una natura inedita dei Blur, capace di creare un pezzo orchestrale e collettivo con un’attitudine che poi esploderà negli anni successivi con il capolavoro Tender.

Capolavoro è una parola sì abusata per descrivere Parklife, ma è forse quella perfetta per descriverlo nella maniera più breve e coincisa possibile. Al suo interno non si trovano momenti morti e, soprattutto, ci sono hit che farebbero la fortuna di interi altri gruppi. Scontato partire dall’iniziale Girls And Boys, brano che riprende in maniera scanzonata e con un’aria da Pet Shop Boys quell’idea di cheap holidays molto diffusa tra i giovani britannici dell’epoca, sulla quale già ironizzò George Michael con gli Wham! in Club Tropicana. Girls And Boys negli anni verrà elogiata da molti, tra cui un Thom Yorke a caso che dichiarò nel 2003 di aver voluto incidere lui il pezzo inciso da “quei bastardi” (storia vera).

Un disco che vanta singoli di successo e brani come To The End, End Of A Century e la leggendaria title track, con il cameo clamoroso di Phil Daniels, che in molti ricordano come il protagonista di Quadrophenia e qui seconda voce (e venditore porta a porta nell’iconico video). Tanti singoli ma tanti altri potenziali singoli lasciati fuori. Basti pensare che Tracy Jacks avrebbe fatto la fortuna di molti, per non citare London Loves, omaggio alla loro città, che presenta come contraltare Magic America, osservata dalle famose bianche scogliere britanniche (Clover Over Dover) e per chiudere con la post punk Trouble In The Message Centre o Jubilee (per chi scrive brano al pari dei più celebrati del loro repertorio).

Parklife sarà un successo pazzesco di vendite, pubblico e critica: con il loro terzo lavoro i Blur diventano uno dei gruppi simbolo della musica degli anni Novanta, confezionando quello che per molti è considerato non solo un masterpiece del decennio, ma dell’intera storia della musica. Lo si trova stabilmente nelle classifiche dei dischi più importanti del 1994, del britpop e del decennio. La lista dei riconoscimenti ottenuti è lunga, tra questi spiccano i quattro Brit Awards ottenuti nel 1995.

…E OGGI
Pur non raggiungendo più i livelli di Parklife, i Blur manterranno comunque l’asticella molto in alto nei dischi successivi. Il successivo The Great Escape mostra un gruppo che pur piegato alle necessità commerciali (Country House e The Charmless Man non sono i loro singoli più riusciti), riesce a stupire tutti con The Universal, forse il loro capolavoro assoluto. Negli anni i Blur dimostreranno al contrario di tutti gli altri colleghi, intrappolati negli stereotipi del Britpop, una capacità di incidere brani diversi tra loro e con il potenziale di esplorare generi seconda a nessuno.

Saranno gli unici britannici, tolti i Bush, a incidere brani che riusciranno a sfondare anche negli States; tutti conoscono Song 2, meno nota è Beetlebum. I Blur non hanno disdegnato nemmeno la contaminazione con il gospel (Tender) ma neanche di flirtare con una sorta di musica spaziale come non si sentiva dai tempi di Bowie (Out Of Time).
I Blur non si scioglieranno praticamente mai, anche se vi sarà un silenzio discografico lungo un decennio che sarà interrotto nel 2015 da The Magic Whip, disco che testimonia l’amore della band per l’Asia. Una lunga pausa che non ha visto un silenzio da parte dei componenti, alcuni impegnati in politica, altri nell’agroalimentare e con Damon Albarn e Graham Coxon che mai si sono separati dal mondo della musica. Ma visti i nomi in ballo, Gorillaz tra tutti, parliamo di storie che meritano di essere approfondite in separata sede.

Nicola Lucchetta

Foto di Francesco Prandoni

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